”Trentatre
idee per il futuro sindaco della nostra città”. Nella primavera del 2007 a Mortara
ma nello stesso giorno anche nel mitico
Villaggio di Esteban , nato
dalla fantasia di Marques , si andrà ad eleggere un nuovo
sindaco. Per questo e a partire da oggi si
leveranno dalla
nostra associazione trentatre
progetti che ci piacerebbe che il nuovo sindaco
facesse propri.
Progetti culturali, sociali, ambientali ed economici
per trasformare la nostra città e
renderla più piacevole da vivere, più ricca di relazioni, più colorata
e
solidale. Spazieremo su molti argomenti;
parleremo di esco,
di servizio civile, di bio edilizia, di gruppo d'acquisto, di
volontariato, di
biciclette e mobilità sostenibile. E poi di
stranieri, di diritti
negati ai bimbi di oggi, di valorizzazione turistica, di
consiglio
comunale dei ragazzi, di banca del tempo, di orti comunali,
di adesione
alle reti di Nuovo municipio, al coordinamento
enti pubblici per la pace, di adesione all'associazione dei
Comuni
virtuosi. E ancora di mense
biologiche, di tesorerie
non armate, di appalti puliti, di bilanci sociali ed ambientali, di
distretti
di economia
solidale , di università
della terza età, di nuovi stili di vita, di finanza etica, di spazi di
aggregazione e culturali. E di molto altro ancora Invieremo come stiamo
facendo ora le nostre
proposte ai portatori di interesse
della
città, ai giornali in primis ma anche ai consiglieri comunali, alle
associazioni no profit, a
quelle ambientaliste
e culturali
cittadine , ai nostri soci, al nostro sito web. E a molti
altri ancora
chiedendo a tutti di raccogliere le idee e farle crescere. Raccoglieremo infine tutte le
nostre proposte in un
unico documento che presenteremo alla città in
primavera con la
richiesta ai candidati sindaci di assumerli all'interno dei
rispettivi
programmi elettorali. Riteniamo giusto ed
importante che una
associazione culturale come la nostra, piccola se volete, ma
sicuramente
vivace, voglia
inserirsi nel
dibattito cittadino . Promuovendo così nel più
assoluto rispetto di ogni “altro”
convincimento la
nostra voglia di
immaginare una
città migliore
, una città insomma
sempre più ricca di narrazioni
individuali e collettive. La redazione de “Il Villaggio di
Esteban” Documento
completo in .pdf: vai > Creare
in Città o collaborare
perchè in lomellina possa nascere un Centro di documentazione e di
studi sulla
risaia. Ne
sentiamo il bisogno perchè
dalle nostre ricerche, dai tanti testi di autori locali che abbiamo
ascoltato emerge
forte la richiesta di
una
razionalizzazione della
documentazione storica
e iconografica
della risaia, un
elemento ambientale che
è sempre presente
nella nostra storia di
ieri e di oggi. Una
documentazione
questa che è vasta ma dispersa
e che potrebbe così rimanere con il suo fascino e la sua espressività anche per il
futuro. Sappiamo
anche che già molti studiosi e ricercatori lomellini lavorano in questa
direzione e per questo proponiamo l’assunzione forte di questa proposta
che
potrebbe avere queste caratteristiche: -Raccolta
di tutte le ricerche
e studi già realizzati. -Raccolta
di materiale
letterario,sonoro, visivo. -Raccolta di foto, filmati,
registrazioni audio, poesie
dialettali,testimonianze orali e proverbi. Sappiamo
che una parte
importante della storia e della cultura della lomellina
passano fortemente
anche attraverso le
testimonianze orali
ed i proverbi. La cultura popolare ha
infatti la stessa dignità della
cultura
dotta . Inoltre la “piccola storia” quella che peraltro non abbiamo mai
studiato sui nostri libri di scuola, ovvero la storia delle classi
subalterne e
di periferia può
essere altrettanto
importante della “grande storia”. Una
cultura orale scompare nel
momento in cui interpreti e testimoni non sono più in grado di
trasmettere il
proprio messaggio, con il patrimonio di conoscenze necessario alla vita
quotidiana, alle generazioni seguenti. Cos’é
successo e sta succedendo
anche in Lomellina, la lingua e le forme che questa cultura esprimevano
e in parte ancora
esprimono, tramandate in
ambito familiare e all’interno delle comunità non sono più in grado di
esercitare la loro funzione da quando i diretti protagonisti della
civiltà
della terra e della
fatica sono usciti
silenziosamente di scena in questo secondo dopoguerra. Ma la memoria
del loro lavoro
e della loro cultura, spirituale e materiale, il loro dialetto, i loro
proverbi
rimangono ancora vivi e ci offrono una traccia per
tornare a
mettere insieme , e a ritrovare, la continuità che esiste
tra passato e
presente. Cosa
intendiamo per cultura
popolare? In
genere con il termine
“cultura” si riferisce alla cultura “dotta”, quella dei libri e delle
persone
che hanno studiato. In realtà esiste anche una cultura creata da gente
comune:
si tratta della cultura popolare. Mentre
la cultura dotta si
serve e si è servita della scrittura e
della lingua italiana, quella popolare è stata tramandata oralmente e
ha
utilizzato il dialetto. Le
creazioni della cultura
popolare sono i canti, le fiabe, le filastrocche, i proverbi, i modi di
dire,
ecc. I
luoghi in cui questi
venivano tramandati erano
la famiglia, la stalla, i campi, le
osterie, ecc. Negli
ultimi trenta o
quarant’anni questo patrimonio si è andato però perdendo a causa dei
cambiamenti socio-economici avvenuti in Italia. L’industrializzazione
ha
costretto milioni di persone ad abbandonare i lavori tradizionali (in
campagna
o nell’artigianato) e i paesi d’origine per trasferirsi in altre
regioni e
nelle città per diventare operai. Questo sradicamento dalla propria
terra e
dalla propria cultura ha provocato grossi cambiamenti nel modo di
vivere e di
pensare delle persone (si pensi solo alle difficoltà di inserirsi in
una
comunità estranea, con abitudini, usi, dialetti, diversi dai propri,
che hanno
incontrato gli immigrati). I
giornali, la radio, la
televisione, hanno contribuito alla diffusione della lingua italiana
ma, allo
stesso tempo, hanno proposto modelli di comportamento e di
intrattenimento
uguali per tutti, indipendentemente dall’origine culturale e dalla
classe
sociale di ciascuno. Per esempio molte persone, trascorrendo parte del
tempo
libero davanti alla televisione sono indotte a vedere nello stile di
vita
proposto valori positivi a cui uniformarsi, in contrasto con il vecchio
modo di
vivere dei loro padri e nonni, sentito come espressione di arretratezza
e
ignoranza. Con
la scolarizzazione di massa
tutti i bambini hanno avuto la possibilità di acquisire un certo grado
di
istruzione. Questo è stato senz’altro positivo, tuttavia la scuola ha
imposto a
tutti un unico modello linguistico: l’italiano letterario, dimenticando
i
dialetti, anzi correggendo tutte le espressioni dialettali, e questo ha
indotto
tutti i genitori a
insegnare a parlare
esclusivamente in italiano ai propri figli. Altro
aspetto importante della
cultura dei nostri nonni è sicuramente l’abilità al risparmio
famigliare. La
nostra è ormai una società che misura il proprio stato di benessere
attraverso
il consumo; studiare e capire come sia veramente possibile vivere in
maniera
decorosa con pochissime risorse economiche come hanno fatto per anni
nostri
nonni sarebbe non solo importante per la comprensione della storia ma
fondamentale per programmazione di un futuro sostenibile. Molte
espressioni della cultura
popolare sono ormai presenti solo nella memoria degli anziani. Noi
riteniamo
che tutto questo sia estremamente importante
e che pertanto
abbia un forte
significato il loro
recupero anche
attraverso un Centro di
documentazione e di
studio. Il
tempo è da sempre una
risorsa preziosa e strategica da
investire con attenzione, da valorizzare anche attraverso nuove
modalità. Diverse
persone ci hanno
chiesto di proporre
la nascita di una
banca del tempo. Un’idea che facciamo
nostra, perché crediamo rappresenti
un valore aggiunto quale mezzo per aumentare
le relazioni e gli
incontri tra le
persone. Rilanciamo dunque
l’idea, raccontando di cosa si tratta
. Una
banca del tempo è una banca a
tutti gli A
prescindere dall'età, dalla
professione e dal titolo di studio, il tempo scambiato ha uguale valore
perchè viene
contabilizzato in ore. Gli anziani possono offrire l'esperienza
accumulata, i
giovani possono ricambiare aiutandoli a mantenere abitudini piacevoli (
passeggiate, pittura, giardinaggio, spostamenti, cura della persona,
ecc.)
Attraverso la fiducia tra le persone si può migliorare la qualità della
vita. È
questa la grande forza e l'immenso valore di una banca del tempo: si
offre ai
soci e alla città l'opportunità
di
mettere in circolo saperi, talenti e risorse spesso non valorizzate,
escludendo
naturalmente le prestazioni
professionali. Nessuno
è creditore o debitore
nei confronti del socio da cui riceve una prestazione: questi a sua
volta ha
ricevuto o riceverà un'ora da un altro socio. Alla fine dell'anno i
conti
devono andare in pareggio A
scambio avvenuto, gli assegni
saranno depositati presso lo sportello e verrà stilato periodicamente
un
estratto conto. Le attività oggetto di scambio possono essere
moltissime, in
alcune banche, ne abbiamo contate oltre duecento! Chi
scambia compie un gesto
rivoluzionario: libera il tempo. Lo libera da ogni rapporto economico.
