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Gentile  nuovo Sindaco, mi piacerebbe se tu….
foto municipio Mortara

”Trentatre idee per il futuro sindaco della nostra città”.

 

Nella primavera del 2007  a  Mortara  ma nello stesso giorno anche nel mitico  Villaggio di Esteban , nato dalla fantasia di Marques , si andrà ad eleggere  un nuovo sindaco.

Per questo e a partire da oggi si leveranno dalla nostra associazione  trentatre  progetti  che ci piacerebbe che il nuovo sindaco facesse propri. Progetti culturali, sociali, ambientali ed economici    per trasformare la nostra città e renderla più piacevole da vivere, più ricca di relazioni, più colorata e solidale.

Spazieremo su molti argomenti; parleremo di esco, di servizio civile, di bio edilizia, di gruppo d'acquisto, di volontariato, di biciclette  e mobilità  sostenibile. E poi di stranieri, di diritti negati ai  bimbi di oggi, di valorizzazione turistica, di consiglio comunale dei ragazzi, di banca del  tempo, di orti comunali, di adesione alle reti di Nuovo municipio, al  coordinamento enti pubblici per la pace, di adesione all'associazione dei  Comuni virtuosi.

E ancora  di mense biologiche, di tesorerie non armate, di appalti puliti, di bilanci sociali ed ambientali, di distretti di  economia solidale , di università della terza età, di nuovi stili di vita, di finanza etica, di spazi di aggregazione e culturali.

E di molto altro ancora

 Invieremo come stiamo facendo ora le nostre proposte ai portatori di interesse  della città, ai giornali in primis  ma anche ai consiglieri  comunali, alle associazioni no profit, a quelle   ambientaliste e culturali cittadine , ai nostri soci,  al nostro sito web. E a molti altri ancora chiedendo a tutti di raccogliere le idee e farle crescere.

Raccoglieremo infine tutte le nostre proposte in un unico documento che  presenteremo alla città  in primavera con la richiesta ai  candidati sindaci di assumerli all'interno dei rispettivi programmi elettorali.

Riteniamo giusto  ed importante  che una associazione culturale come la nostra,  piccola se volete, ma sicuramente vivace,  voglia inserirsi  nel dibattito  cittadino . Promuovendo così  nel più  assoluto rispetto di ogni “altro”  convincimento  la nostra  voglia di  immaginare  una città  migliore   , una città  insomma sempre più ricca di narrazioni individuali e collettive.

 

La redazione de “Il Villaggio di Esteban”

 

 

Documento completo in .pdf:    vai  >

Elenco delle proposte

  1. Centro studi sulla risaia    
  2. Una banca del tempo                                                                                                          
  3. Sportello migranti                                                                                                                
  4. Orti Comunali                                                                                                                   
  5. Sottoscrizione della carta internazionale educativa delle bambine e bambini.                        
  6. Attuazione di un pedibus.                                                                                                  
  7. Piano di risparmio energetico comunale.                                                                               
  8. Casa dell’associazionismo.                                                                                              
  9. Sostenere i prodotti biologici.                                                                                            
  10. Piano di informatizzazione delle strutture comunali.                                                            
  11. Incentivare  a Mortara lo sviluppo del commercio equo e solidale                                  
  12. Un’indagine a tutto campo per leggere e contrastare in città  vecchie e nuove povertà.        
  13. Diffondere il principio di sussidiarietà                                                                               
  14. Aderire  al Coordinamento degli enti  locali per la pace.                                                    
  15. Comportamenti virtuosi tra i cittadini                                                                                 
  16. Un serio  monitoraggio  in collaborazione  con l’Asl per quantificare il danno alla salute degli inceneritori di Parona e una exit strategy per uscire dalle politiche di incenerimento.                                                       
  17. Fare acquisti verdi                                                                                                            
  18. Promuovere la certificazione energetica delle case di Mortara                                           
  19. Creare un ufficio per lo sviluppo delle piccole attività                                                       
  20. G.A.S.  comunale                                                                                                            
  21. Una citta piu’ sicura con le telecamere parlanti.                                                            
  22. Una politica comunale di risparmio idrico                                                                     
  23. Una Citta’ Slow.                                                                                                         
  24. Un distretto economico solidale                                                                                         
  25. Una finanza etica.                                                                                                         
  26. Risposte                                                                                                                           
  27. Piu’  strumenti per l’Agenda 21 locale                                                                               
  28. Investire nel volontariato                                                                                                   
  29. Piu' attenzione all'associazionismo                                                                                      
  30. Ufficio ascolto per i cittadini e relazioni pubbliche                                                              
  31. Un consiglio comunale dei Ragazzi mortaresi                                                                     
  32. Più  attenzione alle periferie e in particolare alle Frazioni orientali                                        
  33. Servizio Civile                                                                                                                  
  34. Conclusioni                                                                                                                             


1 - Centro studi sulla risaia   torna all'elenco ^   

                                      

Creare in Città o collaborare perchè in lomellina possa nascere un Centro di documentazione e di studi sulla risaia.

Ne sentiamo il bisogno perchè dalle nostre ricerche, dai tanti testi di autori locali che abbiamo ascoltato  emerge forte la richiesta  di una  razionalizzazione  della documentazione  storica e iconografica della risaia,  un elemento ambientale che è  sempre presente nella nostra storia di ieri  e di oggi. Una documentazione questa  che è vasta  ma dispersa  e che potrebbe così rimanere con il suo fascino e la sua  espressività anche per il futuro. Sappiamo anche che già molti studiosi e ricercatori lomellini lavorano in questa direzione e per questo proponiamo l’assunzione forte di questa proposta che potrebbe avere queste caratteristiche:

 

-Raccolta di tutte le  ricerche e studi già realizzati.

-Raccolta di materiale letterario,sonoro, visivo.

-Raccolta  di foto, filmati, registrazioni audio, poesie dialettali,testimonianze orali e proverbi.

 

Sappiamo che una parte importante  della  storia e della  cultura della lomellina passano fortemente anche  attraverso le testimonianze  orali ed i proverbi. La cultura popolare ha infatti la stessa dignità  della cultura dotta . Inoltre la “piccola storia” quella che peraltro non abbiamo mai studiato sui nostri libri di scuola, ovvero la storia delle classi subalterne e di periferia  può essere altrettanto importante della “grande storia”.

Una cultura orale scompare nel momento in cui interpreti e testimoni non sono più in grado di trasmettere il proprio messaggio, con il patrimonio di conoscenze necessario alla vita quotidiana, alle generazioni seguenti.

Cos’é successo e sta succedendo anche in Lomellina, la lingua e le forme che questa cultura esprimevano e  in parte ancora esprimono, tramandate in ambito familiare e all’interno delle comunità non sono più in grado di esercitare la loro funzione da quando i diretti protagonisti della civiltà della terra  e della fatica sono usciti silenziosamente di scena in questo secondo dopoguerra. Ma la memoria del loro lavoro e della loro cultura, spirituale e materiale, il loro dialetto, i loro proverbi rimangono ancora vivi e ci offrono una traccia per  tornare a  mettere insieme , e a ritrovare, la continuità che esiste tra passato e presente.

Cosa intendiamo per  cultura popolare?

In genere con il termine “cultura” si riferisce alla cultura “dotta”, quella dei libri e delle persone che hanno studiato. In realtà esiste anche una cultura creata da gente comune: si tratta della cultura popolare.

Mentre la cultura dotta  si serve e si è servita della scrittura e della lingua italiana, quella popolare è stata tramandata oralmente e ha utilizzato il dialetto.

Le creazioni della cultura popolare sono i canti, le fiabe, le filastrocche, i proverbi, i modi di dire, ecc.

I luoghi in cui  questi venivano tramandati  erano la famiglia, la stalla, i campi, le osterie, ecc.

Negli ultimi trenta o quarant’anni questo patrimonio si è andato però perdendo a causa dei cambiamenti socio-economici avvenuti in Italia.

L’industrializzazione ha costretto milioni di persone ad abbandonare i lavori tradizionali (in campagna o nell’artigianato) e i paesi d’origine per trasferirsi in altre regioni e nelle città per diventare operai. Questo sradicamento dalla propria terra e dalla propria cultura ha provocato grossi cambiamenti nel modo di vivere e di pensare delle persone (si pensi solo alle difficoltà di inserirsi in una comunità estranea, con abitudini, usi, dialetti, diversi dai propri, che hanno incontrato gli immigrati).

 

I giornali, la radio, la televisione, hanno contribuito alla diffusione della lingua italiana ma, allo stesso tempo, hanno proposto modelli di comportamento e di intrattenimento uguali per tutti, indipendentemente dall’origine culturale e dalla classe sociale di ciascuno. Per esempio molte persone, trascorrendo parte del tempo libero davanti alla televisione sono indotte a vedere nello stile di vita proposto valori positivi a cui uniformarsi, in contrasto con il vecchio modo di vivere dei loro padri e nonni, sentito come espressione di arretratezza e ignoranza.

 

Con la scolarizzazione di massa tutti i bambini hanno avuto la possibilità di acquisire un certo grado di istruzione. Questo è stato senz’altro positivo, tuttavia la scuola ha imposto a tutti un unico modello linguistico: l’italiano letterario, dimenticando i dialetti, anzi correggendo tutte le espressioni dialettali, e questo ha indotto tutti i  genitori a insegnare a parlare esclusivamente in italiano ai propri figli.

Altro aspetto importante della cultura dei nostri nonni è sicuramente l’abilità al risparmio famigliare. La nostra è ormai una società che misura il proprio stato di benessere attraverso il consumo; studiare e capire come sia veramente possibile vivere in maniera decorosa con pochissime risorse economiche come hanno fatto per anni nostri nonni sarebbe non solo importante per la comprensione della storia ma fondamentale per programmazione di un futuro sostenibile.

Molte espressioni della cultura popolare sono ormai presenti solo nella memoria degli anziani. Noi riteniamo che tutto questo sia estremamente importante  e che  pertanto abbia un forte significato  il loro recupero  anche attraverso un Centro di documentazione  e di studio.


2 - Una banca del tempo     torna all'elenco ^

Il tempo è da sempre  una risorsa preziosa e strategica da investire con attenzione, da valorizzare anche attraverso nuove modalità. La Banca del tempo che proponiamo di creare al nuovo Sindaco di Mortara  ubbidisce al principio di valorizzare  lo scambio di tempo  tra le persone, e allo stesso tempo, sviluppare e promuovere nuovi valori e nuovi stili di vita. Argomenti che alla nostra associazione stanno molto a cuore e ai quali ha dedicato in questi anni  molta attenzione, dalle esperienze dei bilanci di giustizia alle riflessioni sul consumo e sul ben-essere individuale e collettivo.

 

Diverse persone ci hanno chiesto  di proporre la nascita  di una banca del tempo. Un’idea che facciamo nostra, perché crediamo  rappresenti un  valore aggiunto  quale mezzo per aumentare le relazioni  e gli incontri tra  le persone. Rilanciamo  dunque l’idea, raccontando di cosa si tratta .

 

Una banca del tempo è una banca a tutti gli effetti, in cui i soci aprono un proprio conto con tanto di libretto degli assegni, dove però non circola denaro. È in pratica uno strumento di incontro mediante il quale gli iscritti si scambiano il tempo, in ore e alla pari, attivando un circuito di solidarietà.

 

A prescindere dall'età, dalla professione e dal titolo di studio, il tempo scambiato ha uguale valore perchè viene contabilizzato in ore. Gli anziani possono offrire l'esperienza accumulata, i giovani possono ricambiare aiutandoli a mantenere abitudini piacevoli ( passeggiate, pittura, giardinaggio, spostamenti, cura della persona, ecc.) Attraverso la fiducia tra le persone si può migliorare la qualità della vita. È questa la grande forza e l'immenso valore di una banca del tempo: si offre ai soci e alla città  l'opportunità di mettere in circolo saperi, talenti e risorse spesso non valorizzate, escludendo naturalmente le  prestazioni professionali.

