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| ESTEBAN N. 8 (marzo 2011): | ||||
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L'editoriale:
“L'uomo non capisce che le città
che crea non diventano parte integrante della natura... e che se
vogliamo difendere la nostra cultura da lupi, tormente ed erbacce, non
possiamo permetterci di lasciare il fucile, la vanga o la ramazza.
Basta uno sbadiglio, bastano un paio d'anni di distrazione, e addio: i
lupi escono dai boschi, i cardi avanzano, la città sparisce sotto una coltre di neve e di polvere...” Vasilij Grossman, Vita e destino) Esteban prosegue
in questo numero il discorso iniziato in quello scorso (qualche mese
fa, in effetti, come avranno notato i pochi che attendono con ansia
ogni tre mesi le sue uscite. Del resto, come dice il nome stesso, il
Villaggio di Esteban non è situato in un cantone svizzero, e i tempi di
Esteban si avvicinano certo di più a standard caraibici). Nel numero
scorso, se qualcuno se ne fosse già dimenticato, Esteban ha voluto
parlare del fare cultura in piccoli centri, lontano dalle grandi
metropoli, quelle che dovrebbero dettare i costumi culturali, e spesso
indipendentemente da queste, trovando vie autonome e originali. Allora
Esteban aveva voluto incontrare alcune associazioni, dalla Lombardia
alla Liguria e aveva fatto raccontare a loro la propria storia. In
questo numero, invece a parlare saranno le istituzioni, necessario
contraltare ed interlocutore di chi lavora e vive sul territorio.
Esteban ha voluto così incontrare prima di tutto l'assessore alla cultura del comune di Mortara, Fabio Rubini, che gli ha concesso una lunga intervista in cui si è parlato del ruolo di un assessorato alla cultura, di che idea di cultura viene sostenuta, quali i criteri con cui l'Assessorato si muove e si pone di fronte alle esigenze e alle domande della città. E anche di progetti per il futuro. Con questo Esteban non intende chiudere il discorso; ternerà sull'argomento nei prossimi numeri, anche con le considerazioni che i lettori vorranno proporre. Intanto Esteban prende atto che l'offerta culturale a Mortara, ed in generale in Lomellina, è sicuramente cresciuta, rispetto al passato anche recente, anche se tanti anni di deserto hanno comunque lasciato un segno. Questa è sicuramente una cosa buona, anche se, spesso, quando si parla di cultura sembra che si intenda solo fruizione di spettacoli, che finiscono oltretutto con il rivolgersi sempre allo stesso pubblico, che non comprende generalmente il pubblico più giovane. Mentre Esteban fa notare che, ad esempio, cultura è anche incontro, socializzazione, per dirla con una brutta parola, e l'idea di togliere non solo piante, ma anche panchine da una piazza non sembra esattamente favorire il contatto, lo scambio, l'interazione tra le persone, che poi sarebbe uno dei motivi per cui in una città si mettono le piazze. Ma in questo numero Esteban vi porta anche in altri luoghi e vi fa conoscere nuovi amici. Vi accompagna alla scoperta della musica e della cultura tradizionale popolare, con il primo di una serie di articoli proposti da Raffaele Nobile, violinista e compositore, che da anni si occupa di ricerca, riproposta ed elaborazione della musica etnica, in particolare dell'Oltrepo Pavese, attraverso spettacoli, concerti, iniziative editoriali e radio televisive. E poi vi farà incontrare tanti nuovi poeti. Dalla Romania, con tre poeti sconosciuti in Italia: un classico dell'ottocento e due giovani poeti contemporanei presentati e tradotti dal nostro Danut Gradinaru, al Salento con la voce intrigante di Daniela D'Errico, che speriamo vorrà venire a trovarci ancora su queste pagine in futuro. E ancora da Pavia con il Gruppo H5N1. Buona lettura. sfoglia Esteban n. 8: |
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| Gli altri numeri di Esteban: | ||||
esteban n. 0: esteban n. 1: esteban n. 2: esteban n. 3:
![]() esteban n. 4: esteban n. 5: esteban n. 6: esteban n. 7:
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ESTEBAN n. 0 (estate 2008)
L'editoriale: “Credevo
fosse uno sprazzo, era invece un inizio” “L'inizio,
prima di diventare avvenimento storico, è la suprema capacità
dell'uomo; politicamente si identifica con la libertà umana. Initium
ut esset, creatus est homo: affinchè ci fosse un inizio, è
stato creato l'uomo, dice Agostino. Questo
inizio è garantito da ogni nuova nascita; è in verità
ogni uomo.” Due citazioni eterogenee e