Nella
banca del tempo un'ora vale sempre un'ora, a prescindere dal servizio
scambiato. Chi partecipa alla Banca lo fa per molteplici ragioni: avere
un
miglior rapporto con un bene che tutti possediamo e che spesso gestiamo
male,
il tempo, allargare
la cerchia delle
proprie conoscenze, partecipare ed essere cittadino attivo. Per
questo crediamo che la
nascita di una banca del tempo potrebbe
essere un obiettivo prioritario della nostra città . Proprio perchè ci
accorgiamo ogni giorno che
spesso le nostre
strade vivono nell'insicurezza,che
noi viviamo nella
paura del diverso, nel
timore di perdere quel poco, o quel tanto, che possediamo . E dunque
c’è un
forte bisogno di
creare i nuovi ambiti
di socialità,offrire spazi
e competenze
per la nascita di nuove forme di economia alternativa e solidale.. Il
ruolo del Comune potrebbe essere
quello di levatrice, di soggetto che
contribuisce a far nascere una nuova esperienza perchè ne condivide i
valori,
le finalità e ne vede l'utilità per la collettività cittadina. In
Italia ci sono centinaia
di esperienze di
questo tipo e tra
l’altro costano praticamente nulla, un computer, un tel All’estero
le esperienze di
questo tipo, ancora più diffuse, acquistano altri nomi come i Tauschring, in Germania, i
Tronc du services
in Francia, i lets in Inghilterra ecc. ma tutte rispondono ad un
bisogno
imperativo. Quello di ricreare e moltiplicare la
rete di relazioni tra le persone di una
città, insomma un po’ la versione moderna di quelle che una volta si
chiamavano
semplicemente “relazioni
di buon
vicinato”. Ne
sentiamo forte il bisogno. L’aumento
costante della presenza
di cittadini stranieri anche nella nostra città conferma il trend in
crescita
di questo fenomeno ovunque e dunque
rappresenta un segno evidente della dimensione strutturale
del fenomeno
immigrazione. La
dimensione multietnica, che
caratterizza anche la nostra realtà locale è la logica
conseguenza di processi ormai inarrestabili,
che trova ragioni nella speranza di un’esistenza migliore, un mondo in fuga spesso da
situazioni tragiche
di
fame e di guerra nelle quali
continua a sprofondare il Sud del mondo. L’immigrazione
del resto, in
tutta Europa, è da tempo non più un fenomeno passeggero ma un fenomeno
che
mette radici e che coinvolge in pieno la società civile. Secondo
gli ultimi dati fornitici
lo scorso anno dal Comune di Mortara
si
é passati in città da una popolazione di
326 cittadini stranieri del 1999 ai 539 del 2002, e ancora ai 750 cittadini
stranieri del 2004
, in rappresentanza di ben 52 diverse
nazionalità. È
arrivato il tempo, crediamo di
dare a questo popolo che viene da lontano, improrogabili risposte di
riconoscimento e di aggregazione.
Una
politica di integrazione è a
nostro avviso urgente e deve principalmente favorire la costruzione di
relazioni
positive tra cittadini autoctoni e immigrati da cui possa derivare una
progressiva e positiva evoluzione della cultura e dei valori della
società nel
suo insieme, tale da garantire a tutti, italiani e stranieri, una
condizione di
vita normale. È
infatti la gestione positiva
delle dinamiche dell'accoglienza e dell'integrazione la condizione per
promuovere anche
nella nostra città
rapporti di convivenza reciprocamente arricchenti tra le diverse
componenti
culturali ed etniche. Per
questo riteniamo importante,
che come del resto
è avvenuto in molte
altre città
lomelline e italiane , si
promuova la creazione
uno Sportello
Stranieri comunale, punto di riferimento per
tutti i migranti con la funzione
di sostenere
e accompagnare la
persona immigrata nel percorso di auto-promozione anche attraverso
l’ausilio di
mediatori linguistico-culturali, al fine di dare risposte concrete ai
bisogni
principali che essi esprimono: casa, lavoro, credito, cultura,
socialità,spiritualità,salute ecc. Uno sportello stranieri dunque capace di
accogliere, leggere e
decodificare la domanda e il bisogno di cui il cittadino straniero è
portatore,
aiutandolo nella costruzione di un percorso di inserimento nel tessuto
sociale,
coerente con la loro prospettiva migratoria. Sappiamo
che migranti e
Mortaresi sono oggi in
città due realtà distinte che si
osservano, alle volte si parlano ma rimangono comunque mondi separati.
Sappiamo
che questa separazione ed
il
massimalismo di chi li giudica estranei
al corpo sociale della
città produce
sempre più incomprensione
e paura. È
una spirale che si autoalimenta
e non trova sbocchi se non in alcuni interventi, peraltro di grande
spessore
solidaristico, da
parte di
associazioni o
comunità religiose locali. Ed
è per proprio per questo, per
fare sì che le nuove generazioni di migranti si sentano non più diversi e
corpo estraneo, sovente
odiato o
sopportato , ma parte integrante e riconosciuto della
città, che riteniamo
non più
procrastinabile la realizzazione
di uno sportello istituzionale che
lavori per una città che non guarda ai passaporti
o ai colori della pelle e che
garantisca a tutti la più alta qualità di
vita nel pieno rispetto delle differenze, della legalità ma anche degli
aspetti peculiari e
innovativi, delle
civiltà e dei valori dei quali i migranti sono
comunque portatori. In
un’epoca dominata
dall’individualismo, dall’ E
allora perché non creare una
opportunità alla quale chiunque possa accedere, una scelta nella quale
si
possano coniugare benessere fisico e mentale in una attività che non
richiede
particolare impegno se non quello che ciascuno ritiene di dedicare. Basta
ricercare un’area di
proprietà comunale di adeguata superficie, recintarla, provvedere ad
una presa
d’acqua, su Ai
candidati sindaci suggeriamo
questa iniziativa, come razionalizzarla e come adottare opportune
regole di
gestione sarà loro compito; a noi piace molto perché già immaginiamo la
gara a
chi coltiverà i finocchi più grossi o riuscirà ad ottenere le primizie
ma,
soprattutto, ci illudiamo di vedere tanta gente che in armonia l’uno
con
l’altro, avranno occasioni diverse per socializzare, collaborare e
confrontarsi. Mettere
le mani nella terra
ricarica lo spirito e la mente, rasserena e combatte lo stress che ci
perseguita ogni giorno e giova ad un fisico divenuto troppo spesso
sedentario. Se
questa nostra proposta non
troverà consenso o se, realizzata, dovesse dare risultati negativi, ne
saremmo
profondamente dispiaciuti convinti come siamo della sua bontà. In ogni
caso
crediamo valga la pena tentare anche perché, a ben pensarci, i costi di
realizzazione sono veramente irrisori. Al
nuovo sindaco chiediamo di
pianificare la città tenendo
conto anche
dei bambini sottoscrivendo ed attuando Una
carta sottoscritta finora da
oltre 300 città in tutta Europa che propone azioni positive,
attraverso nuovi
spazi, attrezzature, servizi in modo
da
costruire un paesaggio urbano in equilibrio con il
contesto naturale Perché? Fino
a poche decine di anni fa la
strada era dei bambini, o meglio era anche dei bambini. La città era il
luogo
dell’incontro, dello scambio, del passeggio. Per questo doveva essere,
ed era,
ricca di monumenti, di sorprese, di prospettive sempre nuove. L’interesse
delle persone era
quello di uscire di casa e di vivere la città: di frequentarne le
strade, le
piazze e i luoghi di incontro. La casa era un luogo importante ma
semplicemente
legato alle funzioni primarie, mangiare, dormire: tutta la vita
sociale, gli
interessi, il divertimento, si collocavano negli spazi pubblici della
città. Oggi
sembra tutto completamente
rovesciato. La casa è diventata ricca e confortevole, un luogo difeso
verso
l’esterno, rassicurante e rilassante verso l’interno. La città è
diventata
ostile, la si vive come un pericolo da evitare. In
questa città organizzata la
strada è diventata il luogo delle
macchine, dei loro spostamenti veloci, dei loro parcheggi. I
marciapiedi si
sono ristretti, tanto tutti si muovono dentro
alle loro auto. La
città risponde così alle
esigenze dei cittadini adulti e produttivi. Gli altri quelli più deboli
come i
bambini pr Insomma
nelle nostre strade si
vedono sempre meno anziani e bambini. Certo
nella città moderna si pensa
anche ai bambini, si dedicano a loro spazi e servizi, dalla cameretta
in casa
al giardinetto con scivoli, altalene e giostrine, scuole pomeridiane di
lingue,
di sport, di strumenti musicali, di attività artistiche. Quello che il
bambino
non può più fare in queste città è uscire da solo di casa, cercarsi un
amico,
giocare con lui, esplorare l’ambiente, scoprire cose nuove, imparare a
tenere
conto dei pericoli. Il
fatto vero è che per un
bambino di oggi, come di ieri, questo non è un lusso, ma una necessità. Senza
esperienze come queste un
bambino non diventa grande o non ci diventa nel modo migliore. Senza
potere
uscire da solo il bambino è condannato a passare in casa gran parte del
suo
tempo correndo il rischio reale degli incidenti domestici e rimanendo intrappolato
nelle braccia
premurose, ma preoccupanti, della televisione. Ma
se i bambini devono
uscire da soli, andare da soli a
scuola, a fare la spesa, a esplorare il quartiere, allora la città deve
cambiare. Per questo è necessario assumere il bambino come parametro
del
cambiamento e attraverso di lui anche di tutti gli altri cittadini che
si
muovono a piedi. Una maggioranza anche nella città tecnologica di oggi. Se
i bambini potranno uscire soli
da casa, dovranno disporre di luoghi
stimolanti dove andare. Dovranno essere luoghi veri, belli,
interessanti,
stimolanti per le varie generazioni e quindi vissuti e frequentati e
per questo
sicuri. Se
i bambini potranno scendere in
strada, se potranno muoversi con sicurezza a piedi e in bicicletta, i
bambini
guadagneranno autonomia, esperienza e possibilità di
uno sviluppo armonico, ma la città guadagnerà
molto di più: riuscirà a diventare uno spazio sociale nel quale tutti i
cittadini potranno muoversi nei
modi più
semplici e vantaggiosi per
il loro
benessere psicologico. E di questi tempi, ciò non è poco. Rif: www.cittasostenibili.minori.it Alle
otto di mattina Mortara è
una metropoli, auto, caos, code e soprattutto un occasione persa per i
ragazzi
delle nostre scuole. I vantaggi: per molti ragazzi andare in pedibus
potrebbe
diventare un modo sicuro
e divertente
per iniziare la giornata di studio, per i genitori un risparmio di
tempo e per
la città rappresenterebbe
sicuramente un
abbattimento dello smog e
dell’inquinamento. Funziona
cosi: i bambini si
incontrano in alcuni punti precisi della città ad un ora concordata e si recano
a scuola a piedi accompagnati da persone affidabili. Il risultato l’abbiamo gia
detto sarà meno
inquinamento per tutti, meno code, più spazio in città per i bimbi, più
autonomia per i ragazzi che possono socializzare durante il percorso e iniziare la giornata in
modo più naturale.