 

Nessuno è creditore o debitore nei confronti del socio da cui riceve una prestazione: questi a sua volta ha ricevuto o riceverà un'ora da un altro socio. Alla fine dell'anno i conti devono andare in pareggio

 

A scambio avvenuto, gli assegni saranno depositati presso lo sportello e verrà stilato periodicamente un estratto conto. Le attività oggetto di scambio possono essere moltissime, in alcune banche, ne abbiamo contate oltre duecento!

La Banca del Tempo crea relazioni tra individui che non si conoscono e  che hanno reciprocamente bisogno di aiuto. Facilita la socializzazione fra le persone, consente di soddisfare esigenze come riparare un rubinetto che perde, mettere una mensola, fare l'orlo ai pantaloni, cambiare una cerniera, fare un rammendo e molto altro.

 

Chi scambia compie un gesto rivoluzionario: libera il tempo. Lo libera da ogni rapporto economico. Nella banca del tempo un'ora vale sempre un'ora, a prescindere dal servizio scambiato. Chi partecipa alla Banca lo fa per molteplici ragioni: avere un miglior rapporto con un bene che tutti possediamo e che spesso gestiamo male, il tempo,  allargare la cerchia delle proprie conoscenze, partecipare ed essere cittadino attivo.

 

Per questo crediamo che  la nascita di una banca del tempo potrebbe essere un obiettivo prioritario della nostra città . Proprio perchè ci accorgiamo ogni giorno  che spesso  le nostre strade vivono nell'insicurezza,che noi viviamo  nella paura del diverso, nel timore di perdere quel poco, o quel tanto, che possediamo . E dunque c’è un forte  bisogno di creare i nuovi ambiti di socialità,offrire  spazi e competenze per la nascita di nuove forme di economia alternativa e solidale..

 

Il ruolo del Comune potrebbe  essere quello di levatrice, di soggetto che contribuisce a far nascere una nuova esperienza perchè ne condivide i valori, le finalità e ne vede l'utilità per la collettività cittadina.

 

In Italia ci sono centinaia di  esperienze di questo tipo e tra l’altro costano praticamente nulla, un computer, un telefono, un angolo  della biblioteca civica, qualche risma di carta.

 

All’estero le esperienze di questo tipo, ancora più diffuse, acquistano altri nomi come i  Tauschring, in Germania, i Tronc du services in Francia, i lets in Inghilterra ecc. ma tutte rispondono ad un bisogno imperativo. Quello di ricreare e moltiplicare la  rete di relazioni tra le persone di una città, insomma un po’ la versione moderna di quelle che una volta si chiamavano semplicemente  “relazioni di buon vicinato”.

Ne sentiamo forte il bisogno.

 

3 - Sportello migranti      torna all'elenco ^

L’aumento costante della presenza di cittadini stranieri anche nella nostra città conferma il trend in crescita di questo fenomeno ovunque e dunque  rappresenta un segno evidente della dimensione strutturale del fenomeno immigrazione.

 

La dimensione multietnica, che caratterizza anche la nostra realtà locale è la logica  conseguenza di processi ormai inarrestabili, che trova ragioni nella speranza di un’esistenza migliore, un mondo  in fuga spesso da situazioni  tragiche di  fame e di guerra nelle quali  continua a sprofondare il Sud del mondo.

L’immigrazione del resto, in tutta Europa, è da tempo non più un fenomeno passeggero ma un fenomeno che mette radici e che coinvolge in pieno la società civile.

Secondo gli ultimi dati fornitici lo scorso anno dal Comune di Mortara  si é passati in città da una popolazione di  326 cittadini stranieri del 1999 ai 539 del 2002,  e ancora ai 750 cittadini stranieri  del 2004 , in rappresentanza di ben 52  diverse nazionalità.

 

È arrivato il tempo, crediamo di dare a questo popolo che viene da lontano, improrogabili risposte di riconoscimento e di  aggregazione.

 

Una politica di integrazione è a nostro avviso urgente e deve principalmente favorire la costruzione di relazioni positive tra cittadini autoctoni e immigrati da cui possa derivare una progressiva e positiva evoluzione della cultura e dei valori della società nel suo insieme, tale da garantire a tutti, italiani e stranieri, una condizione di vita normale.

È infatti la gestione positiva delle dinamiche dell'accoglienza e dell'integrazione la condizione per promuovere  anche nella nostra città rapporti di convivenza reciprocamente arricchenti tra le diverse componenti culturali ed etniche.

Per questo riteniamo importante, che  come del resto è avvenuto in molte altre  città lomelline e italiane , si promuova la   creazione uno Sportello Stranieri comunale, punto di riferimento per  tutti i migranti con la funzione  di  sostenere e accompagnare la persona immigrata nel percorso di auto-promozione anche attraverso l’ausilio di mediatori linguistico-culturali, al fine di dare risposte concrete ai bisogni principali che essi esprimono: casa, lavoro, credito, cultura, socialità,spiritualità,salute  ecc.

 Uno sportello stranieri  dunque capace di accogliere, leggere e decodificare la domanda e il bisogno di cui il cittadino straniero è portatore, aiutandolo nella costruzione di un percorso di inserimento nel tessuto sociale, coerente con la loro prospettiva migratoria.

Sappiamo che migranti  e Mortaresi sono oggi  in città due realtà distinte che si osservano, alle volte si parlano ma rimangono comunque mondi separati. Sappiamo che questa separazione  ed il massimalismo di chi li giudica  estranei al corpo sociale  della città  produce sempre più  incomprensione e paura.

È una spirale che si autoalimenta e non trova sbocchi se non in alcuni interventi, peraltro di grande spessore solidaristico,  da parte di associazioni  o comunità religiose locali.

Ed è per proprio per questo, per fare sì che le nuove generazioni di migranti si sentano non più diversi  e  corpo estraneo, sovente  odiato o sopportato ,  ma  parte integrante  e riconosciuto della città, che riteniamo non  più procrastinabile la realizzazione di uno sportello istituzionale  che lavori per una città che non guarda ai passaporti  o ai colori della pelle e che  garantisca a tutti la più alta qualità di vita nel pieno rispetto delle differenze, della legalità ma anche degli aspetti  peculiari e innovativi, delle civiltà e dei valori dei quali i migranti sono  comunque portatori.


4 - Orti Comunali    torna all'elenco ^

In un’epoca dominata dall’individualismo, dall’efficientismo e dall’egoismo ne è logica conseguenza che l’uomo oggi vive in un triste isolamento. Produrre, guadagnare, consumare sempre di più, si diviene sempre più isolati in questa frenetica corsa dove vengono persi di vista i valori essenziali : la solidarietà, la comunicazione, la condivisione, la cultura, il semplice contatto umano dove a volte basta una parola gentile per giustificare una intera giornata.

 

E allora perché non creare una opportunità alla quale chiunque possa accedere, una scelta nella quale si possano coniugare benessere fisico e mentale in una attività che non richiede particolare impegno se non quello che ciascuno ritiene di dedicare.

 

Basta ricercare un’area di proprietà comunale di adeguata superficie, recintarla, provvedere ad una presa d’acqua, suddividerla in lotti ed offrirla alla cittadinanza mortarese perché, senza esborso alcuno, vi possa coltivare pomodori, melanzane, insalate e quant’altro la fantasia di ciascuno suggerisca.

 

Ai candidati sindaci suggeriamo questa iniziativa, come razionalizzarla e come adottare opportune regole di gestione sarà loro compito; a noi piace molto perché già immaginiamo la gara a chi coltiverà i finocchi più grossi o riuscirà ad ottenere le primizie ma, soprattutto, ci illudiamo di vedere tanta gente che in armonia l’uno con l’altro, avranno occasioni diverse per socializzare, collaborare e confrontarsi.

 

Mettere le mani nella terra ricarica lo spirito e la mente, rasserena e combatte lo stress che ci perseguita ogni giorno e giova ad un fisico divenuto troppo spesso sedentario.

 

Se questa nostra proposta non troverà consenso o se, realizzata, dovesse dare risultati negativi, ne saremmo profondamente dispiaciuti convinti come siamo della sua bontà. In ogni caso crediamo valga la pena tentare anche perché, a ben pensarci, i costi di realizzazione sono veramente irrisori.


5 - Sottoscrizione della carta internazionale educativa delle bambine e bambini.     torna all'elenco ^

 

Al nuovo sindaco chiediamo di pianificare la città  tenendo conto anche dei bambini sottoscrivendo ed attuando la Carta internazionale educativa delle bambine e dei bambini .

Una carta sottoscritta finora da oltre 300 città in tutta Europa  che  propone azioni positive, attraverso nuovi spazi, attrezzature, servizi in modo  da costruire un paesaggio urbano in equilibrio con il  contesto naturale

Perché?

Fino a poche decine di anni fa la strada era dei bambini, o meglio era anche dei bambini. La città era il luogo dell’incontro, dello scambio, del passeggio. Per questo doveva essere, ed era, ricca di monumenti, di sorprese, di prospettive sempre nuove.

L’interesse delle persone era quello di uscire di casa e di vivere la città: di frequentarne le strade, le piazze e i luoghi di incontro. La casa era un luogo importante ma semplicemente legato alle funzioni primarie, mangiare, dormire: tutta la vita sociale, gli interessi, il divertimento, si collocavano negli spazi pubblici della città.

Oggi sembra tutto completamente rovesciato. La casa è diventata ricca e confortevole, un luogo difeso verso l’esterno, rassicurante e rilassante verso l’interno. La città è diventata ostile, la si vive come un pericolo da evitare.

In questa città organizzata la strada è diventata il luogo  delle macchine, dei loro spostamenti veloci, dei loro parcheggi. I marciapiedi si sono ristretti, tanto tutti si muovono dentro  alle loro auto.

La città risponde così alle esigenze dei cittadini adulti e produttivi. Gli altri quelli più deboli come i bambini preferiscono non uscire di casa.

Insomma nelle nostre strade si vedono sempre meno anziani e bambini.

Certo nella città moderna si pensa anche ai bambini, si dedicano a loro spazi e servizi, dalla cameretta in casa al giardinetto con scivoli, altalene e giostrine, scuole pomeridiane di lingue, di sport, di strumenti musicali, di attività artistiche. Quello che il bambino non può più fare in queste città è uscire da solo di casa, cercarsi un amico, giocare con lui, esplorare l’ambiente, scoprire cose nuove, imparare a tenere conto dei pericoli.

 

Il fatto vero è che per un bambino di oggi, come di ieri, questo non è un lusso, ma una necessità.

Senza esperienze come queste un bambino non diventa grande o non ci diventa nel modo migliore. Senza potere uscire da solo il bambino è condannato a passare in casa gran parte del suo tempo correndo il rischio reale degli incidenti domestici  e rimanendo intrappolato nelle braccia premurose, ma preoccupanti, della televisione.

Ma se i bambini  devono uscire da soli, andare da soli a scuola, a fare la spesa, a esplorare il quartiere, allora la città deve cambiare. Per questo è necessario assumere il bambino come parametro del cambiamento e attraverso di lui anche di tutti gli altri cittadini che si muovono a piedi. Una maggioranza anche nella città tecnologica di oggi.

 

Se i bambini potranno uscire  soli da casa, dovranno disporre di luoghi stimolanti dove andare. Dovranno essere luoghi veri, belli, interessanti, stimolanti per le varie generazioni e quindi vissuti e frequentati e per questo sicuri.

 

Se i bambini potranno scendere in strada, se potranno muoversi con sicurezza a piedi e in bicicletta, i bambini guadagneranno autonomia, esperienza e possibilità di  uno sviluppo armonico, ma la città guadagnerà molto di più: riuscirà a diventare uno spazio sociale nel quale tutti i cittadini potranno muoversi  nei modi più semplici e vantaggiosi  per il loro benessere psicologico. E di questi tempi, ciò non è poco.

 

Rif:  www.cittasostenibili.minori.it


 

6 - Attuazione di un pedibus.    torna all'elenco ^

  

Alle otto di mattina Mortara è una metropoli, auto, caos, code e soprattutto un occasione persa per i ragazzi delle nostre scuole. I vantaggi: per molti ragazzi andare in pedibus potrebbe diventare un modo  sicuro e divertente per iniziare la giornata di studio, per i genitori un risparmio di tempo e per la città  rappresenterebbe sicuramente un abbattimento dello smog  e dell’inquinamento.