forse un po' eccessive, ma per dire che IL VILLAGGIO DI ESTEBAN per
noi è stato questo, un inizio, nato dall'amicizia di alcune
persone che hanno voluto provare a confrontarsi con la realtà,
partendo anche da posizioni diverse, ma con una curiosità ed
un desiderio comune di capire, incontrare, raccontare, di continuare
a farsi domande, di non diventare mai quelle persone tranquille che
il mondo, e un po' anche l'età, vorrebbero che fossimo. |
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L'editoriale: Mai
come oggi si è parlato tanto di civiltà e di cultura,
quando è la vita stessa che ci sfugge. E c'è uno
strano parallelismo fra questo franare generalizzato della vita, che
è alla base della demoralizzazione attuale, e i problemi di
una cultura che non ha mai coinciso con la vita, e che è fatta
per dettare legge alla vita. Prima di riparlare di cultura, voglio
rilevare che il mondo ha fame, e che non si preoccupa della cultura;
solo artificialmente si tende a stornare verso la cultura dei
pensieri che si rivolgono verso la fame. La cosa più urgente
non mi sembra dunque difendere una cultura, la cui esistenza non ha
mai salvato nessuno dall'ansia di vivere meglio e di avere fame, ma
estrarre da ciò che chiamiamo cultura, delle idee la cui forza
di vita sia pari a quella della fame. Abbiamo soprattutto bisogno
di vivere, e di credere in ciò che ci fa vivere e che qualcosa
ci fa vivere – ciò che proviene dal fondo misterioso di noi
stessi non deve continuamente riversarsi su di noi in un travaglio
volgarmente digestivo. Voglio dire che se è essenziale per
noi tutti mangiare subito, è per per noi ancora più
essenziale non dissipare nell'unica preoccupazione di mangiare la
forza del semplice fatto di avere fame. Se il segno dei tempi è
la confusione, vedo alla base di tale confusione una frattura fra le
cose, e le parole, le idee, i segni che le rappresentano ...Il
teatro, che non risiede in niente di specifico, ma si serve di tutti
i linguaggi (gesti, suoni, parole, fuoco, grida) si ritrova
esattamente al punto in cui lo spirito ha bisogno di un linguaggio
per manifestarsi
Difficile spiegare perchè siamo partiti dal teatro. Ci ha incuriosito il fatto che tanta gente abbia sentito il bisogno di avvicinarsi al teatro, nel senso di praticarlo, magari da dilettanti, ma volendo mettersi in gioco personalmente. C'è una scena pavese in movimento, già da alcuni anni. Diverse piccole compagnie si sono fatte spazio. Apre la scuola di recitazione del teatro Fraschini, si sviluppano realtà come l'associazione teatrale InScenaVeritas e Motoperpetuo affiancate da compagnie sia della città sia della provincia. Questa voglia di crescita ha portato alla creazione di un coordinamento provinciale delle compagnie teatrali chiamato “la scena giovane” in collaborazione anche con il Comune e l'Università. A corollario di questo movimento nasce l'omonima rassegna teatrale, si organizzano convegni per capire meglio tale la realtà nascente e il 27 giugno di quest'anno, presso l'associazione Artemista di Spessa Po, è stato presentato ufficialmente un nuovo progetto che prevede la creazione dell'Agenzia per i servizi teatrali della provincia di Pavia. Il teatro a Pavia sta rinascendo. Il cammino è ancora lungo, ma i teatranti hanno la forza sufficiente per affrontarlo fino ad affermarsi. Tra le compagnie del territorio, oltre quelle già citate, troviamo "La Scena" di Vigevano, "Aranda in Terranomade", "Cantieri Nomadi" e Teatro della Mostiola"di Pavia e molte altre, tra cui quelle che incontreremo in questo numero. Non vogliamo fare grandi discorsi sul teatro; semplicemente, nello spirito di questo giornale che vuol essere incontrare persone e realtà diverse, ci siamo fatti raccontare da alcuni amici le loro esperienze e la loro passione. Si parlerà di teatro fatto dalla scuola per la città proposto da Elisabetta Carlucci e da Gianna Zoia, del teatro d’autore che nasce dall’infanzia raccontato da Lella Carisio e ancora della teatralita’ scenica del teatro dei kletzmorim interpretato da Cinzia Bauci e Pierantonio Gallesi. In più inizieremo a parlare di teatro popolare, raccontato dall’infaticabile Marco Savini. Parlando di teatro non si può evitare almeno un accenno, anche se il discorso meriterebbe ben altro spazio, alla annosa questione del Teatro Comunale di Mortara, in stato di abbandono ormai da troppo tempo. Diciamo solo questo: girando per tanti paesi grandi o piccoli non è infrequente imbattersi in teatri, a volte anche