I Paesi che l’hanno organizzato ed i ragazzi
che vi partecipano- oltre
due
milioni in Italia, non ultimi quelli della vicina Vigevano-, parlano di
un’esperienza carica di significati e di
entusiaste adesioni. Vantaggi:
lo sappiamo gran parte
dei bambini non fa abbastanza moto. Andando ogni giorno a scuola a
piedi, essi
miglioreranno le
loro condizioni
fisiche, impareranno a riconoscere i pericoli
della strada,
socializzeranno tra
di loro e poco a
poco svilupperanno la
fiducia in se
stessi. Sicurezza:
se il tragitto
casa-scuola è poco sicuro, i genitori lo percorreranno fino a quattro
volte al
giorno per accompagnare – in auto – i loro figli, contribuendo così ad
aumentare l’insicurezza per gli studenti
che si recano a scuola a piedi o in bicicletta. Il pedibus
offre
un’alternativa sicura e divertente che permette anche ai genitori di
guadagnare
un po’ di tempo. La
prima volta. La prima
esperienza è nata in
Svizzera L’autobus
a piedi è stato
lanciato a genitori di allievi del quartiere Sous-Gare nel 1998 con il
sostegno
dell’ufficio all’infanzia di Losanna. Per la gioia di grandi e piccini,
le
linee del pedibus sono nel frattempo diventate una consuetudine in
città e nel
2002 è stata creata la 16a linea. È
dimostrato che il tasso
d’inquinamento aumenta nelle vicinanze delle scuole quando vi si
accompagnano i
figli in auto. Chi non ha mai notato la colonna interminabile di veicoli davanti alle
scuole ? Il pedibus
può certamente fornire un valido
contributo a basso costo per combattere l’inquinamento. Ecco dunque una
soluzione Per
iniziare : È
necessario costituire un
gruppo di genitori e
di allievi interessati. Stabilire
delle fermate ed il colore della
linea. Indicare l’orario di partenza (del mattino e del pomeriggio), il
nominativo e l’indirizzo del responsabile del quartiere e la persona di
contatto a livello comunale. Preparare
una griglia con le ore
di presenza dell’ accompagnatore e dei loro sostituti. Prevedere un
accompagnatore ogni
otto bambini. Creare
un badge che
permetta ad ogni bambino di identificare
il suo accompagnatore. Regole
importanti. La
carta degli adulti è
obbligatoria. Essa viene stilata dai componenti del gruppo di lavoro
che hanno
organizzato il progetto «Pedibus» e contiene il cognome, il nome e
l’indirizzo
dell’adulto volontario che accompagna i bambini su una linea,
precisando il
numero della linea, nonché il cognome, nome e indirizzo del suo
sostituto. Infine,
ogni adulto che
s’incarica ad accompagnare i bambini lungo il percorso casa-scuola
nell’ambito
del progetto«Pedibus» s’impegna, apponendo la sua firma sulla carta, ad
accompagnarli sotto la sua piena responsabilità (in caso d’incidente
interviene
la sua assicurazione di responsabilità civile). La
carta dei bambini è facoltativa,
ma consigliata. I bambini stessi vi specificano i loro diritti e
doveri, ossia
ciò che possono o non possono fare lungo il tragitto del pedibus. E
il sindaco cosa potrebbe fare?
Moltissimo. La cosa più importante se è convinto dell’iniziativa è
quella di
sostenerla con contatti regolari
con i
genitori, con le direzioni didattiche delle scuole, con
gli organismi di rappresentanza e poi
supportarla con i
suoi uffici interni,
la polizia
comunale, il consiglio
comunale, l’ ufficio tecnico: Tutto questo per rendere sempre più
partecipata e
di massa l’iniziativa. Noi
siamo certi, in seguito a
contatti e impressioni raccolte, che
il pedibus è la
prova che è possibile
organizzare, con semplici mezzi, dei progetti validi per rendere le
città più sicura
e più vivibile. A costo zero per le casse comunali. Tenendo sempre
presente
l’obiettivo finale di un pedibus che è quello di insegnare al bambino
ad andare
a scuola da solo. E che il percorso
casa-scuola costituisce un importante luogo d’apprendimento e di
socializzazione perchè il bambino vi incontra i suoi amici e fa
esperienze
molto importanti per il suo sviluppo psicofisico e per la sua autonomia. Ed
infine una città meno
trafficata sposa perfettamente le linee del recente convegno di Dobbiaco che
chiede a gran voce ”
una nuova cultura
della mobilità nelle nostre città”. Mortara
è un paese ricco di risorse
energetiche. Però non se n'è accorto nessuno. In genere i consumi
energetici
della pubbliche Amministrazioni sono caratterizzati da consumi poco
controllati
e poco gestiti e di conseguenza da larghi margini per interventi
correttivi. È
possibile anche nella nostra città intervenire riducendo pesantemente i
consumi
energetici con tutta una serie
di interventi correttivi.
Per far questo però la pubblica amministrazione dovrebbe progettare e
attuare
l'uso di buone pratiche per il risparmio e la riduzione dell'emissioni
di
anidride carbonica in tutte le sue strutture pubbliche. Come? Ad
esempio
puntando su una gestione intelligente dell'energia, affidata alla
figura nuova
dell'Energy manager e pianificata in un piano energetico comunale, da
adottare
nei vari settori di spesa: dall'illuminazione pubblica, alla gestione Insomma
un intervento a costo
zero per il comune che anzi risparmierà in futuro sempre di più,
rispetto alla
bolletta energetica che pagava precedentemente. Con
l'ulteriore possibilità di reinvestire
i risparmi generati in
educazione ambientale per
crescere generazioni future di
ragazzi
più rispettosi del
proprio
ecosistema. Secondo una
recente indagine
Istat esiste
in media in ogni
città italiana un’organizzazione
della società civile - no profit, di
volontariato, ecologista, animalista, solidarista ,
culturale ecc...ogni
100/150 abitanti. A Mortara ne
abbiamo contate ad oggi almeno
una
ventina, che raccolgono e organizzano secondo i propri fini statutari
centinaia
di cittadini. Si
tratta di
un tessuto sociale estremamente
importante di
partecipazione alla vita democratica,
capace di promuovere pratiche,
esperienze e servizi i
più diversi a ben Noi crediamo
che un’amministrazione abbia
molti modi
per promuovere la
nascita e la
crescita della
società civile,
naturalmente rispettandone le peculiarità, la loro autonomia e
indipendenza.. Applicando
il principio della sussidiarietà che non significa che l’istituzione
pubblica
abdica ai suoi doveri, ma semplicemente che favorisce
i cittadini che si organizzano per perseguire
l’interesse generale. Dunque un
progetto, non interventi a pioggia ma un confronto continuo sui bisogni espressi dai cittadini che si
auto-organizzano che
possono essere di
ogni tipo, sedi,
strutture, sale pubbliche gratuite, la rete civica web, la stamperia
comunale
se esiste per la
produzione di giornali
e materiali a prezzo ridotto,
bacheche pubbliche , sportelli di consulenza fiscale, legale,
burocratica,
contributi per ridurre le spese fisse , acqua, gas, tel Non c’è
nulla da inventare per fare tutto questo, esistono già leggi che prevedono la
partecipazione della società
civile nella programmazione delle
politiche sociali e
culturali della città. Da dove
partire? Bisognerebbe iniziare costruendo
forum, consulte ,tavoli dove le organizzazioni sul
territorio possano
intervenire e confrontarsi. Si
potrebbe obiettare: questo gia esiste!. Certo ma in misura del tutto
insufficiente, mancando a monte la convinzione profonda che la
sussidiarietà
non è una perdita di tempo ma un valido strumento di governance a patto
però
che diventi una
pratica diffusa e
fortemente sostenuta. Al nuovo
sindaco
chiediamo di introdurre cibi biologici,
biodinamici e del commercio equo -solidale nei pasti degli
studenti
delle mense scolastiche cittadine. Sappiamo che
da diversi anni l’agricoltura biologica
è sostenuta e promossa a
livello europeo
e migliaia di mense scolastiche
sono gia
state convertite in questo senso, innescando un meccanismo virtuoso in quanto produrre cibi biologici comporta In primis
questo significa preservare la fertilità del terreno, dei campi e la
biodiversità. Permette inoltre di creare delle filiere locali che
collegano i
produttori ai consumatori, riducendo gli involucri e i trasporti e
dunque
determinando meno
rifiuti e minor
consumo di carburante . Ma
soprattutto migliorare
le condizioni di
salute dei nostri ragazzi creando
una
cultura di sane abitudini alimentari tramite l’utilizzo di cibi privi
di
residui chimici, rispettosi della stagionalità
e dunque maggiormente equilibrati. Per fare
questo occorrerebbe rinegoziare l’appalto con i fornitori, cosa
comunque
agevole in considerazione della grande quantità di
normative esistenti e delle esperienze di
molte mense scolastiche geograficamente vicine a Mortara. che hanno gia
attuato
con successo il
passaggio . Magari per
scoprire alla fine
che il costo finale
dell’operazione, il prezzo per ogni pasto bio,
non è poi così oneroso per i genitori e che comunque si
tratta di in un
investimento assolutamente condiviso, trattandosi di salute e di
benessere dei
propri figli e per la società. L’infrastruttura
informatica delle strutture pubbliche mortaresi è estremamente carente. Al sindaco
richiediamo un piano pluriennale per una
fornitura sufficiente di tutte le strutture (biblioteca,
scuole,
laboratori ecc...). Il facile
accesso a strutture informatiche è divenuta oggi importante non solo
per la
produttività delle aziende ma anche per la cultura dei cittadini.