Funziona cosi: i bambini si incontrano in alcuni punti precisi della città ad un ora concordata  e si recano  a scuola a piedi accompagnati da persone affidabili.  Il risultato l’abbiamo gia detto sarà meno inquinamento per tutti, meno code, più spazio in città per i bimbi, più autonomia per i ragazzi che possono socializzare durante il percorso  e iniziare la giornata in modo più naturale. I Paesi che l’hanno organizzato ed i ragazzi  che vi partecipano-  oltre due milioni in Italia, non ultimi quelli della vicina Vigevano-, parlano di un’esperienza carica di significati e di  entusiaste adesioni.

 

Vantaggi: lo sappiamo gran parte dei bambini non fa abbastanza moto. Andando ogni giorno a scuola a piedi, essi miglioreranno  le loro condizioni fisiche,  impareranno  a riconoscere i pericoli della strada, socializzeranno  tra di loro e poco a poco svilupperanno  la fiducia in se stessi.

Sicurezza: se il tragitto casa-scuola è poco sicuro, i genitori lo percorreranno fino a quattro volte al giorno per accompagnare – in auto – i loro figli, contribuendo così ad aumentare l’insicurezza per gli studenti  che si recano a scuola a piedi o in bicicletta. Il pedibus offre un’alternativa sicura e divertente che permette anche ai genitori di guadagnare un po’ di tempo.

 

La prima volta. La prima esperienza è nata  in Svizzera

 

L’autobus a piedi è stato lanciato a genitori di allievi del quartiere Sous-Gare nel 1998 con il sostegno dell’ufficio all’infanzia di Losanna. Per la gioia di grandi e piccini, le linee del pedibus sono nel frattempo diventate una consuetudine in città e nel 2002 è stata creata la 16a linea.

 

È dimostrato che il tasso d’inquinamento aumenta nelle vicinanze delle scuole quando vi si accompagnano i figli in auto. Chi non ha mai notato la colonna interminabile  di veicoli davanti alle scuole ? Il pedibus può certamente fornire un  valido contributo a basso costo per combattere l’inquinamento. Ecco dunque una soluzione efficace per rendere l’aria in città un po’ più respirabile per i nostri figli.

 

Per iniziare :

È necessario costituire  un gruppo di genitori  e di allievi interessati.  Stabilire delle fermate ed il colore della linea. Indicare l’orario di partenza (del mattino e del pomeriggio), il nominativo e l’indirizzo del responsabile del quartiere e la persona di contatto a livello comunale.

Preparare una griglia con le ore di presenza dell’ accompagnatore e dei loro sostituti. Prevedere un accompagnatore  ogni otto bambini.

Creare un badge  che permetta ad ogni bambino di identificare il suo accompagnatore.

 

Regole importanti.

 

La carta degli adulti è obbligatoria. Essa viene stilata dai componenti del gruppo di lavoro che hanno organizzato il progetto «Pedibus» e contiene il cognome, il nome e l’indirizzo dell’adulto volontario che accompagna i bambini su una linea, precisando il numero della linea, nonché il cognome, nome e indirizzo del suo sostituto.

Infine, ogni adulto che s’incarica ad accompagnare i bambini lungo il percorso casa-scuola nell’ambito del progetto«Pedibus» s’impegna, apponendo la sua firma sulla carta, ad accompagnarli sotto la sua piena responsabilità (in caso d’incidente interviene la sua assicurazione di responsabilità civile).

La carta dei bambini è facoltativa, ma consigliata. I bambini stessi vi specificano i loro diritti e doveri, ossia ciò che possono o non possono fare lungo il tragitto del pedibus.

 

E il sindaco cosa potrebbe fare? Moltissimo. La cosa più importante se è convinto dell’iniziativa è quella di sostenerla con contatti  regolari con i genitori, con le direzioni didattiche delle scuole, con  gli organismi di rappresentanza e poi supportarla con  i suoi uffici interni, la  polizia comunale, il consiglio comunale, l’ ufficio tecnico: Tutto questo per rendere sempre più partecipata e di massa  l’iniziativa.

 

Noi siamo certi, in seguito a contatti e impressioni raccolte,  che il  pedibus è la prova che è possibile organizzare, con semplici mezzi, dei progetti validi per rendere le città più sicura e più vivibile. A costo zero per le casse comunali. Tenendo sempre presente l’obiettivo finale di un pedibus che è quello di insegnare al bambino ad andare a scuola da solo. E che il  percorso casa-scuola costituisce un importante luogo d’apprendimento e di socializzazione perchè il bambino vi incontra i suoi amici e fa esperienze molto importanti per il suo sviluppo psicofisico e per la sua autonomia.

 

Ed infine una città meno trafficata sposa perfettamente le linee del recente convegno di Dobbiaco   che chiede a gran voce  ” una nuova cultura della mobilità nelle nostre città”.

 

 

7-Piano di risparmio energetico comunale.      torna all'elenco ^

  

Mortara è un paese ricco di risorse energetiche. Però non se n'è accorto nessuno. In genere i consumi energetici della pubbliche Amministrazioni sono caratterizzati da consumi poco controllati e poco gestiti e di conseguenza da larghi margini per interventi correttivi. È possibile anche nella nostra città intervenire riducendo pesantemente i consumi energetici con tutta una

serie di interventi correttivi. Per far questo però la pubblica amministrazione dovrebbe progettare e attuare l'uso di buone pratiche per il risparmio e la riduzione dell'emissioni di anidride carbonica in tutte le sue strutture pubbliche. Come? Ad esempio puntando su una gestione intelligente dell'energia, affidata alla figura nuova dell'Energy manager e pianificata in un piano energetico comunale, da adottare nei vari settori di spesa: dall'illuminazione pubblica, alla gestione efficiente di tutti gli uffici pubblici, scuole, strutture ospedaliere, piscine, centri sportivi ed a una campagna di riduzione dei rifiuti urbani. Ma anche incoraggiando le buone pratiche dei cittadini attraverso incentivi fiscali e finanziari, quali l'Ici o gli oneri di urbanizzazione in modo da favorire la diffusione di tecnologie a basso impatto ambientale. E se Mortara è troppo piccola per disporre di un Energy manager? Nessun problema: esistono società definite con l'acronimo ESCO, Energy Service Company, che fanno proprio questo per conto del comune. Come funzionano? Abbiamo conosciuto l'esperienza di un paese a noi vicino, Trezzano Rosa, in provincia di Milano. Lì, senza spendere un euro, il comune ha fatto rifare ad una Esco tutto  l'impianto di illuminazione stradale, aumentandone  la luminosità e allo stesso rispettando i limiti sull'inquinamento luminoso. La Esco che se n'è occupata ha finanziato tutto il progetto e i risparmi generati dalla ristrutturazione sono stati divisi  a metà col comune.

 

Insomma un intervento a costo zero per il comune che anzi risparmierà in futuro sempre di più, rispetto alla bolletta energetica che pagava precedentemente.

 

Con l'ulteriore possibilità di  reinvestire i risparmi generati  in educazione ambientale   per crescere generazioni future  di ragazzi  più rispettosi  del proprio ecosistema.

 

8-Casa dell’associazionismo.    torna all'elenco ^

 

 Chiediamo al nuovo Sindaco un progetto per  aiutare a crescere la società civile mortarese.

Secondo una recente  indagine Istat   esiste in media  in ogni città italiana un’organizzazione della società civile - no profit, di  volontariato, ecologista, animalista, solidarista , culturale ecc...ogni 100/150 abitanti.

A Mortara ne abbiamo contate ad oggi  almeno una ventina, che raccolgono e organizzano secondo i propri fini statutari centinaia di cittadini.

 Si  tratta  di un tessuto sociale   estremamente importante  di partecipazione alla vita democratica, capace di promuovere  pratiche, esperienze e servizi  i più diversi  a beneficio di tutta la comunità.

Noi crediamo che un’amministrazione  abbia molti modi per  promuovere la nascita e la crescita  della società civile, naturalmente rispettandone le peculiarità, la loro autonomia e indipendenza..

Applicando il principio della sussidiarietà che non significa che l’istituzione pubblica abdica ai suoi doveri, ma semplicemente che favorisce  i cittadini che si organizzano per perseguire l’interesse generale.

Dunque un progetto, non interventi a pioggia ma un confronto continuo  sui bisogni espressi  dai cittadini che si auto-organizzano che possono essere  di ogni tipo, sedi, strutture, sale pubbliche gratuite, la rete civica web, la stamperia comunale se esiste per  la produzione di  giornali e materiali a prezzo ridotto, bacheche pubbliche , sportelli di consulenza fiscale, legale, burocratica, contributi per ridurre le spese fisse , acqua, gas, telefono, contributi trasparenti e legati ai progetti presentati, magari la costruzione di una vera e propria casa dell’associazionismo.

Non c’è nulla da inventare per fare tutto questo, esistono già leggi che  prevedono la partecipazione della società civile  nella  programmazione delle politiche sociali e culturali della città.

Da dove partire? Bisognerebbe iniziare costruendo  forum, consulte ,tavoli dove le organizzazioni sul territorio  possano intervenire e  confrontarsi.

Si potrebbe obiettare: questo gia esiste!. Certo ma in misura del tutto insufficiente, mancando a monte la convinzione profonda che la sussidiarietà non è una perdita di tempo ma un valido strumento di governance a patto però che diventi  una pratica diffusa e fortemente sostenuta.


 

9 - Sostenere i prodotti biologici.    torna all'elenco ^

  

Al nuovo sindaco chiediamo di introdurre cibi biologici,  biodinamici e del commercio equo -solidale nei pasti degli studenti delle mense scolastiche cittadine.

 

Sappiamo che da diversi anni l’agricoltura  biologica è sostenuta e promossa  a livello europeo e migliaia di mense  scolastiche sono gia state convertite in questo senso, innescando un meccanismo virtuoso  in quanto produrre  cibi biologici comporta effetti positivi sull’ambiente  e nei consumatori.

In primis questo significa preservare la fertilità del terreno, dei campi e la biodiversità. Permette inoltre di creare delle filiere locali che collegano i produttori ai consumatori, riducendo gli involucri e i trasporti e dunque determinando  meno rifiuti e minor consumo di carburante .

Ma soprattutto  migliorare le condizioni di salute dei nostri ragazzi  creando una cultura di sane abitudini alimentari tramite l’utilizzo di cibi privi di residui chimici, rispettosi della stagionalità  e dunque maggiormente equilibrati.

Per fare questo occorrerebbe rinegoziare l’appalto con i fornitori, cosa comunque agevole in considerazione della grande quantità di  normative esistenti e delle esperienze di molte mense scolastiche geograficamente vicine a Mortara. che hanno gia attuato con successo  il passaggio .

Magari per scoprire  alla fine che il costo finale dell’operazione, il prezzo per ogni pasto bio,  non è poi così oneroso per i genitori e che comunque si tratta di in un investimento assolutamente condiviso, trattandosi di salute e di benessere dei propri figli e per la società.


 

10 - Piano di informatizzazione delle strutture comunali.    torna all'elenco ^

 

 

L’infrastruttura informatica delle strutture pubbliche mortaresi è estremamente carente.

 

Al sindaco richiediamo un piano pluriennale per una  fornitura sufficiente di tutte le strutture (biblioteca, scuole, laboratori ecc...).

 

Il facile accesso a strutture informatiche è divenuta oggi importante non solo per la produttività delle aziende ma anche per la cultura dei cittadini. Sempre di più essa si inserisce in nuovi settori domestici e non. Per questo è importante che un’amministrazione si preoccupi di facilitare l’accesso a questi strumenti che saranno sempre più indispensabili per il futuro.

 

Oltre agli acquisti indispensabili il piano di fornitura  si può strutturare in  due altri tipi di intervento.

 

1) Installazione sui computer di software “open source”. Per molti motivi: riteniamo che il software libero possa essere una scelta di consumo responsabile in ambito informatico e il suo utilizzo si inserisce in una filosofia più vasta  che ha come punti fermi la condivisione dei saperi e  la pluralità  di informazione.