piccolissimi, spesso ristrutturati di recente e funzionanti. Una comunità è fatta di persone, ma necessita anche di luoghi e spazi che riconosca come propri, che diventino luoghi privilegiati di scambio di incontro. Lanciamo solo questo piccolo appello e invitiamo i lettori ad esprimersi sul nostro giornale su questo tema. Inoltre da questo numero vogliamo proporre alcune rubriche che diventeranno più o meno fisse. Le rubriche sono aperte alla collaborazione di tutti i lettori : vi invitiamo ad inviare i vostri contributi sui temi trattati oppure a proporne di nuovi. La nostra intenzione è che Esteban diventi un luogo libero di discussione e confronto. sfoglia Esteban n. 1: |
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| ESTEBAN
n. 2 (inverno 2008)
L'editoriale: Un
popolo è
noto non per le dichiarazioni ufficiali Il
giorno in cui qualcuno ti racconterà la Esteban
ama l'inverno perchè è il tempo migliore per le storie.
Per sedersi ad ascoltarle, per narrarle agli altri, per leggersele o
inventarsele da soli. sfoglia Esteban n. 2: |
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| ESTEBAN N. 3 (primavera 2009): | ||||
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ESTEBAN N. 4 (estate 2009): |
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L'editoriale:
Strabilianti
viaggiatori! Quali
nobili storieleggiamo nei vostri occhi profondi come il mare! Charles Baudelaire, Il viaggio I viandanti vanno in cerca di ospitalità Nei villaggi assolati E nei bassi fondi dell'immensità E si addormentano sopra i guanciali della terra Juri Camisasca, Nomadi Non invidiavo le automobili. Sapevo che in automobile si attraversa, ma non si conosce una terra. “A piedi” avrei detto a Pieretto, “vai veramente in campagna, prendi i sentieri e costeggi le vigne, vedi tutto. C'è la stessa differenza che guardare un'acqua e saltarci dentro.” Cesare Pavese, La bella estate Al ragazzo di mappe, di carte appassionato l’universo sembra vasto quanto è vasta la brama. Ah, come è grande il mondo al lume di una lampada! Agli occhi del ricordo, come è piccolo il mondo! dedica scritta dal padre di Jorge Luis Borges sulla copia di Pêcheur d'Islande, di Pierre Loti, regalata al figlio Il viaggio, viaggio come movimento interiore, spostamento dei propri riferimenti visivi e culturali, come simbolo e metafora della vita e della ricerca inesausta dell'uomo, viaggi immobili e per questo ancora più profondi: se veramente vi interessa questa roba non leggete questo numero di Esteban. Potete trovare centinaia di libri sull'argomento, e questa non è una rivista culturale. Esteban è interessato solo alle storie, piccole o grandi che siano, e in questo numero aveva voglia di sentirsi raccontare esperienze di viaggio, voleva sentire odori, colori, emozioni, le fatiche e le scoperte. Viaggi in altri continenti o viaggi vicino a casa, quello che importa ad Esteban è la disponibilità ad incontrare e a farsi sorprendere, la disponibilità a varcare confini, quelli reali, ma anche quelli costruiti da noi in cui pensiamo di esserci messi al sicuro. E ovviamente non basta partire per superare questi confini; nell'epoca del turismo di massa dove tutto è già pronto e confezionato per il consumo, abbiamo privilegiato altre forme di viaggio e altri modi di viaggiare. E già le citazioni che ha scelto ci avvertono delle preferenze di Esteban: i viaggiatori e i pellegrini piuttosto che i turisti, l'andare a piedi, dove ogni passo è una esperienza, l'avventura, anche nel senso semplice di essere aperti e disponibili a ciò che accade, piuttosto che il tutto compreso. E così abbiamo amici che ci raccontano dell'Africa che hanno incontrato per seguire progetti di cooperazione. Ci sono le storie dei pellegrini che ancora percorrono i sentieri d'Europa e quelle di chi li accoglie, li ospita, tiene in ordine i sentieri per far sì che i loro passi possano continuare a cucire insieme i pezzi di questo vecchio continente. E ci sono alcuni incontri a cui teniamo molto. C'è il filosofo Luciano Valle che ci insegna a riscoprire e a preservare la bellezza intorno a noi. C'è Maurizio Davolio, che ringraziamo di cuore, Presidente dell'Associazione Italiana Turismo Responsabile, che in un suo contributo ci racconta cosa è il turismo responsabile, come e da che esigenze è nato questo modo di viaggiare che non vuole partecipare al consumo e alla rapina di bellezze e ricchezze altrui. Consigliamo di visitare anche il sito dell'AITR a questo indirizzo: www.aitr.org Poi, tra i tanti scrittori che si possono associare al viaggio, Domenico Della Monica ha scelto di parlarci di Joseph Conrad. Con lui ha fatto anche una intervista “impossibile”, da cui risulta un ritratto duro e impietoso dello scrittore. Ci avrà detto tutta la verità? O forse tutta la verità l'ha messa, e chiede che la scopriamo, nei suoi libri, nelle sue storie di sconfitte, tradimenti, viltà, ma anche di coraggio e fedeltà fino all'estremo, spinti da un impulso a resistere e a combattere che non può comunque fermarsi? E infine qualche racconto; ritornano le storie di Francesco Ratti e continuano gli appuntamenti con Anna Mara. Come sempre, Esteban non vuole fare discorsi esaustivi, ma semplicemente suggerire spunti e suggestioni, e, visto che per molti inizia il periodo di ferie e viaggi, vi aspetta al ritorno per riempire un prossimo numero con le vostre storie. L'importante è non partire mai senza un taccuino. È vero che le Moleskine nonsono più quelle di una volta, ma basta un semplice quaderno e poi non importa dove andate, anche a casa della nonna ci sono sempre cose nuove da scoprire. E dopo averle scoperte, raccontarle, perchè comunque alla fine resta solo quello che viene scritto o detto, che accetta di attraversare quest'altro confine del dover usare parole per uscire nel mondo e farsi esperienza. sfoglia Esteban n. 4: |
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| ESTEBAN N. 5 (autunno 2009): | ^ | |||
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L'editoriale: Non raccontate mai niente
a nessuno.
Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.” (J.D. Salinger, Il giovane Holden) "....e la sorella più piccola disse: "Per Allah, sorella mia, raccontaci una storia che ci faccia passare lietamente la nottata! " E Shahrazàd rispose: " Lo farò ben volentieri se me lo concederà questo re cortese. "Quando il re sentì queste parole, non gli dispiacque di ascoltare il racconto di Shahrazàd, anche perché quella notte si sentiva agitato e non aveva voglia di dormire. E Shahrazàd cominciò a raccontare...” (da: Le mille e una notte) ...guardandomi intorno oggi sai cosa mi colpisce? Che quarant'anni fa Milano era più cupa, più sporca. Ma ad avere paura era solo chi aveva il grano. Le porte delle case restavano aperte. Gli operai che tiravano la lima alla Marelli lasciavano i ragazzini alla vicina o in cortile. Oggi chi ha il grano paura non ne ha più. La paura è dei disgraziati. Paura di essere scippati, violentati, accoltellati. E sai cosa trovo ancora più incredibile? Che a dire “al lupo, al lupo” però sono rimasti sempre quelli che hanno il grano. Oggi uno che fa una rapina prende quindici anni. Chi manda sul lastrico qualche decina di migliaia di famiglie succhiando i loro risparmi, va bene se fa un mese ai domiciliari. Il senso della comunità è andato a farsi fottere. E se non c'è comunità, non c'è mito. Guardia o ladro che tu sia.” (da
un intervista di Renato Vallanzasca)
Tranquilli,
non è che Esteban consideri Renato Vallanzasca tra i suoi
maestri; semplicemente, leggendo questa recente intervista sono
saltate fuori alcune considerazioni interessanti e non estranee al
contenuto di questo numero della rivista. Come dire che non occorre
essere grandi studiosi o eminenti sociologi per intuire alcuni dei
punti deboli della realtà che viviamo. Aspetti che spuntano
qua e la anche in quello che verrà raccontato nelle pagine che
seguono: il senso della comunità che scompare, così
come le relazioni materiali su cui questa si basava, e scomparendo
lascia il posto all'interesse immediato e anche alla chiusura verso
ciò che è diverso, alla mancanza di curiosità e
di desiderio di confrontarsi col mondo. A una cultura della
solidarietà sostituisce una cultura della paura, che cerca di
tranquillizzarsi costruendo sempre nuovi muri. Ma Esteban è
ottimista, sa che questo è il mondo come vogliono farci
credere che sia, ma la realtà è sempre molto più
variegata, e se si costruiscono nuovi muri c'è sempre la
possibilità di abbatterli come quello famoso buttato giù
proprio vent'anni fa. Ad ogni modo neppure Esteban è uno
studioso o un sociologo, per cui forse non sa capire bene tutti i
meccanismi e spiegare cosa c'è proprio in fondo che non
funzioni. È per questo che sulle pagine della sua rivista
vuole incontrare sempre nuovi amici che abbiano voglia di raccontare
di sé e del mondo che li circonda, per vedere se insieme tra
tutti non si riesca a capirne di più. Così questo