Sempre di più
essa si inserisce in nuovi settori domestici e non. Per questo è
importante che
un’amministrazione si preoccupi di facilitare l’accesso a questi
strumenti che
saranno sempre più indispensabili per il futuro. Oltre agli
acquisti indispensabili il piano di fornitura
si può strutturare in
due altri
tipi di intervento. 1)
Installazione sui computer di software “open source”. Per molti motivi:
riteniamo che il software libero possa essere una scelta di consumo
responsabile in ambito informatico e il suo utilizzo si inserisce in
una
filosofia più vasta che
ha come punti
fermi la condivisione dei saperi e
la
pluralità di
informazione. I software
proprietari sono in
genere molto
costosi, non si possono copiare perchè coperti da copyright. I
software open source
invece sono liberi,
si possono
copiare,distribuire,modificare senza pagare
nessun diritto a nessuna società proprio perchè il loro codice sorgente è
accessibile a tutti. Molte
pubbliche amministrazioni in Italia hanno gia compiuto con grandi so Le
amministrazioni che hanno
avuto il
coraggio di percorrere questa strada
parlano di importanti ben 2)
Sollecitare le aziende sul territorio a donare alle associazioni no
profit ed
al comune eventuali pc dimessi. Negli ultimi anni l’evoluzione delle
macchine e
del software ha avuto un brusco rallentamento; si pensi ad esempio
all’attuale
sistema operativo windows Xp che è in uso da più di sei
anni e che sembra avere comunque una vita
ancora lunga. Questo, in pratica, significa
che oggi un 'azienda che sostituisce un personal computer
spesso,
dismette una macchina che è più che sufficiente per le esigenze di base
necessarie all’alfabetizzazione informatica.
Tali macchine
donate potrebbero magari riportare una traghetta con il nome del
donatore a
“imperitura” memoria del buon gesto. Il commercio
equo e solidale è una pratica di grande valore etico e solidale che ha come oggetto
l’importazione e la commercializzazione
di prodotti alimentari e manufatti artigianali dai paesi del sud del
mondo. La sua
missione è quella di importare
e
vendere nei paesi
ricchi del nord le
merci prodotte, in condizioni lavorative dignitose, nel sud del mondo e
dunque pagare
ai lavoratori sudamericani e africani un prezzo stabile e più alto di
quello di
mercato determinato
solo da logiche di
profitto dalle borse mondiali
delle
materie prime . È dunque una pratica di cooperazione internazionale che
negli
ultimi anni ha
conosciuto in Europa una
diffusione senza precedenti, in quanto riconosciuta dalle persone come un modo corretto per
intervenire direttamente
sulle ingiustizie del commercio internazionale utilizzando il proprio
potere di
consumatori. Questa
consapevolezza si
sta diffondendo sempre
più anche alle amministrazioni pubbliche. Questo è ciò che ci
piacerebbe
avvenisse anche a Mortara, dove peraltro esistono anche associazioni
che
lavorano su questo tema. L’amministrazione
pubblica di Mortara potrebbe dunque intervenire
a favore di questo tipo di commercio sia in quanto gestore di politiche di sviluppo
economico e sociale
a livello di territorio, sia in quanto consumatore diretto. In concreto
potrebbe sostituire tutte le macchinette
, negli uffici pubblici e nelle scuole , distributrici di caffè e
merende con
le loro equivalenti provenienti dal circuito del commercio
equo-solidale ma
anche inserire questi
prodotti nelle
mense pubbliche, nelle scuole,
istituire una giornata del commercio equo solidale, e promuovere azioni
educative nelle scuole su tali pratiche. Sul
fronte legislativo molte leggi vanno in questa direzione: tra tutte
la n°37 del 2005 per il sostegno e la diffusione del
commercio equo
promulgata della
regione Toscana. Quando si
pensa alla povertà, le prime immagini che si presentano alla nostra
mente sono
quelle, abituali, dei clochard, di coloro che hanno scelto, o meglio,
che sono
stati costretti a scegliere il cielo e le stelle come tetto, dei
mendicanti che
chiedono l'elemosina agli angoli delle strade, degli extracomunitari e
dei
nomadi che colorano con la loro strampalata musica la fre Sono tante
le immagini della povertà classica, tradizionale, antica, che però oggi
siamo
costretti ad aggiornare e a completare, di fronte all'emergere di una
realtà
inquietante e allarmante, che i sociologi d Chi sono i
nuovi poveri? E quali sono le cause ? Essere
poveri non significa solo avere nulle o scarse disponibilità di
risorse, non
avere lavoro, stipendio, soldi, casa. C'è una
nuova povertà, che abita nelle nostre città, nei nostri quartieri, nei
nostri
condomini, nella porta accanto, una povertà invisibile, diffusa e
nascosta,
spesso tenuta segreta da sentimenti di vergogna, una povertà che esula
dai
tradizionali clichè e per questo difficile da riconoscere e quindi
anche
insidiosa e pericolosa. Una povertà
che nasce in questa era post-moderna, nel cuore di una ricca società
post-industriale, dove il lavoro non è più la garanzia contro
l'insicurezza,
l'instabilità e la miseria. Qui da noi
li d Vengono
chiamati anche "poveri in giacca e cravatta", persone che lavorano ma
percepiscono re Il fenomeno
tocca quasi tutte le categorie professionali: dal pubblico impiego alla
piccola
e media impresa, dall'edilizia all'artigianato, dal dipendente al
lavoratore
atipico, dai pensionati ai giovani in cerca di occupazione. I nuovi
poveri sono stati d Sono poveri
che non sembrano poveri: perchè hanno un lavoro, una casa, il
cellulare,
l'automobile e la televisione. Ma quali
sono le principali cause dell'insorgere della nuova povertà? Sicuramente
l'inflazione, i prezzi che aumentano e i re Determinante
anche l'erosione dello stato sociale che, con la riduzione dei servizi
pubblici
per la salute, l'abitazione, l'assistenza, l'infanzia e la vecchiaia
(mentre
aumenta l'integrazione privata), oggi si ripercuote in gran parte su
coloro che
fino a pochi anni fa si consideravano sicuri e garantiti. Il mercato
del lavoro è mutato, divenendo più rigido, più competitivo, popolato da
troppe
forme di impieghi che non creano vera occupazione ma solo lavori a
termine,
spesso molto brevi. Chi poi resta disoccupato, incontra grandi
difficoltà a
reinserirsi, specie se in età matura. Da tenere in
considerazione, infine, l'emergere di un sentimento di sfiducia verso
il
futuro, il ceto medio italiano non crede più che il futuro sarà
migliore,
creando così una rottura di quel trend sociale ascensionale tra padri e
figli,
che è stato uno dei tratti dominanti del secolo scorso: "nel passaggio
dalle campagne alle città, dall'istruzione elementare alla laurea, quel
progresso generazionale era il collante del consenso, la molla
motivazionale
del risparmio dei genitori". Questa
realtà composita e di difficile lettura è
presente anche
nella nostra
città, dal nostro osservatorio ancorché
parziale vediamo ogni anno dilatarsi sempre più
una realtà popolata di
vecchie e
nuove povertà,e questo nonostante l’apparenza di benessere diffuso. Una realtà
alla quale una amministrazione pubblica
deve assolutamente dare risposte adeguate , non
occasionali o
interlocutorie ma
nel limite del
possibile strutturali ; iniziando da una indagine seria
e
partecipata del
fenomeno , una
fotografia dell’esistente a cui far seguire politiche di welfare
impegnative ma
soprattutto cariche
di tensione ideale e di volontà di incidere positivamente
su tutte le
povertà e le diverse forme di esclusione sociale presenti a Mortara. Di che si
tratta? È una forma di esercizio della sovranità
popolare sancita anche dall’articolo n°118 della Costituzione, in base
alla
quale la titolarità dell’azione per perseguire l’interesse generale
spetta ai
cittadini ed anche alle loro organizzazioni ed associazioni presenti
sul
territorio. È ovvio che un
Comune non può battere moneta, avere una
propria politica estera perché questo spetta alle istituzioni
superiori. Mentre
è plausibile che un Comune abbia la titolarità di gestire e orientare i
servizi
sociali, la crescita culturale, le politiche del territorio, le
direttrici
economiche dello sviluppo locale. La sussidiarietà verticale avviene
tra
amministrazione pubbliche, mentre
quella orizzontale
si realizza quando
il rapporto si sviluppa tra le
istituzioni e i cittadini. Quando i
cittadini, singoli o associati,
svolgono
funzioni di interesse generale, le istituzioni sono tenute a favorirle
intervenendo direttamente solo in assenza di un’azione dei cittadini
stessi. I
cittadini possono cioè con le loro associazioni, organismi di
volontariato,
ecc... e con una qualsiasi loro autonoma iniziativa dare vita a servizi
sociali
per la comunità. Il Comune non solo non deve ostacolare queste
iniziative, ma
le deve favorire. La sussidiarietà diventa dunque un principio di
partecipazione democratica e di
sovranità popolare fondata sulla solidarietà più che sull’interesse
privato, sulla
democrazia trasparente più che sul
consociativismo dei gruppi di interesse. Per questo il Comune deve dare
alle
associazioni, ai gruppi, ai comitati, insomma a tutti i cittadini
organizzati,
spazi di partecipazione, sedi dove incontrarsi e fare iniziative in materia sociale,
ambientale,
culturale. A
Mortara questo non avviene,
ovvero potrebbe essere molto più consolidato per permettere di esprimere tutta la
potenzialità che sappiamo
esistere. Molti spazi pubblici rimangono chiusi e inutilizzati per
lunghi periodi
dell’anno, oppure ceduti
per iniziative
pubbliche solo a pagamento. Non esiste una politica di coordinamento e
di messa
in rete delle attività realizzate
ad
esempio dalle associazioni
di
volontariato cittadine. Né di quelle culturali, ricreative, artistiche.
Non
esiste un ufficio che stimoli la progettualità e calendarizzi le
iniziative.