 

I software proprietari  sono in genere molto costosi, non si  possono  copiare perchè  coperti da copyright. I software open source invece sono  liberi, si possono copiare,distribuire,modificare senza pagare  nessun diritto a nessuna società proprio perchè il loro  codice sorgente è accessibile a tutti. Molte pubbliche amministrazioni in Italia hanno gia compiuto con grandi soddisfazioni e con un risparmio notevole la  migrazione.

Le amministrazioni che  hanno avuto il coraggio di percorrere questa strada  parlano di  importanti  benefici conseguiti come per esempio la disponibilità di programmi  più flessibili per le esigenze  amministrative, il risparmio dei costi  per l’acquisto dei  brevetti, le direttive ministeriali che vedono di buon occhio  le migrazioni e la pubblicazioni di documenti in almeno un formato aperto  anche per permettere a tutti i cittadini  di accedere ai documenti  prodotti dall’Ente Pubblico senza essere costretti ad avere un programma  proprietario.

  

2) Sollecitare le aziende sul territorio a donare alle associazioni no profit ed al comune eventuali pc dimessi. Negli ultimi anni l’evoluzione delle macchine e del software ha avuto un brusco rallentamento; si pensi ad esempio all’attuale sistema operativo windows Xp che è in uso da più di sei  anni e che sembra avere comunque una vita ancora lunga. Questo, in pratica, significa  che oggi un 'azienda che sostituisce un personal computer spesso, dismette una macchina che è più che sufficiente per le esigenze di base necessarie all’alfabetizzazione informatica. Tali macchine donate potrebbero magari riportare una traghetta con il nome del donatore a “imperitura” memoria del buon gesto.

 

 

11 - incentivare  a Mortara lo sviluppo del commercio equo e solidale.    torna all'elenco ^

 

Il commercio equo e solidale è una pratica di grande valore etico e solidale che  ha come oggetto l’importazione e la commercializzazione di prodotti alimentari e manufatti artigianali dai paesi del sud del mondo.

 

La sua missione è quella di  importare e vendere  nei paesi ricchi del nord le merci prodotte, in condizioni lavorative dignitose, nel sud del mondo e dunque   pagare ai lavoratori sudamericani e africani un prezzo stabile e più alto di quello di mercato  determinato solo da logiche di profitto dalle borse  mondiali delle materie prime . È dunque una pratica di cooperazione internazionale che negli ultimi anni  ha conosciuto in Europa una diffusione senza precedenti, in quanto riconosciuta dalle persone come  un modo corretto per intervenire direttamente sulle ingiustizie del commercio internazionale utilizzando il proprio potere di consumatori.

 

  

Questa consapevolezza  si sta diffondendo sempre più anche alle amministrazioni pubbliche. Questo è ciò che ci piacerebbe avvenisse anche a Mortara, dove peraltro esistono anche associazioni che lavorano su questo tema.

 

L’amministrazione pubblica di Mortara potrebbe dunque intervenire  a favore di questo tipo di commercio sia in quanto gestore  di politiche di sviluppo economico e sociale a livello di territorio, sia in quanto consumatore diretto.

 

 

In concreto potrebbe sostituire tutte le  macchinette , negli uffici pubblici e nelle scuole , distributrici di caffè e merende con le loro equivalenti provenienti dal circuito del commercio equo-solidale ma anche inserire   questi prodotti  nelle mense pubbliche, nelle scuole, istituire una giornata del commercio equo solidale, e promuovere azioni educative nelle scuole su tali pratiche.

 

Sul fronte legislativo molte leggi vanno in questa direzione:  tra tutte  la n°37 del 2005 per il sostegno e la diffusione del commercio equo promulgata  della regione Toscana.


 

12 - un’indagine a tutto campo per leggere e contrastare in città  vecchie e nuove povertà.    torna all'elenco ^

 

Quando si pensa alla povertà, le prime immagini che si presentano alla nostra mente sono quelle, abituali, dei clochard, di coloro che hanno scelto, o meglio, che sono stati costretti a scegliere il cielo e le stelle come tetto, dei mendicanti che chiedono l'elemosina agli angoli delle strade, degli extracomunitari e dei nomadi che colorano con la loro strampalata musica la freddezza dei metrò, o che si ostinano a lavare il parabrezza delle nostre auto ferme al rosso dei semafori, dei tossicodipendenti che consumano sé stessi e i pochi soldi che riescono a rubare per inseguire il macabro miraggio dell'eroina, degli anziani privi di pensione, soli, malati e abbandonati a sé stessi, dei disoccupati di ogni età che si rivolgono alle mense degli enti assistenziali, degli stranieri che faticano ad inserirsi nel nostro Paese, dei bambini, delle donne e degli uomini che nei paesi del Terzo mondo muoiono di fame, di sete e di malattie qui da noi facilmente curabili.

Sono tante le immagini della povertà classica, tradizionale, antica, che però oggi siamo costretti ad aggiornare e a completare, di fronte all'emergere di una realtà inquietante e allarmante, che i sociologi definiscono "nuova povertà".

 

Chi sono i nuovi poveri? E quali sono le cause ?

Essere poveri non significa solo avere nulle o scarse disponibilità di risorse, non avere lavoro, stipendio, soldi, casa.

C'è una nuova povertà, che abita nelle nostre città, nei nostri quartieri, nei nostri condomini, nella porta accanto, una povertà invisibile, diffusa e nascosta, spesso tenuta segreta da sentimenti di vergogna, una povertà che esula dai tradizionali clichè e per questo difficile da riconoscere e quindi anche insidiosa e pericolosa.

Una povertà che nasce in questa era post-moderna, nel cuore di una ricca società post-industriale, dove il lavoro non è più la garanzia contro l'insicurezza, l'instabilità e la miseria.

Qui da noi li definiamo "nuovi poveri", negli Stati Uniti sono chiamati "working poors", lavoratori poveri, ossia persone che pur avendo una occupazione professionale hanno un tenore di vita molto vicino a quello di un disoccupato, perchè il salario risulta inadeguato per vivere una vita dignitosa.

Vengono chiamati anche "poveri in giacca e cravatta", persone che lavorano ma percepiscono redditi troppo bassi e stentano ad arrivare alla fine del mese.

 

  

Il fenomeno tocca quasi tutte le categorie professionali: dal pubblico impiego alla piccola e media impresa, dall'edilizia all'artigianato, dal dipendente al lavoratore atipico, dai pensionati ai giovani in cerca di occupazione.

I nuovi poveri sono stati definiti anche "i penultimi", per individuare un ceto medio che ha perso speranza e coraggio, che non riesce più a puntare verso l'alto della piramide sociale, ma si sente risucchiato verso il basso, e sfiora pericolosamente la soglia di povertà fino spesso a oltrepassarla, risultando così schiacciato verso l'indigenza.

Sono poveri che non sembrano poveri: perchè hanno un lavoro, una casa, il cellulare, l'automobile e la televisione.

Ma quali sono le principali cause dell'insorgere della nuova povertà?

Sicuramente l'inflazione, i prezzi che aumentano e i redditi che invece ristagnano.

Determinante anche l'erosione dello stato sociale che, con la riduzione dei servizi pubblici per la salute, l'abitazione, l'assistenza, l'infanzia e la vecchiaia (mentre aumenta l'integrazione privata), oggi si ripercuote in gran parte su coloro che fino a pochi anni fa si consideravano sicuri e garantiti.

Il mercato del lavoro è mutato, divenendo più rigido, più competitivo, popolato da troppe forme di impieghi che non creano vera occupazione ma solo lavori a termine, spesso molto brevi. Chi poi resta disoccupato, incontra grandi difficoltà a reinserirsi, specie se in età matura.

Da tenere in considerazione, infine, l'emergere di un sentimento di sfiducia verso il futuro, il ceto medio italiano non crede più che il futuro sarà migliore, creando così una rottura di quel trend sociale ascensionale tra padri e figli, che è stato uno dei tratti dominanti del secolo scorso: "nel passaggio dalle campagne alle città, dall'istruzione elementare alla laurea, quel progresso generazionale era il collante del consenso, la molla motivazionale del risparmio dei genitori".

Questa realtà composita e di difficile lettura è  presente  anche nella nostra città, dal nostro osservatorio  ancorché parziale vediamo ogni anno dilatarsi sempre più  una realtà popolata  di vecchie e nuove povertà,e questo nonostante l’apparenza di benessere diffuso.

 

Una realtà alla quale una amministrazione pubblica  deve assolutamente dare risposte adeguate , non occasionali o interlocutorie  ma nel limite del possibile strutturali ; iniziando da una indagine seria  e  partecipata  del fenomeno , una fotografia dell’esistente a cui far seguire politiche di welfare impegnative   ma soprattutto  cariche  di tensione ideale e di volontà di incidere positivamente su tutte le povertà e le diverse forme di esclusione sociale presenti a Mortara.


13 - diffondere il principio di sussidiarietà      torna all'elenco ^

 

 

Di che si tratta? È una forma di esercizio della sovranità popolare sancita anche dall’articolo n°118 della Costituzione, in base alla quale la titolarità dell’azione per perseguire l’interesse generale spetta ai cittadini ed anche alle loro organizzazioni ed associazioni presenti sul territorio.

 

È ovvio che un Comune non può battere moneta, avere una propria politica estera perché questo spetta alle istituzioni superiori. Mentre è plausibile che un Comune abbia la titolarità di gestire e orientare i servizi sociali, la crescita culturale, le politiche del territorio, le direttrici economiche dello sviluppo locale. La sussidiarietà verticale avviene tra amministrazione pubbliche,  mentre quella  orizzontale si realizza  quando il rapporto si sviluppa tra  le istituzioni e i cittadini. Quando i cittadini, singoli o  associati, svolgono funzioni di interesse generale, le istituzioni sono tenute a favorirle intervenendo direttamente solo in assenza di un’azione dei cittadini stessi. I cittadini possono cioè con le loro associazioni, organismi di volontariato, ecc... e con una qualsiasi loro autonoma iniziativa dare vita a servizi sociali per la comunità. Il Comune non solo non deve ostacolare queste iniziative, ma le deve favorire. La sussidiarietà diventa dunque un principio di partecipazione democratica e  di sovranità popolare fondata sulla solidarietà più che sull’interesse privato,  sulla democrazia trasparente più che sul consociativismo dei gruppi di interesse. Per questo il Comune deve dare alle associazioni, ai gruppi, ai comitati, insomma a tutti i cittadini organizzati, spazi di partecipazione, sedi dove incontrarsi e fare iniziative  in materia sociale, ambientale, culturale.  A Mortara questo non avviene, ovvero potrebbe essere molto più consolidato per permettere di  esprimere tutta la potenzialità che sappiamo esistere. Molti spazi pubblici rimangono chiusi e inutilizzati per lunghi periodi dell’anno, oppure  ceduti per iniziative pubbliche solo a pagamento. Non esiste una politica di coordinamento e di messa in rete delle attività  realizzate ad esempio dalle  associazioni di volontariato cittadine. Né di quelle culturali, ricreative, artistiche. Non esiste un ufficio che stimoli la progettualità e calendarizzi le iniziative. Per questo riteniamo che a Mortara ci sia  un importante  lavoro da compiere su questo tema,  che potrebbe iniziare magari attraverso un grande dibattito collettivo tra  tutti i portatori di interessi. soci,  al nostro sito web. E a molti altri ancora chiedendo a tutti di raccogliere le idee e farle crescere...


14 - aderire  al Coordinamento degli enti  locali per la pace. torna all'elenco ^

    

 In questi anni centinaia di comuni sparsi per tutta la penisola  hanno manifestato in varie occasioni  un grande impegno per la pace.

Noi pensiamo che gli enti locali siano un soggetto importante nel più vasto movimento per la pace che oggi esiste in Italia e vediamo con favore il loro impegno  istituzionale a fianco dei movimenti che nascono dal basso, con le loro campagne, comitati, coordinamenti.

Nelle marce Perugia -Assisi a cui abbiamo partecipato negli ultimi anni  abbiamo sempre visto  con piacere le rappresentanze e i gonfaloni di tantissime città,  a significare anche visivamente un ruolo attivo  su un tema  di grande importanza oggi. La pace, la solidarietà internazionale e la difesa dei  diritti umani.

