|
se
vi siete persi qualche appuntamento: >>>
visitate
la nuova sezione
Le Cronache Lunatiche >>>
ma ora cliccate sulla luna... (quella più in alto)
|
CHI
SONO I LUNATICI?
Alla gente che abita nel Villaggio
di Esteban piace uscire la sera, sì ci sono le televisioni, ma appena
appena, c'è internet, ma poi la gente la devi vedere in faccia, il
mondo ha degli odori e tante altre cose che non si sa dire, ma le senti
solo se ci sei dentro.
A loro piace, a volte, provare a vedere le
cose da altri punti di vista. Tipo la campagna, almeno il poco che ne
rimane, di giorno va bene, ma di notte? Sotto la luna piena. Per
carità, niente sciocchezze new age, solo la voglia di vedere il mondo
con una luce diversa.
E poi loro amano fare le cose insieme; di
notte da soli in mezzo ai boschetti e alle rogge forse hai un po'
paura, ma non se sei insieme agli altri, se cammini con loro, con
qualche piccola lanterna, qualche cane che ti segue. E magari, quando
sei lì, ti viene voglia di leggere una poesia, una storia, ti viene in
mente una canzone e vuoi farla sentire agli altri.
Oppure vuoi solo farti sorprendere da un silenzio, diverso da quelli a
cui sei abituato.
E
così i primi hanno iniziato quasi per gioco, poi a poco a poco si sono
aggiunti altri e adesso quella dei Lunatici è una Compagnia
numerosa,
che si ritrova tutti i mesi verso il plenilunio, a percorrere le
campagne, per quello che è diventato un appuntamento fisso con la luna
a cui tutti sono invitati. Oramai le creature notturne dei boschi e dei
campi sono abituate a questi piccoli cortei, a volte un po' rumorosi,
con le loro piccole fiaccole che nell'immensità della notte sembrano
ancora più minuscoli, come sfilate di gnomi.
E camminando imparano.
Imparano a scoprire le bellezze che comunque ci sono nascoste intorno a
loro e che solo conoscendole, poi si sente il bisogno di difenderle;
imparano che, forse, se invece di chiuderti in casa per paura di quello
che c'è fuori, provi a conoscerlo puoi scoprire tante cose inaspettate,
e che il bosco non è un posto pieno di nemici.
Intanto alle poste
del villaggio è arrivata questa lettera, spedita da uno dei primi
lunatici, che non si è mai perso una passeggiata:
IO
SONO UN LUNATICO
Dire
che sono contento di aver partecipato a tutte le passeggiate notturne
dei Lunatici è dire poco; sarei più vicino alla realtà se confessassi
che la cosa mi rende euforico, e pazienza se chi legge penserà che sto
esagerando. In effetti non è facile spiegare a chi
non ha condiviso
questa esperienza singolare quali emozioni essa possa provocare e che
bizzarro senso di appartenenza si instauri all’interno di un gruppo di
persone che si ritrova per fare una cosa che in fin dei conti è
banalissima e allo stesso tempo assolutamente fuori dal normale :
camminare in aperta campagna sotto la Luna. Sono un
Lunatico della
prima ora, ho partecipato anche alle pionieristiche escursioni di
prova, quando si cercava di capire quale potesse essere il percorso
migliore da proporre al pubblico per la prima uscita
ufficiale. Prima
uscita che tra l’altro era stata fissata in una data difficile, a Luna
piena già passata da un pezzo, il che (come forse non tutti sanno)
significava una levata tardiva della Luna e di conseguenza, per noi, la
necessità di individuare con una certa precisione il punto e il momento
più indicati per presentarci all’appuntamento con la Regina della
Notte. Il problema era soprattutto quello di non
arrivare troppo
presto, e ci aiutarono a tirar tardi nel modo più piacevole le giovani
artiste della scuderia di Lorella Carisio, che tra le altre cose ci
regalarono un momento di autentica magia suonando il tema di Harry
Potter alla luce di fiaccole e lanterne. A parte un
ragazzino
ruzzolato in una tana di nutrie lungo il Canale (ma era un tipo tosto e
la prese bene), quella volta filò tutto a meraviglia, anche se il clima
incerto di fine estate aveva messo in forse fino all’ultimo momento la
manifestazione. A dire il vero, il rapporto dei
Lunatici con gli
agenti atmosferici è sempre stato un po’
problematico. Alla seconda
uscita, una bufera di vento scatenatasi nel pomeriggio ci aveva quasi
convinti a dare forfait, poi invece il vento cadde e andò di nuovo
tutto alla perfezione. La volta successiva il cielo
era coperto e non
prometteva nulla di buono, e ci beccammo persino una spruzzatina di
pioggia, poi le nubi si aprirono e fece la sua apparizione una Luna
(quasi) Piena strepitosa, mentre agli estremi opposti dell’orizzonte
impazzavano due furiosi temporali. Quella fu la
volta che perdemmo la
Tania, la cagnolina di due ragazzi che partecipavano alla
camminata.
Ritrovare un cane in aperta campagna, e per di più di notte, è
un’impresa, ma riuscimmo a rintracciare la povera Tania al Dosso dei
Conigli (lo so che sembra inventato ma è tutto vero) e la cosa ci gasò
parecchio, volenti o nolenti stavamo creando la mitologia dei
Lunatici. Perchè a far parte dei Lunatici – l’ho
detto e lo ribadisco
– ci si esalta un attimino, ed è comprensibile, giacchè entrano in
gioco emozioni forti ed imprevedibili. A fine
agosto, durante
l’ultima camminata, mentre un’arietta un po’ freschina ci carezzava la
testa e le spalle, salivano a tratti dal suolo, inattese e
sorprendenti, certe folate calde che si abbattevano come onde sulle
nostre gambe, una sensazione stimolante e mai provata, sotto un cielo
di una limpidezza rara in cui troneggiava una Mezza Luna abbagliante
che inondava dei meravigliosi colori della notte la campagna
tutt’intorno a noi. Vagando sotto la Luna c’è chi
si incanta nello
scoprire un paesaggio che non aveva neppure mai immaginato, e chi si
inquieta scoprendo dentro di sè paure che non sapeva di avere; chi
impara ad apprezzare il silenzio e chi, al contrario, non smette mai di
parlare, forse per esorcizzare chissà che cosa.
Camminando, i
gruppetti si formano e si disfano e la fila di lanterne dalle luci
tremolanti si allunga e si scompone per poi ricompattarsi nei punti
cruciali del cammino : un bivio, un ponte privo di spallette, un bosco
particolarmente oscuro. Oppure l’attraversamento di
una strada
trafficata, che è sempre una doccia fredda, il momento in cui ci si
rende conto di quanto si sia andati lontano senza esserci spostati più
di tanto dalle nostre case e dalle nostre vite di tutti i giorni.
Lino Maia |