Per questo riteniamo che a Mortara ci sia
un importante lavoro
da compiere
su questo tema, che
potrebbe iniziare
magari attraverso un grande dibattito collettivo tra
tutti i portatori di interessi. soci,
al nostro sito web. E a molti altri ancora chiedendo a tutti di
raccogliere le
idee e farle crescere... Noi pensiamo
che gli enti locali siano un soggetto
importante nel più vasto movimento per la pace che oggi esiste in
Italia e
vediamo con favore il loro impegno
istituzionale a fianco dei movimenti che nascono dal
basso, con le loro
campagne, comitati, coordinamenti. Nelle marce
Perugia -Assisi a cui abbiamo partecipato negli
ultimi anni abbiamo
sempre visto con
piacere le rappresentanze e i gonfaloni
di tantissime città, a
significare anche
visivamente un ruolo attivo su
un
tema di grande
importanza oggi. La pace,
la solidarietà internazionale e la difesa dei
diritti umani. Sappiamo anche che al
Coordinamento degli enti locali per la pace
aderiscono ben 700 comuni. Comuni che certo non si sono
limitati a
votare mozioni ma hanno creato nel tempo
centinaia di relazioni con le popolazioni vittime della
guerra,
attraverso lo scambio, i gemellaggi, gli incontri. Tutto questo
avviene dagli anni ‘60 quando
il sindaco di Firenze Giorgio Un impegno che
è cresciuto poi nel corso degli anni con
numerose iniziative destinando risorse alla
solidarietà internazionale attraverso progetti di cooperazione allo
sviluppo; creando consulte,
forum, coordinamenti che hanno
coinvolto associazioni e organizzazioni della società civile. Pensiamo che
nessun Ente locale può prescindere oggi da un
impegno forte ed appassionato sui
temi
della pace. A Mortara, suggeriamo
ad esempio, la
creazione di una consulta
per valorizzare e promuovere le iniziative che vanno in questa
direzione. Ma anche di
approfondire la ricerca
e la riflessione politica e giuridica sui
compiti di un Ente locale per sviluppare al
massimo la pace e i diritti tra le nazioni e infine
promuovere tra i
cittadini ed in particolare nelle
scuole
un progetto di sviluppo di una cultura di pace. Mortara per la
sua importanza , per la sua dimensione e per
la società civile che esprime
ha il
dovere di aprire una profonda
riflessione su questi temi. Rubiamo l’idea
dal
Comune di Colorno in provincia di Parma che ha di recente
lanciato con
successo una campagna
di
sensibilizzazione denominata “Personal Shopper: consigli e attrezzi per
il
risparmio energetico”, per incentivare l’uso della borsa per la spesa
riutilizzabile, in sostituzione dei sacchetti di plastica usa e getta,
la
consegna gratuita dei
riduttori di
flusso per il risparmio idrico e di lampade a basso consumo energetico.
Tutti i
cittadini del Comune sono stati coinvolti attraverso
una serie di iniziative di carattere informativo
in cui, oltre ad una guida sui consumi e
consigli pratici per risparmiare energia,sono stati diffusi kit
frangigetto per
il risparmio idrico, lampade a basso consumo energetico e borse
raccoglitrici
in carta ecologica fornite gratuitamente da Enìa, la prima ecoutility
italiana.
Il Comune si è
posto anche l’obiettivo di coinvolgere
tutti i negozi della città
fornendo loro
borse ecologiche da distribuire ai
propri clienti. Sono stati stampati
degli adesivi da apporre sulla vetrina dell’esercizio
commerciale
aderente in cui si evidenzia l’impegno del commerciante nei confronti
della
riduzione dei rifiuti e della sensibilizzazione della cittadinanza
rispetto al
tema della sostenibilità ambientale. Crediamo che
Iniziative di questo genere potrebbero essere
prese anche a Mortara
.Quali i risultati
? Considerando
che una famiglia utilizza in un anno circa
1.000 sacchetti di plastica (3 al giorno) e che un sacchetto pesa E questo come
inizio non sarebbe poi così male! Questo perchè,
come
la letteratura del mondo ormai racconta,
i “termovalorizzatori”
che in
realtà sono unicamente degli inceneritori di rifiuti sono delle vere e
proprie
“armi di distruzione di massa”. Non esistono
inceneritori sicuri ed ecologici: secondo
una legge chimica incontrovertibile, quella
di Lavoisier, in
una reazione chimica e
nel nostro caso si tratta della combustione,
la massa dei reagenti e cioè i rifiuti e l’ossigeno è
uguale alla massa
dei prodotti e dunque gas e polveri. Il problema è
che queste polveri come
ci ricorda la testata
giornalistica “ Ma controllare
non basta. Bisogna d Tutto questo
mentre
per quanto riguarda la raccolta differenziata A Novara, tanto
per non andare molto lontano,
si differenzia il 70%
dei rifiuti
grazie al porta a
porta e ad una
informazione capillare
. A breve sarà
operativo anche il secondo camino
dell’inceneritore con altre 2000
mila
tonnellate di rifiuti da incenerire. Da dove
partire? Da un convegno allargato in cui fare il
punto e d Le pubbliche
amministrazioni in Italia spendono mediamente il
20% del Pil in
acquisti e dunque
possiamo considerarle come i principali consumatori italiani di beni e
di servizi. Per questo
riteniamo che Indirizzando i propri
acquisti verso i beni
cosi Questo può
avvenire in diversi settori merceologici come
arredi, prodotti di pulizia,cancelleria,arredo
urbano,illuminazione,trasporti,
autoveicoli. Esistono in
Italia tantissimi progetti di
acquisti verdi nella pubblica
amministrazione, tanto che attualmente è possibile disporre di linee guida regionali, di servizi centralizzati di
acquisto e
naturalmente di manuali
con le specifiche tecniche
per
ogni categoria di prodotto e
anche i relativi criteri di applicazione. Se
l’amministrazione di Mortara decidesse
di lavorare per migliorare
il proprio ecosistema ,
passando dall’enunciazione
di principio
alla buona prassi quotidiana , avrebbe in questo modo grandi occasioni
di
scelta diventando anche modello di riferimento etico per i cittadini e
per le
aziende del territorio. La
certificazione energetica degli edifici è uno strumento
utile a promuovere l’ Ma anche a
orientare il settore edilizio verso modelli meno
dissipativi e immettere elementi di trasparenza nel mercato immobiliare
fornendo
sia a chi acquista, sia a chi affitta, un’informazione oggettiva sulle
caratteristiche energetiche dell’immobile. Ne consegue che la
certificazione
energetica dell’edificio permette al cittadino di conoscere in anticipo
le
spese che dovrà affrontare durante la conduzione dell’immobile. Sono
già
partiti in Italia diverse esperienze locali di certificazione
energetica degli
edifici, promosse perlopiù dalle università, dalle agenzie per il
risparmio
energetico, dalle pubbliche amministrazioni, come ad esempio a Bolzano.
Il successo
della provincia di Bolzano dimostra tra l’altro
che la certificazione energetica degli edipici può rappresentare uno
strumento
importante per la diffusione di una cultura del risparmio energetico in
edilizia e un’occasione concreta per la programmazione di uno sviluppo
realmente sostenibile del territorio da parte di una amministrazione comunale. “Abitiamo in
Lomellina, una terra che vediamo diventare
sempre più periferia della metropoli lombarda,
una terra sempre più inquinata
nella quale le ceneri,
le
industrie, l’agricoltura industrializzata e le infrastrutture pesanti
ne
sconvolgono il paesaggio“ Con queste
parole di apre il manifesto della nostra associazione. Il degrado
della qualità della vita che è da anni sotto gli
occhi di tutti è la diretta conseguenza di questa continua espansione
edilizia
senza una vera e propria espansione economica e culturale. L’agricoltura,
da sempre risorsa primaria, ma anche le
industrie sono sempre
più in crisi;
minacciate dalla sempre più pressante globalizzazione. Il terziario di
conseguenza si sposta sempre di più verso le
grandi città; i pendolari intasano ferrovie e strade. Per risollevare
le sorti della zona crediamo che sia
importante puntare sulla piccola produzione di qualità creando un
sodalizio tra
comune ed imprenditori. Si potrebbe
cioè iniziare con il creare un ufficio apposito
per lo sviluppo e commercializzazione dei prodotti locali. Questo ufficio
potrebbe aiutare a creare visibilità a tutte
le aziende agricole, ma anche piccole imprese artigianali, che non possono
permettersi una congrua
autopromozione. Gli strumenti
possono essere molti, internet, riviste di
settore e fiere. I metodi ovviamente dovrebbero essere valutati di
volta in
volta dai tecnici di tale ufficio. Per un
mortarese la possibilità di lavorare nella propria
città ma soprattutto per la propria città è sicuramente un grandissimo
incentivo alla produttività e ad una spinta alla ricchezza che non si
misura
solamente in denaro.
I gruppi di
acquisto solidali si basano sulla coscienza del
potere che ha il consumatore soprattutto nei nostri paesi occidentali. Il gesto di
fare la spesa non è una operazione priva di
significato,un atto privato che riguarda solo la persona, i suoi gusti,
i suoi
desideri, il suo portafoglio. Esso
assume anche una più forte valenza sociale, economica e
politica. La
consapevolezza di questo potere permette
di elaborare una
strategia di condizionamento delle
politiche delle imprese in merito all’approvvigionamento, produzione e
distribuzione. Quando un
gruppo di persone decide di incontrarsi per
riflettere sui propri consumi e per acquistare prodotti di uso comune utilizzando
come criterio guida il
concetto di giustizia e di
solidarietà da vita
ad un Gas. E a
Mortara un piccolo
Gruppo
d’acquisto esiste
da anni, ed inoltre ci
sono esperienze e gruppi consolidati
civili e religiosi che consumano e acquistano secondo
filosofie di
equità e giustizia. Essere un Gas
non vuole significare soltanto risparmiare
acquistando in grandi quantitativi, ma soprattutto chiedersi cosa c’è
dietro a
un certo bene di consumo: se chi lo ha prodotto ha rispettato le
risorse
naturali e le persone che le hanno trasformate, qual è l’impatto
sull’ambiente
come inquinamento, imballaggio, trasporto, fino a mettere in
discussione il
concetto stesso di consumo e il modello di sviluppo che lo regge. Alla
base dei Gruppi
d’acquisto c’è dunque il
rispetto dell’uomo, dell’ambiente ma anche l’attenzione al prezzo, alla
salubrità e alla bontà dei prodotti, e alla volontà di alimentare
circuiti
economici legati al proprio territorio, dando così un possibile mercato
ai
piccoli produttori locali che adottano comportamenti virtuosi. Oggi si
contano
in Italia circa 200 gruppi d’acquisto. In tutto questo il ruolo
dell’ente
locale può sembrare, a torto, marginale. Eppure i gruppi d’acquisto
chiedono
alle istituzioni pubbliche forme specifiche di sostegno. Tra queste
principalmente la promozione e l’individuazione di sedi adeguate per
l’immagazzinamento dei prodotti, ma anche la fornitura di guide, forme di tutoraggio
e la
facilitazione dei contatti con sempre nuovi produttori. Il problema
della sicurezza; sicurezza
dal
vandalismo, dal bullismo, dalla
microcriminalità, da
tutto ciò che
interrompe la normalità di una comunità e che esiste e aumenta
naturalmente
anche nella nostra
città. La panchina
rotta in Viale Dante, la bici bucata o
rubata al deposito stazione, il furto in casa, lo scippo ,
la truffa
“intelligente” a carico del pensionato tra le mura domestiche sono
tutti reati
che oltre ai danni economici che procurano generano anche una perdita
di
qualità del tessuto urbano, ne accrescono
l’insicurezza e l’esclusione,
alzano muri di
paura e di sfiducia. E a
lungo andare
inveleniscono i rapporti
tra le persone. Per far
fronte a tutto
questo anche Mortara si è
riempita, come
tantissime altre città in
Lombardia, di telecamere che
spiano i
cittadini, magari camuffate da lampioni stilizzati con risultati
tuttavia non certo
esaltantanti dal punto di vista di
una maggiore sicurezza complessiva
e una
voce di costo in crescita per la collettività. Ma se i presidi
tecnologichi si sa non hanno anima e sono facilmente aggirabili , i
volontari
della sicurezza di Garlasco, le telecamere parlanti come amano
definirsi, no… A Garlasco
di sono associati e
insieme alla
municipalità hanno creato una
importante iniziativa
per garantire una
città più sicura. A costo quasi
zero. L’assessore
alla sicurezza ha
raccontato
recentemente ai giornali che nella sua città
la scelta è caduta non sulle telecamere
ma sugli osservatori civici e sulla collaborazione dei
cittadini. Un servizio
praticamente gratuito a parte qualche centinaia di euro per comprare le casacche dei volontari
allo scopo di
renderli riconoscibili
ai cittadini. I risultati sono le
segnalazioni ormai
quotidiane che arrivano
agli uffici
competenti, una media di 5/10 a settimana ma al di là del numero esse
dimostrano che il senso civico diventa sempre più diffuso. Sono stati
individuati e repressi casi di
vandalismo e addirittura è stata sventata
una rapina in preparazione.