Sappiamo anche  che al Coordinamento degli enti locali per la pace  aderiscono ben 700 comuni. Comuni che certo non si sono limitati a votare mozioni ma hanno creato nel tempo   centinaia di relazioni con le popolazioni vittime della guerra, attraverso lo scambio, i gemellaggi, gli incontri.

 

Tutto questo avviene dagli anni ‘60  quando il sindaco di Firenze Giorgio  La Pira  diede alla sua città un ruolo centrale  nella promozione dei processi di pace.

 

Un impegno che è cresciuto poi nel corso degli anni con numerose iniziative destinando risorse alla  solidarietà internazionale attraverso progetti di  cooperazione allo sviluppo; creando  consulte, forum, coordinamenti che hanno coinvolto associazioni e organizzazioni della società civile.

Pensiamo che nessun Ente locale può prescindere oggi da un impegno forte ed appassionato  sui temi della pace.

A Mortara,  suggeriamo ad esempio,  la creazione di una consulta per valorizzare e promuovere le iniziative che vanno in questa direzione.

Ma anche  di  approfondire la ricerca  e la riflessione politica e giuridica sui compiti di un Ente locale per sviluppare  al  massimo la pace e i diritti tra le nazioni e infine promuovere tra i cittadini ed in particolare  nelle scuole un progetto di sviluppo di una cultura di pace.

Mortara per la sua importanza , per la sua dimensione e per la società civile che esprime   ha  il dovere di aprire una profonda   riflessione su questi temi.

 

15 - comportamenti virtuosi tra i cittadini     torna all'elenco ^

 

  
Spesso proposte  a prima vista giudicate non significative o parziali rappresentano invece  un mezzo molto potente per sensibilizzare i cittadini, diffondere pratiche virtuose e dare un mano all’ambiente.

Rubiamo l’idea dal  Comune di Colorno in provincia di Parma che ha di recente lanciato con successo una   campagna di sensibilizzazione denominata “Personal Shopper: consigli e attrezzi per il risparmio energetico”, per incentivare l’uso della borsa per la spesa riutilizzabile, in sostituzione dei sacchetti di plastica usa e getta, la consegna gratuita  dei riduttori di flusso per il risparmio idrico e di lampade a basso consumo energetico.

Tutti i cittadini del Comune sono stati coinvolti attraverso una serie di iniziative di carattere informativo  in cui, oltre ad una guida sui consumi e consigli pratici per risparmiare energia,sono stati diffusi kit frangigetto per il risparmio idrico, lampade a basso consumo energetico e borse raccoglitrici in carta ecologica fornite gratuitamente da Enìa, la prima ecoutility italiana.

Il Comune si è posto anche l’obiettivo di coinvolgere  tutti i negozi della città  fornendo loro  borse ecologiche da distribuire ai  propri clienti. Sono stati stampati  degli adesivi da apporre sulla vetrina dell’esercizio commerciale aderente in cui si evidenzia l’impegno del commerciante nei confronti della riduzione dei rifiuti e della sensibilizzazione della cittadinanza rispetto al tema della sostenibilità ambientale.

Crediamo che Iniziative di questo genere potrebbero essere prese anche a  Mortara .Quali i risultati ?

Considerando che una famiglia utilizza in un anno circa 1.000 sacchetti di plastica (3 al giorno) e che un sacchetto pesa 8 grammi, si può ipotizzare una minore produzione di rifiuti di kg.8 per famiglia all’anno. Se si riuscisse ad influenzare il comportamento di 2000 cittadini mortaresi si avrebbe una riduzione dei rifiuti di 16.000 kg. all’anno. Considerando che una lampada a basso consumo energetico consuma in media l’80% in meno di una lampada tradizionale e che ha una durata media di 100.000 ore a fronte delle 2000 di una normale, il risparmio in bolletta per ogni famiglia è garantito! Considerando che un riduttore di flusso per il risparmio dell’acqua garantisce in media un risparmio idrico del 30-50%, è possibile fin d’ora ipotizzare un notevole risparmio di acqua a beneficio della collettività.

E questo come inizio non sarebbe poi così male!

 

16 - un serio  monitoraggio  in collaborazione  con l’Asl per quantificare il danno alla salute degli inceneritori di Parona e una exit strategy per uscire dalle politiche di incenerimento.      torna all'elenco ^

  

 

Questo perchè, come  la letteratura del mondo ormai racconta,  i “termovalorizzatori”  che in realtà sono unicamente degli inceneritori di rifiuti sono delle vere e proprie “armi di distruzione di massa”.

Non esistono inceneritori sicuri ed ecologici: secondo  una legge chimica incontrovertibile, quella di Lavoisier,   in una reazione chimica e nel nostro caso si tratta della combustione,  la massa dei reagenti e cioè i rifiuti e l’ossigeno è uguale alla massa dei prodotti e dunque gas e polveri.

Il problema è che queste polveri  come ci ricorda la  testata giornalistica “ La Barriera” di Vigevano si chiamano Pm 2,5, Pm 1, Pm 0,1 sono cioè polveri talmente fini  che non essendo contemplate  dalla  normativa in materia di emissioni industriali, escono indisturbate dai camini. E lo farebbero comunque perchè  non esistono filtri  capaci di fermarle, vengono quindi disperse nell’atmosfera.

Ma controllare non basta. Bisogna definire  anche una exit strategy per uscite dalla pratica dell’incenerimento  in Lomellina  che ricordiamo gia oggi brucia con l’impianto di Parona  200mila tonnellate  all’anno di  rifiuti, trasformandoli in 67mila tonnellate di ceneri, rifiuti speciali che  non si sa più dove  stoccare  in quanto la discarica di Albonese si sta esaurendo  e in 113 mila  tonnellate di polveri  sottili inalate tutte i giorni dai cittadini del territorio.

Tutto questo mentre  per quanto riguarda la raccolta differenziata  la  Provincia di Pavia  è ultima nella classifica regionale  con un misero 24% ,  contro una media  lombarda  nel 2004 del 42%.

A Novara, tanto per non andare molto  lontano,   si differenzia il 70%  dei rifiuti grazie al  porta a porta e ad una informazione  capillare .

A breve sarà operativo anche il secondo camino dell’inceneritore con altre  2000 mila tonnellate di rifiuti da  incenerire.

Da dove partire? Da un convegno allargato in cui fare il punto  e definire una scelta di prospettiva per modificare la gestione dei rifuti sul territorio.


  

17 - fare acquisti verdi      torna all'elenco ^

 

 

Le pubbliche amministrazioni in Italia spendono mediamente il 20% del Pil  in acquisti e dunque possiamo considerarle come i principali consumatori italiani di beni e di  servizi.

 

Per questo riteniamo che la Pubblica amministrazione può svolgere un ruolo decisivo per orientare imprese  e cittadini verso scelte di produzione e consumo ambientalmente e socialmente responsabili.

 

Indirizzando i  propri acquisti verso i  beni cosiddetti verdi.

 

Questo può avvenire in diversi settori merceologici come arredi, prodotti di pulizia,cancelleria,arredo urbano,illuminazione,trasporti, autoveicoli.

 

Esistono in Italia tantissimi progetti  di acquisti verdi nella pubblica amministrazione, tanto che attualmente è possibile disporre di  linee guida regionali, di  servizi centralizzati di acquisto  e naturalmente di manuali   con le specifiche  tecniche per  ogni categoria di prodotto e  anche i relativi criteri di applicazione.

 

Se l’amministrazione di Mortara decidesse   di lavorare per  migliorare il proprio ecosistema , passando   dall’enunciazione di principio alla buona prassi quotidiana , avrebbe in questo modo grandi occasioni di scelta diventando anche modello di riferimento etico per i cittadini e per le aziende del territorio.

 

 

18 - promuovere la certificazione energetica delle case di Mortara   torna all'elenco ^

 

La certificazione energetica degli edifici è uno strumento utile a promuovere l’efficienza energetica nelle abitazioni esistenti e in quelle di nuova costruzione. A Mortara, come del resto in tante parti d’Italia, la scarsa qualità energetica delle abitazioni fa sì che i consumi annui di un edificio siano tre o quattro volte superiori a quelli dei Paesi del Centro-nord Europa. L’obiettivo principale della certificazione è quindi quello di ottenere una significativa riduzione dei consumi per la gestione del patrimonio edilizio, e con esso anche una riduzione delle emissioni di gas pericolosi per il clima. Attraverso la certificazione è dunque possibile sensibilizzare il cittadino sulla qualità energetica della propria abitazione e favorire così comportamenti virtuosi che lo portino a migliorare la gestione della sua casa e ad  effettuare interventi di risparmio energetico.

 

Ma anche a orientare il settore edilizio verso modelli meno dissipativi e immettere elementi di trasparenza nel mercato immobiliare fornendo sia a chi acquista, sia a chi affitta, un’informazione oggettiva sulle caratteristiche energetiche dell’immobile. Ne consegue che la certificazione energetica dell’edificio permette al cittadino di conoscere in anticipo le spese che dovrà affrontare durante la conduzione dell’immobile. Sono già partiti in Italia diverse esperienze locali di certificazione energetica degli edifici, promosse perlopiù dalle università, dalle agenzie per il risparmio energetico, dalle pubbliche amministrazioni, come ad esempio a Bolzano.

 

Il successo della provincia di Bolzano dimostra tra l’altro che la certificazione energetica degli edipici può rappresentare uno strumento importante per la diffusione di una cultura del risparmio energetico in edilizia e un’occasione concreta per la programmazione di uno sviluppo realmente sostenibile del territorio da parte di una amministrazione  comunale.


19 - creare un ufficio per lo sviluppo delle piccole attività      torna all'elenco ^

    

“Abitiamo in Lomellina, una terra che vediamo diventare sempre più periferia della metropoli lombarda,  una terra sempre più inquinata  nella quale le  ceneri, le industrie, l’agricoltura industrializzata e le infrastrutture pesanti ne sconvolgono il paesaggio“

Con queste parole di apre il manifesto della nostra associazione.

Il degrado della qualità della vita che è da anni sotto gli occhi di tutti è la diretta conseguenza di questa continua espansione edilizia senza una vera e propria espansione economica e culturale.

L’agricoltura, da sempre risorsa primaria, ma anche le industrie sono  sempre più in crisi; minacciate dalla sempre più pressante globalizzazione.

Il terziario di conseguenza si sposta sempre di più verso le grandi città; i pendolari intasano ferrovie e strade.

Per risollevare le sorti della zona crediamo che sia importante puntare sulla piccola produzione di qualità creando un sodalizio tra comune ed imprenditori.

Si potrebbe cioè iniziare con il creare un ufficio apposito per lo sviluppo e commercializzazione dei prodotti locali.

Questo ufficio potrebbe aiutare a creare visibilità a tutte le aziende agricole, ma anche piccole imprese artigianali,  che non possono permettersi una congrua autopromozione.

Gli strumenti possono essere molti, internet, riviste di settore e fiere. I metodi ovviamente dovrebbero essere valutati di volta in volta dai tecnici di tale ufficio.

Per un mortarese la possibilità di lavorare nella propria città ma soprattutto per la propria città è sicuramente un grandissimo incentivo alla produttività e ad una spinta alla ricchezza che non si misura solamente in denaro.


20 – G.A.S.  comunale       torna all'elenco ^

I gruppi di acquisto solidali si basano sulla coscienza del potere che ha il consumatore soprattutto nei nostri paesi occidentali.

Il gesto di fare la spesa non è una operazione priva di significato,un atto privato che riguarda solo la persona, i suoi gusti, i suoi desideri, il suo portafoglio. Esso  assume anche una più forte valenza sociale, economica e politica.

La consapevolezza di questo potere  permette di elaborare  una strategia di condizionamento delle politiche delle imprese in merito all’approvvigionamento, produzione e distribuzione.

Quando un gruppo di persone decide di incontrarsi per riflettere sui propri consumi  e  per acquistare prodotti  di uso comune utilizzando come criterio guida  il concetto di giustizia e di solidarietà  da vita ad un Gas. E a Mortara  un piccolo Gruppo d’acquisto  esiste da anni, ed inoltre ci sono esperienze e gruppi consolidati  civili e religiosi che consumano e acquistano secondo filosofie di equità e giustizia.