nuovo numero, come quello dell'inverno scorso, raccoglie i racconti
che gli amici di Esteban gli hanno inviato. Del resto questa idea
del raccontare è proprio nello spirito di questa rivista, nei
motivi che l'hanno fatta nascere. E questa è sempre stata
l'idea di cultura di Esteban, che non parte da teorie da difendere o
dimostrare, ma dal bisogno di incontrare persone che avessero voglia
di parlarsi e di ascoltarsi, di vincere l'isolamento in cui spesso ci
troviamo e di provare a costruire percorsi che diano un senso alla
realtà che stiamo vivendo. Perchè raccontare, come ci
insegna Shahrazàd, è un modo per salvarsi la vita. Ma
soprattutto in questo numero Esteban è veramente felice di
salutare tanti amici nuovi che lo hanno raggiunto su queste pagine:
Sara Capittini, Armando Giacomone, Loredana Longo, Francesca Protti,
Diego Vallati. Poi due poeti mortaresi, Anna Crotti e Danut
Gradinaru. Oltre ai loro scritti è dato ampio spazio alla
rubrica “C'è vita nel Villaggio” per raccontare delle
ultime iniziative dell'Associazione. E poi, tra le altre cose,
troverete anche qualche racconto “giallo”, tanto per ricordare
che questa definizione tutta italiana della letteratura poliziesca
quest'anno compie 80 anni, ma anche per un omaggio ad un genere
letterario che ha dimostrato di non essere semplice evasione, ma che
può rivelarci molto di noi stessi. Ed ora un annuncio
importante: Esteban invita tutti a partecipare alla sua nuova ed
appassionante iniziativa:
MUSEI
DOMESTICI Esteban vi propone di illustrare i prossimi numeri della rivista con immagini delle vostre pinacoteche casalinghe; mandateci foto dei quadri, delle fotografie o dei poster, della vostra collezione di farfalle o di stampe cinesi, insomma quello che avete appeso ai vostri muri o posato sulle vostre mensole. Quello che guardate ogni volta che entrate in casa. Tutti nelle nostre case cerchiamo di mettere qualcosa di bello, ma bello non soltanto per motivi estetici, bello perchè a noi dice qualcosa, racconta, ha un significato. Ad Esteban non interessa che siano opere d'arte; interessa soltanto che per voi significhino qualcosa, per cui oltre alla foto sarebbero gradite anche due righe, tanto per per renderci partecipi. Aspettiamo le vostre immagini ai soliti recapiti che vedete più sopra. Iniziamo con una scelta di opere appartenenti alla pinacoteca domestica del nostro Lino Maia. La sua collezione è dedicata principalmente a due filoni pittorici che egli considera immeritatamente sottovalutati : i quadri da pizzeria e i naifs di talento (definizioni sue). In queste opere c’è tanto lavoro e sovente una grande passione, dice Lino, e meritano almeno altrettanto rispetto. Nelle illustrazioni lavori di PariSun, L. Leone, Angelo Marangon, più numerosi anonimi (in buona parte cinesi) e diversi illeggibili. La nostra copertina riproduce invece un’opera di un artista mortarese tanto grande quanto modesto e schivo, Michele Protti, che ringraziamo di tutto cuore. sfoglia Esteban n. 5: |
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| ESTEBAN N. 6 (inverno 2009): | ^ | |||
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L'editoriale: Esperti
e profani,
professionisti e dilettanti, Il
problema che mi si
presenta qui Don't
know what I want I lettori più attenti si sono
accorti: la cadenza trimestrale
con cui Esteban aveva promesso di presentarsi, ha subito qualche
rallentamento, per cui in pratica il numero autunnale è uscito
proprio alla scadenza astronomica della stagione. Adesso, ad esempio, Esteban è molto curioso di sapere come sarà tra un anno. sfoglia Esteban n. 6: |
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L'editoriale:
There is only one good thing about small town there is only one good use for a small town there is only one good thing about small town you know that you want to get out When you're growing up in a small town you know you'll grow down in a small town there is only one good use for a small town You hate it and you'll know you have to leave (L. Reed, J. Cage, Small Town da Songs for Drella) I
tempi sono duri, ormai ce ne siamo accorti, e la crisi alla fine si è
fatta sentire anche nel Villaggio. Per quanto qui si viva fuori da
logiche di mercato, senza moneta, senza banche, senza leggi
finanziarie, quando abbiamo contatti con il vostro mondo dobbiamo fare
i conti con tutte queste cose e rassegnarci a tenere conto della
rilevanza che da voi le transazioni economiche hanno su tutte le altre.