I
volontari, attualmente una ventina, svolgono anche un lavoro di
carattere
sociale, segnalano
famiglie in difficoltà
e anziani soli. L’esempio di
Garlasco, che è stato realizzato con l’ausilio di un famoso
criminologo, è
stato studiato da diversi altri paesi lomellini. Anche a Mortara, a
nostro
avviso, ci sarebbero i presupposti per far nascere video –parlanti E
all’apposto invece la
richiesta di
consumo di acqua cresce sempre di più: Ma non ci
sono in Italia politiche serie
volte al risparmio e ad una gestione
oculata di questa
preziosa risorsa. Ultimamente
si stanno facendo strada pericolose
richieste di privatizzazione delle risorse idriche. Per contrastare
questo
tentativo la nostra Associazione insieme a diverse altre ha
recentemente
sottoscritto il “ Manifesto dell’acqua come
bene comune”, che ha
sede
operativa a
Vigevano, raccogliendo
centinaia di firme a sostegno di una proposta di legge popolare per
ripubblicizzare il servizio idrico in Lombardia. Usare meno
acqua e inquinare meno, nonostante
queste siano parole d’ordine che circolano sin dagli anni
90, sono di
fatto obiettivi perseguiti da pochissimi enti locali. Eppure se lo
vogliono le amministrazioni Comunali possono intervenire efficacemente
su
diversi aspetti ed anche sui consumi individuali. È vero che
l’acqua
per i consumi civili rappresenta
solo il
15% dei consumi
totali, ma una
campagna per il
risparmio idrico tra i
privati rimane comunque importante perchè -si
tratta comunque di
una ingente quantità
di acqua che potrebbe essere risparmiata, ed in particolare di preziosa
acqua
potabile. -quasi la
metà dei consumi casalinghi è
costituita
da acqua calda, dunque risparmiando acqua si risparmia anche energia. -si
sensibilizza i cittadini sul valore e sulla limitatezza di questa
risorsa. In generale
possiamo dire che per risparmiare acqua nelle case ci sono due tipi di
accorgimenti. Il primo è
quello di dotare la casa di dispositivi come i limitatori di flusso
degli
scarichi e dei rubinetti. Il secondo è
quello di creare sistemi di recupero
delle acque piovane o
di
riutilizzo delle acque grigie come ad esempio quelle dei lavandini. Il ruolo
dell’ente locale da
questo punto di
vista è fondamentale: può infatti realizzare
campagne di sensibilizzazione, in accordo con l’ Asm e con
le scuole,
può applicare sgravi fiscali a
chi
realizza impianti volti al risparmio, può emanare regolamenti edilizi che incentivano la
costruzione di tali
impianti, può stanziare fondi per contribuire all’acquisto o alla
realizzazione
dei dispositivi di risparmio. In Italia
esiste una città, Bologna, che
ha creato
un progetto impostando un nuovo modo di gestire
l’acqua. Sulle case
in costruzione ad
esempio è
previsto l’utilizzo
di acque grigie da
destinare al wc , una volta filtrate e
disinfettate. Ed anche l’utilizzo dell’acqua piovana per far funzionare
la
lavatrice e la lavastoviglie ,
oppure l’utilizzo
di dispositivi
che riducono il flusso ad esempio nei rubinetti miscelando
acqua e aria
. Un sistema
che consente un risparmio di acqua potabile fino al 50%. La “città
slow” è una città che frena l’inquinamento, lo spreco di energia,
argina la
frenesia dei tempi e la dipendenza dell’automobile. In Italia è nato un
vero e proprio
movimento che si chiama Cittàslow, i cui valori di riferimento si
ispirano alla
qualità dell’accoglienza, dei servizi, del tessuto urbano,
dell’ambiente, della
buona tavola. I Comuni che aderiscono a questa iniziativa e che
diventano città
slow sono animati
da individui “curiosi
del tempo ritrovato” dove l’uomo è ancora protagonista del lento,
benefico
succedersi delle stagioni; rispettosi della salute dei cittadini, della
genuinità dei prodotti e della buona cucina; ricchi di tradizioni
artigiane, di
arte, di piazze, di botteghe, di caffé, di luoghi dello spirito e di
paesaggi
incontaminati. Vivere in una città slow è mettere in pratica un modo di
vita
rallentato, meno frenetico, produttivista e veloce, ma senza dubbio più
umano
ed ecologicamente corretto, più solidale con le future generazioni, più
rispettoso del locale. Diverse città italiane hanno adottato questa
filosofia
inventando nuovi modi per amministrarla, risolvendo in modo positivo la
falsa
contraddizione tra l’apertura ospitale verso il mondo e l’orgoglio
dell’appartenenza e delle specificità locali. Un esempio: il comune di
Pollica
in provincia di Salerno. Diventare una città slow , cosa che
auspichiamo per
Mortara, è dunque scegliere
una nuova filosofia
per la propria città,
privilegiando i
tempi e le relazioni di
qualità dei suoi
abitanti. Si è molto
parlato in Italia negli ultimi venti anni di organizzare la produzione
industriale in distretti: territori dove sono presenti diverse attività
produttive e di servizi fatte di piccole, medie imprese appartenenti ad
una
filiera integrata. L’associazione Naturalmente Lomellina ha negli
scorsi anni,
su questo filone, proposto
la creazione
di un distretto del riso. Parlare di distretti di economia solidale
significa
forzare questo concetto. L’economia solidale si manifesta in tante
attività
accomunate da alcuni valori di fondo: il rispetto delle persone e delle
risorse
ambientali, l’equità nella distribuzione delle risorse e della
ricchezza. Sono
però attività anche molto diverse tra loro: commercio equo e solidale,
agricoltura biologica, finanza etica e così via. Costruire un distretto
solidale significa per prima cosa mettere in relazione tutte queste
realtà
presenti, anche sul nostro territorio lomellino, attraverso un sistema
di
informazione e comunicazione; poi attivare e sostenere le relazioni tra
imprese
e consumatori ed imprese tra loro, per stimolare la creazione di
circoli
virtuosi di acquisto e fornitura reciproci, infine dare un sostegno collettivo per
l’accesso al credito,
per la cooperazione sia come produzione
che consumo. Gli
strumenti che si
possono attivare sono diversi: mappature delle realtà esistente, luoghi
di
incontro, utilizzo di magazzini comunali, studio sulle monete locali
che
possono circolare all’interno del distretto. Si tratta
dunque da un lato di cercare di favorire l’integrazione e il
completamento di
quelle filiere produttive non del tutto complete sul territorio, come
ad
esempio l’agricoltura biologica o il commercio equo, e dall’altro, creare relazioni anche non
economiche tra le
diverse realtà. Per fare
questo l’ente locale può contribuire a diversi livelli. Ad esempio
sostenendo
la domanda dei prodotti e dei servizi offerti dall’economia solidale,
sensibilizzando i cittadini su questa forma di economia e promuovendo
campagne
per modificare in senso responsabile i consumi, creando strumenti,
guide,
mappature utili a far conoscere le realtà locali ai cittadini. Ma anche
mettendo a disposizione consulenti e formatori che possano accompagnare
le
organizzazioni in fase di avvio e favorire il loro consolidamento sul
territorio. Sembrano cose di un altro mondo, ma non lo sono, segnaliamo
infatti
che un recente convegno svoltosi a Vigevano e coordinato dalla testata
“La
Barriera” proponeva un approccio economico di questo tipo L’interesse
è più alto è quello di tutti, questo è lo slogan di una banca
particolare:
. È certo che
ormai il nostro pianeta si trovi in un periodo di mutamenti climatici
dovuto
anche all’impatto degli interventi umani. Ormai quasi tutti gli
scienziati
concordano sul fatto che l’effetto serra produrrà cambiamenti che
avranno un
impatto considerevole sul pianeta e sulla nostra vita. Il protocollo di
Kyoto
entrato in vigore nel 2005 impegna i Paesi sottoscrittori ad
intervenire per
arginare il fenomeno, ma la maggior parte dei Paesi, tra cui l’Italia,
è ancora
molto lontana dal raggiungere gli obiettivi prefissati. L’ente locale
norma i
comportamenti delle imprese e dei privati, incentiva o disincentiva
certe
pratiche, informa ed educa i cittadini, è un importante consumatore
esso stesso
ed è spesso azionista di molte aziende che forniscono energia, acqua e
che
smaltiscono i rifiuti: può svolgere dunque un ruolo fondamentale. In
Italia
quasi il 17% del PIL riguarda i consumi delle Amministrazioni: si
tratta di una
notevole capacità di spesa che, unita alla possibilità di influenzare
le
politiche e il comportamento dei privati, può fare la differenza. Molti enti
locali, tra cui anche Mortara, hanno aderito in questi anni all’Agenda
21.