 

Essere un Gas non vuole significare soltanto risparmiare acquistando in grandi quantitativi, ma soprattutto chiedersi cosa c’è dietro a un certo bene di consumo: se chi lo ha prodotto ha rispettato le risorse naturali e le persone che le hanno trasformate, qual è l’impatto sull’ambiente come inquinamento, imballaggio, trasporto, fino a mettere in discussione il concetto stesso di consumo e il modello di sviluppo che lo regge. Alla base  dei Gruppi d’acquisto c’è dunque il rispetto dell’uomo, dell’ambiente ma anche l’attenzione al prezzo, alla salubrità e alla bontà dei prodotti, e alla volontà di alimentare circuiti economici legati al proprio territorio, dando così un possibile mercato ai piccoli produttori locali che adottano comportamenti virtuosi. Oggi si contano in Italia circa 200 gruppi d’acquisto. In tutto questo il ruolo dell’ente locale può sembrare, a torto, marginale. Eppure i gruppi d’acquisto chiedono alle istituzioni pubbliche forme specifiche di sostegno. Tra queste principalmente la promozione e l’individuazione di sedi adeguate per l’immagazzinamento dei prodotti, ma anche la fornitura di  guide, forme di tutoraggio e la facilitazione  dei  contatti con sempre nuovi  produttori.

 

21 - Una città più sicura con …le telecamere parlanti.    torna all'elenco ^

 

Il problema della sicurezza;  sicurezza dal vandalismo, dal bullismo,  dalla microcriminalità,  da tutto ciò che interrompe la normalità di una comunità e che esiste e aumenta naturalmente anche  nella nostra città.

La panchina rotta in Viale Dante, la bici bucata o  rubata al deposito stazione, il furto in casa, lo scippo , la truffa “intelligente” a carico del pensionato tra le mura domestiche sono tutti reati che oltre ai danni economici che procurano generano anche una perdita di qualità del tessuto urbano, ne accrescono  l’insicurezza e  l’esclusione, alzano  muri di paura e di sfiducia.

E a lungo  andare inveleniscono i rapporti tra le persone.

 

Per far fronte  a tutto questo anche Mortara si è riempita,  come tantissime altre città in Lombardia, di telecamere  che spiano i cittadini, magari camuffate da lampioni stilizzati con risultati tuttavia  non certo esaltantanti dal punto di vista di una maggiore sicurezza complessiva  e una voce di costo in crescita per la collettività.

Ma se i presidi tecnologichi si sa non hanno anima e sono facilmente aggirabili , i volontari della sicurezza di Garlasco, le telecamere parlanti come amano definirsi,  no…

 

A Garlasco di sono associati  e insieme alla municipalità hanno creato  una importante  iniziativa per garantire una città più sicura. A costo  quasi zero.

L’assessore alla sicurezza  ha raccontato recentemente ai giornali che nella sua città  la scelta è caduta non sulle telecamere  ma sugli osservatori civici e sulla collaborazione dei cittadini.

Un servizio praticamente gratuito a parte qualche centinaia di euro per comprare  le casacche dei volontari allo scopo di renderli  riconoscibili ai cittadini.

I  risultati sono le segnalazioni ormai quotidiane che  arrivano agli uffici competenti, una media di 5/10 a settimana ma al di là del numero esse dimostrano che il senso civico diventa sempre più diffuso.

Sono stati individuati e repressi casi  di vandalismo e addirittura è stata sventata  una rapina in preparazione.  I volontari, attualmente una ventina, svolgono anche un lavoro di carattere sociale,  segnalano famiglie in  difficoltà e anziani soli.

L’esempio di Garlasco, che è stato realizzato con l’ausilio di un famoso criminologo, è stato studiato da diversi altri paesi lomellini. Anche a Mortara, a nostro avviso, ci sarebbero i presupposti per far nascere video –parlanti

 

 

22 - una politica comunale di …risparmio idrico      torna all'elenco ^

 

La Lomellina si sa è una terra ricca di acqua. Eppure a causa dei mutamenti climatici,  anche nel nostro territorio, la disponibilità di acqua  diminuisce costantemente. Inoltre sarà in futuro sempre più frequente il fenomeno dell’alternarsi  di periodi di grandi precipitazioni e periodi di siccità e dunque avremo un  peggioramento della qualità delle nostre riserve idriche dovute anche all’agricoltura intensiva e alla monocultura tipica della nostra zona.

E all’apposto invece  la richiesta di consumo di acqua cresce sempre di più: Ma non ci  sono in Italia politiche serie  volte al risparmio e ad una gestione oculata  di questa preziosa risorsa.

Ultimamente si stanno facendo strada  pericolose richieste di privatizzazione delle risorse idriche. Per contrastare questo tentativo la nostra Associazione insieme a diverse altre ha recentemente sottoscritto il “ Manifesto dell’acqua come  bene comune”, che  ha sede operativa  a Vigevano, raccogliendo centinaia di firme a sostegno di una proposta di legge popolare per ripubblicizzare il servizio idrico in Lombardia.

Usare meno acqua e inquinare meno, nonostante  queste siano parole d’ordine che circolano sin dagli anni 90, sono di fatto obiettivi perseguiti da pochissimi enti locali.

Eppure se lo vogliono le amministrazioni Comunali possono intervenire efficacemente su diversi aspetti ed anche sui consumi individuali.

È vero che l’acqua per i consumi civili  rappresenta solo il 15%  dei consumi totali, ma una campagna  per il risparmio idrico tra i privati rimane comunque importante perchè

-si tratta  comunque di una ingente quantità di acqua che potrebbe essere risparmiata, ed in particolare di preziosa acqua potabile.

-quasi la metà dei consumi casalinghi  è costituita da acqua calda, dunque risparmiando acqua si risparmia anche energia.

-si sensibilizza i cittadini sul valore e sulla limitatezza di questa risorsa.

 

In generale possiamo dire che per risparmiare acqua nelle case ci sono due tipi di accorgimenti.

Il primo è quello di dotare la casa di dispositivi come i limitatori di flusso degli scarichi e dei rubinetti.

Il secondo è quello di creare sistemi di recupero  delle acque piovane  o di riutilizzo delle acque grigie come ad esempio quelle dei lavandini.

 

Il ruolo dell’ente locale  da questo punto di vista è fondamentale: può infatti realizzare  campagne di sensibilizzazione, in accordo con l’ Asm e con le scuole, può applicare sgravi fiscali  a chi realizza impianti volti al risparmio, può emanare regolamenti edilizi  che incentivano la costruzione di tali impianti, può stanziare fondi per contribuire all’acquisto o alla realizzazione dei dispositivi di risparmio.

In Italia esiste una città, Bologna,  che ha creato un progetto  impostando  un nuovo modo di gestire l’acqua. Sulle case in  costruzione ad esempio è previsto  l’utilizzo di acque grigie  da destinare al wc , una volta filtrate e disinfettate. Ed anche l’utilizzo dell’acqua piovana per far funzionare la lavatrice e la lavastoviglie ,  oppure  l’utilizzo di   dispositivi  che riducono il flusso ad esempio nei rubinetti miscelando acqua e aria .

Un sistema che consente un risparmio di acqua potabile fino al 50%.

 

  

23 -  una Città Slow.       torna all'elenco ^

 

La “città slow” è una città che frena l’inquinamento, lo spreco di energia, argina la frenesia dei tempi e la dipendenza dell’automobile. In Italia è nato un vero e proprio movimento che si chiama Cittàslow, i cui valori di riferimento si ispirano alla qualità dell’accoglienza, dei servizi, del tessuto urbano, dell’ambiente, della buona tavola. I Comuni che aderiscono a questa iniziativa e che diventano città slow  sono animati da individui “curiosi del tempo ritrovato” dove l’uomo è ancora protagonista del lento, benefico succedersi delle stagioni; rispettosi della salute dei cittadini, della genuinità dei prodotti e della buona cucina; ricchi di tradizioni artigiane, di arte, di piazze, di botteghe, di caffé, di luoghi dello spirito e di paesaggi incontaminati. Vivere in una città slow è mettere in pratica un modo di vita rallentato, meno frenetico, produttivista e veloce, ma senza dubbio più umano ed ecologicamente corretto, più solidale con le future generazioni, più rispettoso del locale. Diverse città italiane hanno adottato questa filosofia inventando nuovi modi per amministrarla, risolvendo in modo positivo la falsa contraddizione tra l’apertura ospitale verso il mondo e l’orgoglio dell’appartenenza e delle specificità locali. Un esempio: il comune di Pollica in provincia di Salerno. Diventare una città slow , cosa che auspichiamo per Mortara, è dunque  scegliere una nuova filosofia per la propria  città, privilegiando i tempi e le relazioni  di qualità dei suoi abitanti.

 

     

24 - un distretto economico solidale      torna all'elenco ^

 

Si è molto parlato in Italia negli ultimi venti anni di organizzare la produzione industriale in distretti: territori dove sono presenti diverse attività produttive e di servizi fatte di piccole, medie imprese appartenenti ad una filiera integrata. L’associazione Naturalmente Lomellina ha negli scorsi anni, su questo filone,  proposto la creazione di un distretto del riso. Parlare di distretti di economia solidale significa forzare questo concetto. L’economia solidale si manifesta in tante attività accomunate da alcuni valori di fondo: il rispetto delle persone e delle risorse ambientali, l’equità nella distribuzione delle risorse e della ricchezza. Sono però attività anche molto diverse tra loro: commercio equo e solidale, agricoltura biologica, finanza etica e così via. Costruire un distretto solidale significa per prima cosa mettere in relazione tutte queste realtà presenti, anche sul nostro territorio lomellino, attraverso un sistema di informazione e comunicazione; poi attivare e sostenere le relazioni tra imprese e consumatori ed imprese tra loro, per stimolare la creazione di circoli virtuosi di acquisto e fornitura reciproci, infine dare un  sostegno collettivo per l’accesso al credito, per la cooperazione sia come  produzione che  consumo. Gli strumenti che si possono attivare sono diversi: mappature delle realtà esistente, luoghi di incontro, utilizzo di magazzini comunali, studio sulle monete locali che possono circolare all’interno del distretto.

Si tratta dunque da un lato di cercare di favorire l’integrazione e il completamento di quelle filiere produttive non del tutto complete sul territorio, come ad esempio l’agricoltura biologica o il commercio equo, e dall’altro,  creare relazioni anche non economiche tra le diverse realtà.

Per fare questo l’ente locale può contribuire a diversi livelli. Ad esempio sostenendo la domanda dei prodotti e dei servizi offerti dall’economia solidale, sensibilizzando i cittadini su questa forma di economia e promuovendo campagne per modificare in senso responsabile i consumi, creando strumenti, guide, mappature utili a far conoscere le realtà locali ai cittadini. Ma anche mettendo a disposizione consulenti e formatori che possano accompagnare le organizzazioni in fase di avvio e favorire il loro consolidamento sul territorio. Sembrano cose di un altro mondo, ma non lo sono, segnaliamo infatti che un recente convegno svoltosi a Vigevano e coordinato dalla testata “La Barriera” proponeva un approccio economico di questo tipo

 

 

25 - Una finanza etica.        torna all'elenco ^

 

 

L’interesse è più alto è quello di tutti, questo è lo slogan di una banca particolare: la Banca Popolare etica. Ma questo slogan potrebbe essere adottato utilmente anche da una pubblica amministrazione. Il movimento della finanza etica nasce per proporre un modo non speculativo di usare il denaro, come strumento di sostegno alle reti sociali e di sviluppo del territorio: sottrae inoltre il risparmio a quegli operatori che ne possono fare un utilizzo non etico (commercio di armi, sfruttamento del territorio, inquinamento del territorio, e così via). La finanza etica, attraverso la raccolta di risparmio e il suo impiego, è uno strumento di selezione delle imprese che rispettano l’ambiente e la dignità dell’uomo per favorire quelle organizzazioni impegnate nel sociale e in attività eco-compatibili, per creare relazioni e restituire al credito il significato di “dare fiducia alle persone”. Sono sempre di più gli enti localI che, nell’ambito delle loro competenze, si stanno avvicinando alla finanza etica utilizzandoli per i loro depositi, ma soprattutto come partner per le operazioni di sostegno allo sviluppo economico e sociale dei territori. In Italia ad esempio sono già socie della Banca le regioni Veneto, Toscana, Lazio, e numerose province e comuni. Una strada che riteniamo importante da percorrere anche nella nostra città.

