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IL VILLAGGIO IN COSTRUZIONEtutte le iniziative incontri segnalazioni![]() ![]() Esteban consiglia: Casteggio 10 gennaio 2012 - ore 21.30 Dai graffiti templari di Domme e Chinon alla Street Art. Locandina pdf: >> POVERTA' ANTICHE E NUOVE Si è tenuta il 3 dicembre scorso a serata sul tema "Povertà
antiche e nuove". All'incontro hanno partecipato diverse
associazioni ed enti di volontariato che operano sul territorio
cittadino lomellino. Nella sintesi finale, che riportiamo di seguito, anche
come contributo ad un dibattito, il Villaggio di Esteban ha voluto
provare ad esprimere un proprio giudizio ed alcune proposte sul
tema. La serata che come Villaggio di Esteban abbiamo promosso ha messo in luce la drammatica situazione della povertà nel nostro territorio. La nostra impressione e' che il welfare cosi come l'abbiamo sempre conosciuto e dunque strumento capace di dare risposte a chi ha bisogno soprattutto nei momenti di crisi economica strutturale come il nostro comincia ad ondeggiare e a dare segni di cedimento. Sempre meno risorse ha a sua disposizione e sempre più persone a cui dare risposte. Ma mancano davvero i soldi? O sono allocati diversamente? Mentre due miliardi di esseri umani nel mondo sono esclusi dall'accesso al credito, una finanza sempre più scollegata dall'economia reale sposta montagne di soldi virtuali 24 ore su 24, all'ossessiva ricerca del massimo profitto nel più breve tempo possibile. Circolano più soldi in quattro giorni sui mercati finanziari che in un anno nell'economia reale. La dimensione della finanza è tale per cui anche un'imposta dello 0,05% permetterebbe di generare ogni anno un gettito di 200 miliardi di euro nella sola Europa e di 650 miliardi di dollari su scala globale, da destinare al welfare, alla cooperazione allo sviluppo e alla lotta contro i cambiamenti climatici. Lo ha detto Mani Tese alcuni mesi fa alla fiera del commercio equo-solidale al Pime di Milano. La stima dell'evasione fiscale in Italia si aggira oggi sui 300 miliardi di euro di imponibile, sottratte ogni anno all'erario. Le spese per la difesa sono uno spreco annuale di 20 miliardi di euro e i famosi 130 caccia invisibili F35 che stiamo costruendo qui vicino a noi, a Cameri, costano la bellezza di 15 miliardi di euro. A noi sembra che oggi proprio perché ci stiamo allontanando da una società fordista , fatta di catene di montaggio, i poveri non sono più considerati una riserva, ne' per l'industria , ne' per le Forze armate. Dunque riserva da tenere in considerazione per essere richiamate in servizio al momento del bisogno. Il sociologo Zigmunt Baumann sostiene che oggi investire risorse sui poveri non è più considerato un investimento razionale, anzi procede in forma strisciante la tendenza alla criminalizzazione dei poveri, la cui colpa è l'incapacità di usare bene le proprie doti personali, poveri dunque da tenere sottocchio perché non si agitino troppo, ingranaggi difettosi di una società solo di consumatori. Quella che era prima la realtà di continenti abbandonati, lontani troppo lontani per suscitare la nostra indignazione, ora diventa quella dei vicini di casa degli amici di quartieri, dei lavoratori che pur lavorando non ce la fanno più ed e' sempre più stringente, sempre più odiosa. Ma è solo un problema di soldi, di sistemi economici, di ridistribuzione di risorse? Questi aspetti sono certamente veri ed importanti: ma noi , associazione culturale, siamo portati a vedere in quella che viviamo anche una crisi culturale, non solo dei sistemi in cui l'uomo vive, ma anche dell'uomo stesso, in noi stessi. Quello che vediamo è quasi uno spegnersi, a volte anche impressionante, come di un desiderio nelle persone intorno a noi, una impossibilità quasi a desiderare e quindi a tentare delle risposte alle difficoltà, a dare risposte senza aspettarsi che vengano per forza da altri. Assistiamo muti al disastro aspettando che non accada o per lo meno che non accada a noi o magari sicuri che alla fine qualcuno tirerà fuori un coniglio dal cilindro, convinti che il disastro comunque non accadrà, non potrà accadere. Le nostre cose a cui ci aggrappiamo saranno per forza salve, le nostre comodità i nostri piccoli lussi. Dimentichiamo che fino a pochi anni fa eravamo quasi tutti poveri, veramente poveri, almeno questa era la realtà dei nostri genitori dei nostri nonni. Eppure hanno avuto la capacità di ricostruire, di lavorare per un futuro, per se stessi e per quelli che sarebbero venuti dopo di loro. Anche oggi in realtà abbiamo un esempio davanti ai nostri occhi, nelle migliaia di persone che hanno lasciato e continuano a lasciare le loro terre senza certezze, seguendo un desiderio di un futuro migliore, rischiando tutto per una speranza. Noi abbiamo ancora questa forza? Noi diciamo che è necessario cambiare qualcosa anche dentro di noi perché possa cambiare il mondo. Per questo per noi è stato importante dialogare stasera con quelle realtà e persone che appartengono al mondo del volontariato, perché questo mondo è un esempio di come si può affrontare la realtà da protagonisti, senza delegare per forza ad altri le risposte ai nostri bisogni e perché il volontariato va incontro, per sua stessa natura, alle persone, ai bisogni delle singole persone, non a categorie sociali o a fenomeni sociologici, ne' ai numeri e grafici in bollettini statistici. Abbiamo pensato questa serata perché volevamo anche chiedere soprattutto ai giovani mortaresi di buttarsi con entusiasmo del mondo del no profit. E al terzo settore locale chiediamo di non avere paura a immaginare un nuovo welfare e ad esso riconosciamo il diritto di alzare la voce e chiedere molto di più delle briciole. Pensiamo a Mortara, alla città in cui abitiamo da sempre. Ci piacerebbe si aprisse un tavolo istituzionale in cui questa realtà sommersa non sia consegnata ai sotterranei della storia, ma possa diventare il punto numero uno della agenda politica amministrativa. Questa serata va in questa direzione, chiede che il dibattito che si è aperto si allarghi, diventi plurale, collettivo, appassionato. Naturalmente tutto questo non è delega. Pensiamo che quando sempre più persone arrancano in un mondo in cui l'esistenza diventa sempre più difficile, nessuno ha diritto di tirarsi fuori. Stiamo forse andando verso quell'inverno dello spirito e della responsabilità che in tanti, come diceva la scrittrice Marguerite Yourcenar, sentiamo, nostro malgrado, arrivare? Chiudiamo lanciando l'idea a tutti i presenti di lavorare insieme per creare gli stati generali della povertà a Mortara, un tavolo di lavoro cioè che metta insieme e mobiliti tutte le forze vive della società, capace di progettare una strategia collettiva capace di dare risposte forti al problema delle vecchie e nuove povertà nella nostra città. Associazione culturale Il Villaggio di
Esteban |
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