Agenda 21 è il
Piano d’Azione delle
Nazioni Unite per promuovere lo sviluppo sostenibile nel Ventunesimo
secolo. Si
tratta di un processo volontario che, sulla base delle emergenze e
criticità
locali, porta a promuovere politiche ed azioni di sviluppo sostenibile
da parte
delle amministrazioni locali. Il processo di Agenda 21 locale è molto
diffuso
in Europa, infatti sono più di 4000 le amministrazioni locali, di
queste circa
500 sono italiane, che, aderendo ai principi della carta di Aalborg,
hanno
avviato tale processo. L’Agenda 21 permette di riformare gli strumenti
tradizionali di gestione del territorio come i piani regolatori o i
piani di settore
aumentando in tal modo la loro
efficacia e la loro effettiva capacità di governo. Trovare ed applicare
nuove
tecnologie che rendano il nostro stile di vita più equilibrato rispetto
all’ambiente non è dunque utopia ma un insieme di interventi concreti
oggi
possibili. E tuttavia l’agenda 21 locale
che comunque ha prodotto in questi anni interessanti spunti tematici e conferenze
pubbliche per
decollare pienamente ha bisogno di avere
meno lacci e laccioli. E
soprattutto più entusiasmo
da parte del
potere istituzionale di cui è emanazione. In pratica è
necessario far funzionare l’ufficio comunale di segreteria che faccia
da
raccordo tra i portatori di interessi diffusi e la macchina comunale,
trovare
in bilancio un minimo di finanziamenti per poter disporre di strumenti
di
analisi adeguati,
concedere maggiore
attenzione alle proposte elaborate , ma soprattutto
credere profondamente nell’importanza e nelle
capacità elaborative di
questo strumento
di partecipazione cittadina. Lo sappiamo:
una società moderna si riconosce per come si comporta
verso i suoi elementi più deboli, di come risponde ai disagi delle
persone. La
verità è che il modello di società in cui viviamo, ma anche quello che
stiamo
costruendo, non può fare a meno dell'impegno del volontariato. La
qualità di
vita di una città si
riconosce anche da
quante persone decidono di usare il proprio tempo, che è una ricchezza
al pari
del denaro, forse anche più preziosa, per gli altri. Non sempre chi sta
male,
chi chiede di avere una risposta ha bisogno di denaro. Non esiste un
settore, un momento della nostra vita in cui
il volontariato non investa il proprio tempo, non usi questa ricchezza
per
produrne altra. Dal sociale alla cultura, dal tempo libero allo sport.
In un
recente convegno ad Abbiategrasso alcuni relatori hanno sostenuto la
tesi,
profondamente vera, che se per caso improvvisamente nel corso di una
notte,
fossero spazzate via tutte le mille forme di associazionismo
volontario, il
nostro Paese ne sarebbe spaventosamente impoverito. Anche Il nostro
welfare,
che ha dato frutti importanti in passato, è arrivato a un momento in
cui
richiede un aggiornamento. Per questo il contributo del volontariato
è
fondamentale anche perché
ha il polso di
molte situazioni difficili, conosce i punti deboli del sistema. Ma il
contributo del terzo settore è indispensabile anche in altri settori
oltre al
sociale, perché strategico in una visione di lungo periodo.
Volontariato
significa anche partecipazione. Ed è nella partecipazione, quindi, nel
principio di sussidiarietà che si permette a ogni membro di una
comunità di
essere protagonista della costruzione del futuro. A Mortara
esistono decine di associazioni che operano in
diversi campi e settori di intervento., Però spesso
lavorano solo per la propria mission, non si
coordinano , non si confrontano non si mettono in rete, non creano
massa
critica. I centri di
servizi di volontariato sono nati per questo, a
Vigevano e a Pavia essi sono molto attivi nel finanziare iniziative,
proporre
corsi e conferenze, dare disponibilità tecnica ,
amministrativa,
burocratica ecc. Però a Mortara
si sente forte la necessità di
ricreare, con lusinghieri risultati, di nuovo, un
coordinamento delle
associazioni di volontariato. Come esisteva una decina di
anni or sono.
Che permetta lo scambio delle proprie idee, dei
propri progetti, che
metta in rete bisogni e disponibilità. Una mancanza da
colmare al più
presto. Il mondo
associativo come del resto quello del volontariato, rappresenta per ogni città una importante
manifestazione di vita
civile perchè racconta le
forme, i modi
di sentire, i linguaggi di una intera comunità. In qualunque
settore l’associazionismo opera,
culturale, sociale, ambientale esso crea sempre aggregazione di bisogni
e
spesso elabora anche risposte originali. Il mondo
associativo insomma è una risorsa per l’ente pubblico da tenere in somma considerazione, vorremmo
dire di più:
coccolare, interpellare, sostenere . Perchè
rappresenta un antidoto ai non luoghi
di
cui parla l’antropologo Marc
Augè che
stanno dilagando nelle nostre città. Un antidoto
all’esclusione , all’individualismo, all’inerzia, al pessimismo. A
Mortara esiste un
vasto tessuto
associativo ma stranamente si vivono rapporti privilegiati con alcune
associazioni, chiusura verso altre. Ma soprattutto si respira una concezione autarchica
per cui le
istituzioni pubbliche diventano autoreferenziali, organismo incapace di dare spazio alla proposta
culturale, e questo
nonostante tutta la
legislazione
esistente sulla sussidiarietà e le tante
esperienze innovative messe in atto su questi temi in molte città italiane. E diventa
oggettivamente uno
spreco vedere per
tanti mesi all’anno le poche
strutture comunali chiuse
o non concesse
al mondo associativo per
iniziative
pubbliche se non a
prezzi commerciali. Spreco di
riscaldamento ma soprattutto di opportunità perse. Cosa
potrebbe dunque fare un ente pubblico? Aprire le
porte al mondo delle associazioni, offrire luoghi di incontro,
strumenti,
pubblicità, stimoli, calendarizzare le proposte, sostenerle,
valorizzarle farle
diventare sempre più qualitative e
diffuse.
Proponiamo per
la città di Mortara la creazione di un
ufficio relazioni
pubbliche che svolga
essenzialmente due funzioni: L'ufficio
potrebbe inoltre avvalersi di gruppi di volontari
delle tante associazioni
Mortaresi
soprattutto per svolgere le funzioni di centro di ascolto ma anche per le iniziative di
divulgazione. Il Consiglio
Comunale dei Ragazzi è
un'attività sperimentale diffusa in tutta
Italia che permette
ai ragazzi delle
ultime classi delle scuole primarie e a quelle delle scuole Medie di
una città
di portare il punto di vista e la voce dei giovani cittadini
all’interno del
Municipio e nel paese. Non è solo un intervento educativo sui ragazzi
ma un
impegno che coinvolge tutto il mondo adulto. Il Consiglio
rappresenta una possibilità concreta grazie
alla quale i bambini possono prendersi cura del proprio territorio e
intervenire sulle cose che li riguardano. La definizione “Consiglio
Comunale
dei Ragazzi” è puramente simbolica, nel senso che l’esperienza non
prevede
l’imitazione del Consiglio degli adulti e neppure la ripresa di un tipo
di
lavoro formale e istituzionalizzato. Il Consiglio è il luogo
per proposte e suggerimenti, uno spazio formalizzato di consultazione,
di
dialogo tra bambini e istituzioni, ma anche un motore per sviluppare e
rendere
reali le idee dei ragazzi Caratteristiche: Il Consiglio Comunale dei
Ragazzi deve essere
un luogo dove i ragazzi si riuniscono per esprimere le loro
opinioni, confrontare le loro idee, discutere liberamente nel
rispetto
delle regole.
Il Consiglio Comunale dei Ragazzi deve
essere la sede dove i ragazzi elaborano proposte per migliorare la
città in cui
vivono, collaborano a prendere decisioni importanti che
riguardano il loro
territorio, cercano soluzioni a problemi che li
riguardano portando il
contributo di tutte le classi che partecipano al progetto.
Nel
Consiglio Comunale dei
Ragazzi, i ragazzi sono cittadini protagonisti.
Il Consiglio Comunale dei Ragazzi
ha finalità e competenze proprie,
quindi una sua specificità rispetto al Consiglio
Comunale degli Adulti.
Il
progetto del Consiglio
Comunale dei Ragazzi coinvolgerà tutti i ragazzi dai nove ai
quattordici anni e
l’esperienza sarà condotta sotto l’attenta regia delle scuole
del
territorio in quanto
-
la scuola è il punto di
riferimento di tutti i ragazzi; La
scuola, con le sue risorse e le
sue competenze, opererà affinché il Consiglio Comunale dei Ragazzi sia
una
esperienza
positiva e rimanga al di fuori di
ogni riferimento ai partiti. Ad esempio
risulta che alla frazione Cattanea circolino
camion di grandi dimensioni che
raggiungono un’azienda locale, che già
hanno danneggiato gli spigoli della chiesa e che il problema potrebbe essere superato
da una bretella alternativa
al passaggio in frazione. Viene richiesta
più attenzione da
parte dei vigili comunali
per Via Milano , che è ormai diventata una
strada molto frequentata e che la sera si trasforma in
una pista
di formula uno. Forse qualche dissuasore di velocità
potrebbe arginare
il problema. Si richiede un
intervento
presso gli enti telefonici competenti in quanto le linee
sono carenti ed
in caso di forte
maltempo i collegamenti
telefonici si interrompono anche
per
diversi giorni. Si segnala il
bisogno di una farmacia - ambulatorio dover
poter trovare medicinali da banco , o medicinali
su prenotazione con ricetta medica, ma anche
personale infermieristico per
piccole
medicazioni, iniezioni, pressione ecc. Si sente
l’esigenza di un locale pubblico di incontro e
aggregazione culturale, di un piccolo mercato locale e di un controllo
sugli
odori e sulle emissioni acustiche nonché il ripristino della centralina di controllo della qualità
dell’aria, in
passato istallata presso
la scuola di
Casone dei Peri e ora tolta. In generale la
richiesta più pressante è per una
maggiore considerazione e interscambio tra
frazioni e amministrazione comunale, che si può riassumere nella
richiesta di
una particolare attenzione ai bisogni specifici delle periferie della
città. Il servizio
Civile nazionale Volontario nasce con
l’obiettivo di favorire
la realizzazione
di principi di solidarietà sociale, di promuovere la cooperazione e la solidarietà con
particolare riguardo
alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona ed
all’educazione alla
pace tra i popoli. Chi svolge servizio
civile partecipa anche
alla salvaguardia
del patrimonio ambientale,
storico,
artistico, culturale di una città
ed un
mezzo di grande importanza per la
formazione civica e
professionale
del ragazzo o della ragazza che sceglie questa esperienza. Ma
rappresenta una
fonte di grande soddisfazione anche
per
le amministrazioni comunali che
li
utilizzano per rispondere ai bisogni più impellenti della propria
società
civile. Anche le Ong e
le associazioni non profit di un
territorio possono
usare queste risorse
e a Mortara diverse associazioni già le
utilizzano positivamente. Il servizio
Civile rappresenta dunque
la possibilità per i giovani tra
i 18 e i 29 anni di dedicare
un anno della propria vita
agli altri,
acquisendo nel frattempo conoscenze
ed
esperienze e
maturando una propria
coscienza civica. Che tramite convenzioni con gli Enti locali può
essere
trasferita e messa al servizio anche di un Comune. E lì operare
attraverso progetti nei settori del welfare,
dell’assistenza, della cooperazione. A Mortara in
passato esisteva una convenzione per l’utilizzo
di obiettori di coscienza, cioè di giovani che avevano optato per
l’obiezione
di coscienza al servizio militare obbligatorio, in mancanza di una
legge
specifica che istituisse il servizio civile . Convenzione ad un certo
punto non
più rinnovata per
futili motivi.