 

26 - Risposte      torna all'elenco ^

            .
Se dovessi i rispondere alla domanda “Cosa deve fare un amministratore di un ente locale sensibile alla decrescita per mettere in pratica buone prassi quotidiane?” proverei ad indicare un percorso a tappe:
1) il primo intervento da fare è quello di rendere efficiente da un punto di vista energetico la “macchina comunale” (pubblica illuminazione, immobili come scuole, musei, impianti sportivi, biblioteche, municipi, etc.). Attraverso il coinvolgimento delle ESCO è possibile risparmiare energia e denaro migliorando al tempo stesso le condizioni ambientali. Valga su tutti l’esempio del Comune di Trezzano Rosa (MI), primo Comune in Italia ad aver adottato il meccanismo delle esco sulla pubblica illuminazione. Il contratto dura 15 anni, la società finanzia ogni aspetto (dalla realizzazione alla manutenzione dell’impianto), i risparmi generali si dividono a metà con il Comune. Risultato? 250 mila euro di risparmio complessivo, riduzione dell’inquinamento luminoso e atmosferico Poi io mi muoverei sul piano regolatore, cercando di promuovere una gestione del territorio (partecipata) che miri a razionalizzare gli spazi già occupati, introducendo per le nuove edificazioni criteri di bioedilizia. In questo senso sono molte le esperienze virtuose già avviate, come a Vezzano Ligure (SP). Il Comune ha infatti introdotto un nuovo regolamento edilizio cercando di promuovere e incentivare una modalità altra di costruzione, attraverso un percorso realmente partecipativo. Il regolamento contiene una prima parte prescrittiva che potremmo definire "classica" con le definizioni, le regole e le procedure derivanti dalla normativa nazionale e regionale; una seconda parte innovativa, non obbligatoria, che contiene le indicazioni per la progettazione, la realizzazione e la conduzione del cantiere per chi intenderà operare secondo i canoni della bioedilizia. Il Regolamento prevede il rilascio del certificato di qualità bioecologica, su dichiarazione del progettista e del costruttore attestante che le opere sono state progettate ed eseguite secondo i requisiti di bioedilizia. Il soddisfacimento del requisiti è verificato in sede di collaudo. Per gli operatori che intendono acquisire il certificato di qualità bioecologica e accedere agli incentivi previsti, il regolamento prevede corsie preferenziali nell’iter di approvazione del progetto, scomputo sugli oneri concessori, attivazione di meccanismi per il reperimento di fondi di finanziamento con la partecipazione dell'ente pubblico. Il terzo passaggio è quello relativo all’introduzione degli acquisti verdi nella pubblica amministrazione, cioè come gli enti locali possano introdurre dei requisiti ecologici nelle forniture dei beni e dei servizi al momento dell’acquisto. È forse il primo passo, ma indispensabile, per una pubblica amministrazione che non si limiti a predicare bene ma intenda realmente modificare i propri comportamenti tenendo conto delle implicazioni ambientali e sociali riducendo la propria “impronta ecologica” attraverso l’acquisto di arredi, lampade, computer, fotocopiatrici, tessuti per divise, mezzi di trasporto, materiali da costruzione, carta, etc. I Green Public Procurment sono ad uno stadio molto avanzato in tantissime realtà pubbliche (molto interessante a questo riguardo è l’esperienza della Provincia di Cremona). Fatti questi passaggi, risulta fondamentale incentivare i cittadini all’introduzione di nuovi stili di vita che consentano il risparmio di risorse, di energia, la riduzione dei rifiuti e degli inquinamenti, consentendo contemporaneamente anche un risparmio economico ed un miglioramento della qualità della vita. A questo proposito vale la pena conoscere il progetto “CambieReSti?” (consumi, ambiente, risparmio energetico, stili di vita) che il Comune di Venezia sta sperimentando insieme ad oltre 1200 nuclei familiari del territorio. Il progetto sta dando la possibilità alle famiglie iscritte, per dieci mesi, di incontrarsi insieme e discutere su quali siano le soluzioni possibili per consumare meno e meglio. Sono stati attivati 40 gruppi in tutto il Comune, con un formatore che accompagna queste famiglie nel lavoro di ricerca, nelle informazioni sugli incentivi esistenti, su come e dove trovare materiali e servizi ecologici. Ad ogni nucleo coinvolto è stata distribuita una guida contenente informazioni e consigli utili per modificare i propri consumi e comportamenti. Il progetto si prefigge l’obiettivo di fornire a tutti i partecipanti l’accesso agevolato ad informazioni su consumo critico, possibilità di risparmio energetico, riduzione dei rifiuti ed opportunità di finanziamento esistenti a livello locale e nazionale; occasioni di formazione e scambio, supporto al cambiamento e al monitoraggio dei cambiamenti effettuati, un’assistenza costante attraverso il contatto telefonico e personale con i responsabili del progetto; incentivi materiali al cambiamento, nella forma di beni e servizi che vengono distribuiti alle famiglie partecipanti nelle varie fasi della sperimentazione..

Impronta ecologica della “macchina comunale”, gestione del territorio responsabile, introduzione di nuovi stili di vita nella comunità. Penso siano questi i punti irrinunciabili di un ipotetico programma per un amministratore che in campagna elettorale si dichiari vicino alla descrescita. Purché tutti questi progetti non diventino una scusa dietro cui nascondere politiche energivore. Mi spiego: la raccolta differenziata ha un senso solo se alla fine dell’anno sono riuscito a convincere i cittadini a produrre meno rifiuti; i pannelli solari servono se prima ho reso efficiente da un punto di vista energetico l’edificio sul cui tetto ho deciso di installare il pannello; la carta riciclata negli uffici è ottima ma non ha alcun senso se poi non si usa il fronte retro e si sprecano una montagna di fogli per niente; il nuovo quartiere impostato secondo i criteri della bioedilizia sta in piedi se prima ho verificato la necessità di costruirlo, il quartiere.

L’associazione dei Comuni Virtuosi sta raccogliendo decine di progetti e sperimentazioni concrete che vanno in questa direzione, ogni giorno. Dalla mobilità sostenibile al risparmio dell’acqua, dalla riduzione degli imballaggi alle banche del tempo, dall’utilizzo dei biocarburanti alla progettazione partecipata. Centinaia di amministratori locali stanno, di fatto, costruendo quelli che potremmo chiamare, con un po’ di fantasia, i Municipi della Decrescita. Perchè dunque non mettersi in rete ed iniziare a sperimentare tutto questo?

 

 

27 - più  strumenti per l’Agenda 21 locale      torna all'elenco ^

 

È certo che ormai il nostro pianeta si trovi in un periodo di mutamenti climatici dovuto anche all’impatto degli interventi umani. Ormai quasi tutti gli scienziati concordano sul fatto che l’effetto serra produrrà cambiamenti che avranno un impatto considerevole sul pianeta e sulla nostra vita. Il protocollo di Kyoto entrato in vigore nel 2005 impegna i Paesi sottoscrittori ad intervenire per arginare il fenomeno, ma la maggior parte dei Paesi, tra cui l’Italia, è ancora molto lontana dal raggiungere gli obiettivi prefissati. L’ente locale norma i comportamenti delle imprese e dei privati, incentiva o disincentiva certe pratiche, informa ed educa i cittadini, è un importante consumatore esso stesso ed è spesso azionista di molte aziende che forniscono energia, acqua e che smaltiscono i rifiuti: può svolgere dunque un ruolo fondamentale. In Italia quasi il 17% del PIL riguarda i consumi delle Amministrazioni: si tratta di una notevole capacità di spesa che, unita alla possibilità di influenzare le politiche e il comportamento dei privati, può fare la differenza.

Molti enti locali, tra cui anche Mortara, hanno aderito in questi anni all’Agenda 21. Agenda 21  è il Piano d’Azione delle Nazioni Unite per promuovere lo sviluppo sostenibile nel Ventunesimo secolo. Si tratta di un processo volontario che, sulla base delle emergenze e criticità locali, porta a promuovere politiche ed azioni di sviluppo sostenibile da parte delle amministrazioni locali. Il processo di Agenda 21 locale è molto diffuso in Europa, infatti sono più di 4000 le amministrazioni locali, di queste circa 500 sono italiane, che, aderendo ai principi della carta di Aalborg, hanno avviato tale processo. L’Agenda 21 permette di riformare gli strumenti tradizionali di gestione del territorio come i piani regolatori o i piani  di settore aumentando in tal modo la loro efficacia e la loro effettiva capacità di governo. Trovare ed applicare nuove tecnologie che rendano il nostro stile di vita più equilibrato rispetto all’ambiente non è dunque utopia ma un insieme di interventi concreti oggi possibili. E tuttavia l’agenda 21 locale  che comunque ha prodotto in questi anni interessanti spunti  tematici e conferenze pubbliche  per decollare pienamente ha bisogno di avere meno lacci e laccioli.

E soprattutto più  entusiasmo da parte del potere istituzionale di cui è emanazione.

In pratica è necessario far funzionare l’ufficio comunale di segreteria che faccia da raccordo tra i portatori di interessi diffusi e la macchina comunale, trovare in bilancio un minimo di finanziamenti per poter disporre di strumenti di analisi  adeguati, concedere maggiore attenzione alle proposte elaborate , ma soprattutto  credere profondamente nell’importanza e nelle capacità elaborative  di questo strumento di partecipazione  cittadina.

 


 28 - Investire nel volontariato      torna all'elenco ^

Lo sappiamo: una società moderna si riconosce per come si comporta verso i suoi elementi più deboli, di come risponde ai disagi delle persone. La verità è che il modello di società in cui viviamo, ma anche quello che stiamo costruendo, non può fare a meno dell'impegno del volontariato. La qualità di vita di una città  si riconosce anche da quante persone decidono di usare il proprio tempo, che è una ricchezza al pari del denaro, forse anche più preziosa, per gli altri. Non sempre chi sta male, chi chiede di avere una risposta ha bisogno di denaro.
A volte basta che qualcuno gli dedichi un po' di tempo. Pensiamo  ai nuovi disagi della nostra epoca, come la solitudine, come il senso dell'abbandono. Sono problemi nuovi che crescono con il cambiamento della società, che diventa più anziana e spesso più sola. Ma anche al bisogno di integrazione degli stranieri, al bisogno di un abbraccio corale di chi ha malattie fisiche oppure alla voglia di raccontare di  chi ha "dentro " passioni  nei campi della cultura, dell’arte, nelle altre moltissime  espressioni dell’ingegno umano.

Non esiste un settore, un momento della nostra vita in cui il volontariato non investa il proprio tempo, non usi questa ricchezza per produrne altra. Dal sociale alla cultura, dal tempo libero allo sport. In un recente convegno ad Abbiategrasso alcuni relatori hanno sostenuto la tesi, profondamente vera, che se per caso improvvisamente nel corso di una notte, fossero spazzate via tutte le mille forme di associazionismo volontario, il nostro Paese ne sarebbe spaventosamente impoverito. Anche Il nostro welfare, che ha dato frutti importanti in passato, è arrivato a un momento in cui richiede un aggiornamento. Per questo il contributo del volontariato è  fondamentale anche  perché ha il polso di molte situazioni difficili, conosce i punti deboli del sistema. Ma il contributo del terzo settore è indispensabile anche in altri settori oltre al sociale, perché strategico in una visione di lungo periodo. Volontariato significa anche partecipazione. Ed è nella partecipazione, quindi, nel principio di sussidiarietà che si permette a ogni membro di una comunità di essere protagonista della costruzione del futuro.

Se è possibile trovare esempi di cosa significa modernità, il volontariato è certamente uno di questi.


È perciò indispensabile valorizzarlo, conservarne le qualità, aiutarne la crescita.