Insomma, qualunque cosa venga in mente di fare servono i
soldi, e
servono anche per questo giornale, e ne servono sempre di più. Per cui
da questo numero Esteban si vede, suo malgrado, costretto ad alcune
modifiche. Si sa che lui è affezionato alla carta stampata, ma bisogna
forzatamente ridurne l'impatto per cui questo numero si presenterà
nella versione stampata in formato ridotto e limitato al solo testo.
L'edizione completa con le immagini e le ardite sperimentazioni
grafiche che sono sempre state parte integrante della rivista, la si
può trovare solo on line, sul nostro sito
(www.ilvillaggiodiesteban.net) oppure cercate “esteban” su issuu.com.
E, tra le altre cose, troverete anche lui. Per il futuro si vedrà.
Intanto veniamo a questo numero.
Questa volta a Esteban ha sentito un certo bisogno di capire cosa significa fare cultura in provincia, nelle piccole città e paesi fuori dai centri deputati alla grande produzione culturale di cui si interessano i grandi mezzi di comunicazione. Un discorso che lo interessa particolarmente e lo riguarda da vicino; in qualche modo anche una occasione per Esteban per riflettere su di sé e sul suo lavoro e su quello che significa la parola cultura. Perchè, non si stanca di ripetere Esteban, cultura non è un qualcosa in più per gente che ha tempo per coltivarsi lo spirito o vuole fare lo snob, cultura è ovunque ci sia un essere umano, che, in quanto tale si pone delle domande, vede una realtà intorno a sé e cerca di capirla e, se possibile, migliorarla; cerca da sé di rispondere ai propri bisogni e di dare seguito ai propri desideri, e così si mette in moto, mette in moto la propria creatività Comunque, come al solito ad Esteban non interessano tanto teorie ed analisi. A lui interessano le storie e così, a partire da questo numero, ha deciso di andare un po' in giro a a cercarsi esperienze di persone ed associazioni che hanno fatto proprio quello che si è detto sopra, non si sono fermate al mugugno così diffuso anche dalle nostre parti, ma sono riuscite a dar vita anche a realtà importanti. La scoperta è stata che in questi posti lontani dal centro esiste una produzione autonoma, che non si limita a copiare le modi culturali che qualcuno decide debbano essere dominanti, ma parte dalle proprie esigenze e trova propri spazi e modi di espressione originali. In questo numero hanno voluto raccontare ad Esteban la loro storia l'associazione Equilibri di Cuggiono, e l'Associazione Balla coi Cinghiali, promotrice di un festival musicale che si tiene in Val Bormida, in un paese di poco più di seicento abitanti, ma che, nonostante sia nato da pochi anni, si avvia a diventare uno dei più interessati appuntamenti dell'estate. Esteban ringrazia entrambe di cuore. Altre esperienze, più vicine a noi, ce le racconta in questo numero Francesca Protti. Ovviamente non ci facciamo certo mancare in questa uscita i racconti di Domenico Della Monica e le intriganti avventure di Anna Mara. Con questo numero si aggiunge agli amici di Esteban Anxhela Tafa, giovanissima poetessa che ha voluto donare a lui e a tutti i lettori alcuni suoi lavori, e che, insieme a Danut Gradinaru, che con Esteban ha ormai un appuntamento fisso, rappresenta l'offerta poetica di questo numero. Esteban aspetta da lei altre poesie. E ovviamente anche dagli altri lettori, a cui chiediamo anche, magari come compito delle vacanze, di aiutarci a proseguire il discorso iniziato in questo numero su cultura e provincia. Buona lettura. sfoglia Esteban n. 7:
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