Crediamo che esista oggi a
Mortara un
bisogno diffuso di assistenza presso
singoli cittadini che si trovano in
oggettive difficoltà materiali, di solitudine, di salute, ma anche
necessità di
intervento mirati a
diffondere nelle
scuole culture di pace e non violenza e infine situazioni di emergenza ambientale,
di tutela del
patrimonio naturalistico, di sensibilizzazione ecologica. Per questo
riteniamo che la richiesta di ragazzi in servizio
civile ad operare in Città non
potrebbe
che aumentare la qualità della vita di molti cittadini Di tutte le
proposte che abbiamo raccontato, abbiamo a
disposizione materiale
informativo,
contatti, atti di convegni, ecc che
naturalmente saremo felici di mettere a disposizione di chi ce li
chiederà. Il fine che ci
siamo proposti con questa nostra iniziativa,
con questa piccola guida alle buone pratiche amministrative locali
deriva dalla
constatazione che la dimensione locale
, per noi, è molto
importante. Perchè è
quella che è più a diretto contatto
con
le persone in carne ed ossa, non con l’opinione pubblica di cui si
parla
sempre, ma che non si sa poi cosa sia realmente, ed è quindi sollecitata , stimolata,
obbligata a dare
risposte e spesso
ad inventare cose
nuove. Perchè siamo
sempre più convinti di
limiti e dell’insostenibilità di un
pensiero unico che riduce i diritti a merce, che restringe gli spazi di
democrazia, che affida tutto al mercato e alla competizione, che
considera gli
istituti e le comunità locali oggetti di
scelte e decisioni prese in altre sedi,
sempre più lontane e inaccessibili. Noi pensiamo
che Mortara abbia la forza, la capacità,
l’intuizione e la saggezza per diventare un luogo bello in cui vivere,
lavorare
e creare futuro per i propri figli. Una città
dove regni l’inclusione, la solidarietà, l’apertura, una
città che
tenga forte nel
cuore le proprie radici
ma che non abbia paura di cambiare. Insomma non una città “liquida”
come quelle
studiate dal sociologo Zygmunt Bauman ma una città meravigliosa come le
città
invisibili di Italo Calvino. Per questo
abbiamo messo in queste proposte la nostra
dimensione privata e collettiva, per questo facciamo i nostri auguri
migliori
al nuovo sindaco della Città di Esteban, che come Mortara, andrà alle elezioni tra
poche settimane! Mortara, 2 maggio 2007 Associazione
culturale
“Il villaggio di Esteban” – MORTARAHome
- Archivio
- 33 proposte
Gentile
nuovo Sindaco, mi piacerebbe se tu….
Elenco
delle proposte
1 - Centro studi sulla risaia torna
all'elenco ^
2 - Una banca del tempo torna
all'elenco ^
3 - Sportello migranti
torna
all'elenco ^
4 - Orti Comunali
torna
all'elenco ^
5 - Sottoscrizione della
carta internazionale
educativa delle bambine e bambini. torna
all'elenco ^
6 - Attuazione di un
pedibus. torna
all'elenco ^
7-Piano di risparmio
energetico comunale. torna
all'elenco ^
8-Casa
dell’associazionismo. torna
all'elenco ^
9 - Sostenere i prodotti
biologici. torna
all'elenco ^
10 - Piano di
informatizzazione delle strutture
comunali. torna
all'elenco ^
11 - incentivare
a Mortara lo sviluppo del commercio equo e solidale.
torna
all'elenco ^
12 - un’indagine a tutto
campo per leggere e
contrastare in città vecchie
e nuove
povertà. torna
all'elenco ^
13 - diffondere il
principio di sussidiarietà torna
all'elenco ^
14 - aderire
al Coordinamento degli enti
locali per la pace. torna
all'elenco ^
15 - comportamenti
virtuosi tra i cittadini torna
all'elenco ^
Spesso proposte a
prima vista giudicate non significative o parziali rappresentano invece un mezzo molto potente per
sensibilizzare i
cittadini, diffondere pratiche virtuose e dare un mano all’ambiente.16 - un serio
monitoraggio in
collaborazione con
l’Asl per
quantificare il danno alla salute degli inceneritori di Parona e una
exit
strategy per uscire dalle politiche di incenerimento.
torna
all'elenco ^
17 - fare acquisti verdi
torna
all'elenco ^
18 - promuovere la
certificazione energetica delle
case di Mortara torna
all'elenco ^
19 - creare un ufficio
per lo sviluppo delle
piccole attività torna
all'elenco ^
20 – G.A.S.
comunale torna
all'elenco ^
21
- Una
città più sicura con …le telecamere parlanti. torna
all'elenco ^
22
- una
politica comunale di …risparmio idrico torna
all'elenco ^
23
- una Città
Slow. torna
all'elenco ^
24
- un
distretto economico solidale torna
all'elenco ^
25
- Una finanza etica. torna
all'elenco ^
26
- Risposte torna
all'elenco ^
Se dovessi i rispondere alla domanda “Cosa deve fare un amministratore
di un
ente locale sensibile alla decrescita per mettere in pratica buone
prassi
quotidiane?” proverei ad indicare un percorso a tappe:
1) il primo intervento da fare è quello di rendere
Impronta ecologica della “macchina comunale”, gestione del territorio
responsabile, introduzione di nuovi stili di vita nella comunità. Penso
siano
questi i punti irrinunciabili di un ipotetico programma per un
amministratore
che in campagna elettorale si dichiari vicino alla descrescita. Purché
tutti
questi progetti non diventino una scusa dietro cui nascondere politiche
energivore. Mi spiego: la raccolta differenziata ha un senso solo se
alla fine
dell’anno sono riuscito a convincere i cittadini a produrre meno
rifiuti; i
pannelli solari servono se prima ho reso
L’associazione dei Comuni Virtuosi sta raccogliendo decine di progetti
e
sperimentazioni concrete che vanno in questa direzione, ogni giorno.
Dalla
mobilità sostenibile al risparmio dell’acqua, dalla riduzione degli
imballaggi
alle banche del tempo, dall’utilizzo dei biocarburanti alla
progettazione
partecipata. Centinaia di amministratori locali stanno, di fatto,
costruendo
quelli che potremmo chiamare, con un po’ di fantasia, i Municipi della
Decrescita. Perchè dunque non mettersi in rete ed iniziare a
sperimentare tutto
questo?27
- più strumenti per
l’Agenda 21 locale torna
all'elenco ^
A volte basta che qualcuno gli dedichi un po' di tempo. Pensiamo ai nuovi disagi della
nostra epoca, come la
solitudine, come il senso dell'abbandono. Sono problemi nuovi che
crescono con
il cambiamento della società, che diventa più anziana e spesso più
sola. Ma
anche al bisogno di integrazione degli stranieri, al bisogno di un
abbraccio
corale di chi ha malattie fisiche oppure alla voglia di raccontare
di chi
ha "dentro " passioni nei
campi della cultura, dell’arte, nelle altre moltissime
espressioni
dell’ingegno umano.
Se è possibile trovare esempi di cosa significa modernità, il
volontariato è
certamente uno di questi.
È perciò indispensabile valorizzarlo, conservarne le qualità, aiutarne
la
crescita.29
- più
attenzione all'associazionismo
torna
all'elenco ^
30 - Ufficio ascolto per
i cittadini e relazioni
pubbliche torna
all'elenco ^
- Attività
di ascolto (con orari a
sportello prestabiliti) per aiutare
qualsiasi cittadino a districarsi nei meandri della burocrazia pubblica
o anche
semplicemente per raccogliere segnalazioni di disservizi o disagi che
talvolta sfuggono agli occhi degli amministratori ma che sempre vengono subiti
da chi vive in
quella via , in quella piazza ecc..
- Divulgare
attraverso articoli ai
giornali locali, ma anche con proprie
iniziative il perché delle scelte e dei costi
sostenuti.
Esistono a questo
proposito già diverse esperienze di altri comuni ed un supporto
ministeriale in
merito. www.urp.it
Crediamo che la corretta gestione di questo ufficio sia importante soprattutto per avvicinare
il semplice
cittadino alla vita pubblica e politica
della città. Una città dove tutti possono partecipare e sentirsi responsabili; una città al
contempo solidale
poiché viene incontro alle esigenze
dei
più deboli e più sicura perché sorvegliata da chi la vive.31 - Un consiglio
comunale dei Ragazzi mortaresi
torna
all'elenco ^
- a scuola nasce l’abitudine di
stare con gli altri e a confrontarsi;
- nella scuola è più facile lo
scambio di esperienze e idee tra elettori e rappresentanti;
- la scuola deve avere un ruolo
importante nell’educare i ragazzi ad occuparsi delle problematiche del
territorio. 32 – Più
attenzione alle periferie e in particolare alle Frazioni
orientali torna
all'elenco ^
33 - Servizio Civile
torna
all'elenco ^
Conclusioni:
torna
all'elenco ^