A Mortara esistono decine di associazioni che operano in diversi campi e settori di intervento.,

Però spesso lavorano solo per la propria mission, non si coordinano , non si confrontano non si mettono in rete, non creano massa critica.

I centri di servizi di volontariato sono nati per questo, a Vigevano e a Pavia essi sono molto attivi nel finanziare iniziative, proporre corsi e conferenze, dare disponibilità tecnica , amministrativa, burocratica ecc.

Però a Mortara si sente forte la necessità di ricreare,  con lusinghieri risultati, di nuovo, un coordinamento delle associazioni di volontariato. Come esisteva  una decina di anni or sono. Che permetta lo scambio delle  proprie idee, dei propri progetti, che metta in   rete bisogni e disponibilità.

Una mancanza da colmare al più presto.

29 - più attenzione all'associazionismo      torna all'elenco ^

 

Il mondo associativo come del resto quello del volontariato, rappresenta per ogni  città una importante manifestazione di vita civile perchè racconta  le forme, i modi di sentire, i linguaggi di una intera comunità.

In qualunque settore l’associazionismo  opera, culturale, sociale, ambientale esso crea sempre aggregazione di bisogni e spesso elabora anche risposte originali.

Il mondo associativo insomma è una risorsa per l’ente pubblico da tenere in somma  considerazione, vorremmo dire di più: coccolare, interpellare, sostenere .

 

 

Perchè rappresenta un antidoto ai non luoghi  di cui parla l’antropologo  Marc Augè che stanno dilagando nelle nostre città.

Un antidoto all’esclusione , all’individualismo, all’inerzia, al pessimismo.

A Mortara  esiste un vasto tessuto associativo ma stranamente si vivono rapporti privilegiati con alcune associazioni, chiusura verso altre. Ma soprattutto si respira  una concezione autarchica per cui le istituzioni pubbliche diventano autoreferenziali, organismo incapace di  dare spazio alla proposta culturale, e questo nonostante  tutta la legislazione esistente sulla sussidiarietà  e  le tante  esperienze innovative messe in atto su questi temi  in molte città italiane.

E diventa oggettivamente  uno spreco  vedere per tanti mesi all’anno le poche strutture comunali  chiuse o non concesse al mondo associativo  per iniziative pubbliche  se non a prezzi commerciali.

Spreco di riscaldamento ma soprattutto di opportunità perse.

Cosa potrebbe dunque fare un ente pubblico?

Aprire le porte al mondo delle associazioni, offrire luoghi di incontro, strumenti, pubblicità, stimoli, calendarizzare le proposte, sostenerle, valorizzarle farle diventare sempre più qualitative  e diffuse.


30 - Ufficio ascolto per i cittadini e relazioni pubbliche       torna all'elenco ^

Proponiamo per la città di Mortara la creazione di un ufficio  relazioni pubbliche che svolga essenzialmente due funzioni:


 - Attività di ascolto (con orari a sportello prestabiliti) per  aiutare qualsiasi cittadino a districarsi nei meandri della burocrazia pubblica o anche semplicemente per raccogliere segnalazioni di disservizi  o disagi che  talvolta sfuggono agli occhi degli amministratori ma  che sempre vengono subiti da chi vive in quella via , in quella piazza  ecc..

 - Divulgare attraverso articoli ai giornali locali, ma anche con  proprie iniziative il perché delle scelte e dei costi  sostenuti.

 
 Esistono a questo proposito già diverse esperienze di altri comuni ed un supporto ministeriale in merito. www.urp.it

L'ufficio potrebbe inoltre avvalersi di gruppi di volontari delle tante  associazioni Mortaresi soprattutto per svolgere le funzioni di centro di ascolto ma  anche per le iniziative di divulgazione.

Crediamo che la corretta gestione di questo ufficio sia importante  soprattutto per avvicinare il semplice cittadino alla vita pubblica e  politica della città. Una città dove tutti possono partecipare e sentirsi  responsabili; una città al contempo solidale poiché viene incontro alle  esigenze dei più deboli e più sicura perché sorvegliata da chi la vive.

 

 

31 - Un consiglio comunale dei Ragazzi mortaresi       torna all'elenco ^

 

 

Il Consiglio Comunale dei Ragazzi  è un'attività sperimentale diffusa in tutta Italia  che permette ai ragazzi delle ultime classi delle scuole primarie e a quelle delle scuole Medie di una città di portare il punto di vista e la voce dei giovani cittadini all’interno del Municipio e nel paese. Non è solo un intervento educativo sui ragazzi ma un impegno che coinvolge tutto il mondo adulto.

Il Consiglio rappresenta una possibilità concreta grazie alla quale i bambini possono prendersi cura del proprio territorio e intervenire sulle cose che li riguardano. La definizione “Consiglio Comunale dei Ragazzi” è puramente simbolica, nel senso che l’esperienza non prevede l’imitazione del Consiglio degli adulti e neppure la ripresa di un tipo di lavoro formale e istituzionalizzato.

Il  Consiglio è il luogo per proposte e suggerimenti, uno spazio formalizzato di consultazione, di dialogo tra bambini e istituzioni, ma anche un motore per sviluppare e rendere reali le idee dei ragazzi

Caratteristiche:  Il Consiglio Comunale dei Ragazzi deve essere un luogo dove i ragazzi si riuniscono per esprimere le loro opinioni, confrontare le loro idee, discutere liberamente nel rispetto delle regole. Il Consiglio Comunale dei Ragazzi deve essere la sede dove i ragazzi elaborano proposte per migliorare la città in cui vivono, collaborano a prendere decisioni importanti che riguardano il loro territorio, cercano soluzioni a problemi che li riguardano portando il contributo di tutte le classi che partecipano al progetto.

 Nel Consiglio Comunale dei Ragazzi, i ragazzi sono cittadini protagonisti.  Il Consiglio Comunale dei Ragazzi ha finalità e competenze proprie, quindi una sua specificità rispetto al Consiglio Comunale degli Adulti.

 Il progetto del Consiglio Comunale dei Ragazzi coinvolgerà tutti i ragazzi dai nove ai quattordici anni e l’esperienza sarà condotta sotto l’attenta regia delle scuole del territorio in quanto

 - la scuola è il punto di riferimento di tutti i ragazzi;
 - a scuola nasce l’abitudine di stare con gli altri e a confrontarsi;
 - nella scuola è più facile lo scambio di esperienze e idee tra elettori e rappresentanti;
 - la scuola deve avere un ruolo importante nell’educare i ragazzi ad occuparsi delle problematiche del territorio.

La scuola, con le sue risorse e le sue competenze, opererà affinché il Consiglio Comunale dei Ragazzi sia una esperienza  positiva e rimanga al di fuori di ogni riferimento ai partiti.

 

32 – Più  attenzione alle periferie e in particolare alle Frazioni orientali       torna all'elenco ^

 

Ad esempio risulta che alla frazione Cattanea circolino camion di grandi dimensioni che  raggiungono un’azienda locale, che già  hanno  danneggiato  gli spigoli della chiesa  e che il problema  potrebbe essere superato da una bretella  alternativa al passaggio in frazione.

Viene richiesta più attenzione  da parte dei vigili comunali   per Via Milano , che è ormai diventata una strada molto frequentata e che la sera si trasforma in  una pista  di formula uno. Forse qualche dissuasore di velocità potrebbe arginare il problema.

Si richiede un intervento  presso gli enti telefonici competenti in quanto le linee sono carenti ed in caso di  forte maltempo i collegamenti telefonici si interrompono  anche per diversi giorni.

Si segnala il bisogno di una farmacia - ambulatorio dover poter trovare medicinali da banco , o medicinali  su prenotazione con ricetta medica, ma anche personale infermieristico  per piccole medicazioni, iniezioni, pressione ecc.

Si sente l’esigenza di un locale pubblico di incontro e aggregazione culturale, di un piccolo mercato locale e di un controllo sugli odori e sulle emissioni acustiche nonché il ripristino della centralina  di controllo della qualità dell’aria, in passato istallata  presso la scuola di Casone dei Peri e ora  tolta.

In generale la richiesta più pressante è per una  maggiore considerazione e interscambio tra frazioni e amministrazione comunale, che si può riassumere nella richiesta di una particolare attenzione ai bisogni specifici delle periferie della città.

 


33 - Servizio Civile       torna all'elenco ^

 

Il servizio Civile nazionale Volontario nasce con l’obiettivo di  favorire la realizzazione di principi di solidarietà sociale, di promuovere la cooperazione  e la solidarietà con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona ed all’educazione alla pace tra i popoli.

Chi svolge  servizio civile partecipa  anche alla salvaguardia del patrimonio  ambientale, storico, artistico, culturale di una città  ed un mezzo di grande importanza per la  formazione civica  e professionale del ragazzo o della ragazza che sceglie questa esperienza. Ma rappresenta una fonte di grande soddisfazione  anche per le amministrazioni comunali  che li utilizzano per rispondere ai bisogni più impellenti della propria società civile.

Anche le Ong e le associazioni non profit di un territorio  possono usare queste risorse e a Mortara diverse associazioni già le  utilizzano positivamente.

Il servizio Civile rappresenta  dunque la possibilità per i giovani  tra i 18 e i 29 anni di  dedicare  un anno della propria vita  agli altri, acquisendo nel frattempo  conoscenze ed esperienze  e maturando una propria coscienza civica. Che tramite convenzioni con gli Enti locali può essere trasferita e messa al servizio anche di un Comune.

E lì operare attraverso progetti nei settori del welfare, dell’assistenza, della cooperazione.

A Mortara in passato esisteva una convenzione per l’utilizzo di obiettori di coscienza, cioè di giovani che avevano optato per l’obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio, in mancanza di una legge specifica che istituisse il servizio civile . Convenzione ad un certo punto non più rinnovata  per futili motivi. Crediamo che esista oggi  a Mortara un bisogno diffuso di assistenza  presso singoli cittadini che si trovano  in oggettive difficoltà materiali, di solitudine, di salute, ma anche necessità di intervento  mirati a diffondere nelle scuole culture di pace e non violenza e infine situazioni  di emergenza ambientale, di tutela del patrimonio naturalistico, di sensibilizzazione ecologica.

Per questo riteniamo che la richiesta di ragazzi in servizio civile ad operare in Città  non potrebbe che aumentare la qualità della vita di molti cittadini

 

 

Conclusioni:      torna all'elenco ^

 

Di tutte le proposte che abbiamo raccontato, abbiamo a disposizione  materiale informativo, contatti, atti di convegni, ecc  che naturalmente saremo felici di mettere a disposizione di chi ce li chiederà.

 

Il fine che ci siamo proposti con questa nostra iniziativa, con questa piccola guida alle buone pratiche amministrative locali deriva  dalla constatazione che la dimensione locale , per noi,  è molto importante. Perchè è quella che è più a diretto contatto  con le persone in carne ed ossa, non con l’opinione pubblica di cui si parla sempre, ma che non si sa poi cosa sia realmente, ed è quindi  sollecitata , stimolata, obbligata a dare risposte  e spesso ad inventare cose nuove.

 

Perchè siamo sempre più convinti  di limiti e dell’insostenibilità di un pensiero unico che riduce i diritti a merce, che restringe gli spazi di democrazia, che affida tutto al mercato e alla competizione, che considera  gli istituti e le comunità locali oggetti di scelte e decisioni prese in altre sedi,  sempre più lontane e inaccessibili.

 

Noi pensiamo che Mortara abbia la forza, la capacità, l’intuizione e la saggezza per diventare un luogo bello in cui vivere, lavorare e creare futuro per i propri figli. Una città  dove regni l’inclusione, la solidarietà, l’apertura, una città che tenga  forte nel cuore le proprie radici ma che non abbia paura di cambiare. Insomma non una città “liquida” come quelle studiate dal sociologo Zygmunt Bauman ma una città meravigliosa come le città invisibili di Italo Calvino.

 

Per questo abbiamo messo in queste proposte la nostra dimensione privata e collettiva, per questo facciamo i nostri auguri migliori al nuovo sindaco della Città di Esteban, che come Mortara,  andrà alle elezioni tra poche settimane!

 

  

Mortara,  2 maggio 2007

Associazione culturale “Il villaggio di Esteban” – MORTARA