ARTICOLO 1

 

I muri, i vagoni, le aree dismesse alla fine sono diventati da “non  luoghi della postmodernità” così come ce li racconta il sociologo francese Marc Augè, luoghi in cui i nostri giovani sperimentano  nuovi linguaggi.

Come i graffiti che lasciano sui muri delle nostre città, con tanto di tag, la firma, che li fa diventare famosi all’interno delle loro tribù pur rimanendo anonimi.

La chiamano aerosol art, cioè la cultura che si esprime attraverso l’uso di una bomboletta spray ma  non è solo scrittura. Graffiti e aerosol art sono intimamente connessi con la musica rap e la break dance.

Questa arte di strada che sembrava fino a ieri appannaggio unicamente delle grandi metropoli è ora arrivata anche nei nostri piccoli centri.

Ciò non stupisce, la metropoli  milanese si è diffusa, corre a sud, sposta famiglie, industrie, traffico, inquinamento e dunque anche linguaggi nuovi.

Sono soli imbrattatori, pensano in molti. In effetti da quando esistono i graffiti esiste il quesito se essi siano arte o solo vandalismo. Le scuole di pensiero si dividono: dalla parte di chi li criminalizza  ci sono le amministrazioni comunali, i proprietari di case e di negozi che si ritrovano muri e saracinesche colorate dallo spray, dalla parte degli estimatori c’è invece la stragrande maggioranza del ragazzi ai quali i graffiti non solo piacciono ma li considerano forme d’arte moderna  per abbellire città che altrimenti risulterebbero grigie e anonime. Ultimamente molti comuni hanno scelto la strada di aprire la porta ai graffitari, al posto di  pene e sanzioni per chi deturpa beni pubblici e privati, dando via libera agli stessi, organizzando manifestazioni e cedendo spazi per realizzare disegni. Anche da una nostra piccola indagine tra gli studenti mortaresi risulta un netto sì a favore dei murales considerati in alcuni casi dei veri e propri capolavori culturali. E infatti  proprio dinanzi al liceo fa bella mostra di se un murales che incute rispetto e ammirazione. Noi non abbiamo pregiudizi ci limitiamo ad osservare.

Come ogni città del mondo del resto anche Mortara ha vissuto le sue stagioni in cui le scritte  murali segnalavano bisogni, sogni, ansie, desideri, protesta.

Negli anni 70 avevano il sopravvento le scritte politiche. Ci ricordiamo le più belle. “Centrali si, ma del latte” legate alla battaglia antinucleare. “Dag no datrà ai partid, fa no al piral, vuta si” legati alle stagioni referendarie sui diritti civili. “… violentatori assassini” legato a fatti di cronaca locali che  avevano visto giovani della buona borghesia mortarese negli anni 70  violentare un ragazza  a Novara. “Sarà  una risata che vi seppellirà” legata al mondo della contestazione degli indiani metropolitani  che stavano irrompendo sulla scena italiana.

E ancora: “Abbraccia il tuo amore senza dimenticare il tuo fucile” legata alla militanza  più dura e “Dux, trix, tombola legata all’antifascismo militante” o infine “ Il padrone della Casazza è al mare a spendere i soldi dei nostri salari” legato allo scontro occupazionale.

Le scritte sui muri sono ora molto cambiate. Assumono forme nuove come appunto le forme dell’aerosol art.

 

Una cultura che nasce nel Bronx a New York alla fine degli anni 60 quando centinaia di nomi, di linee, aggrediscono muri pubblici e stazioni della metropolitana. Nell’estate del 1971 si assiste in tutta la metropoli ad una vera e propria esplosione di tags, il fenomeno diventa sociale e conquista la prima pagina  del New York Times.

A questo punto l’idea dei graffiti come arte viene accettata dal mondo della cultura ufficiale e finisce anche nelle più importanti gallerie d’America e d’Europa. In Italia ha il suo boom a partire dal 1995 con una grande schiera di stili e scuole diverse: c’è una scuola bolognese, una romana, una milanese. Ma la sua vita rimane principalmente sulla strada, laddove essa è nata e parallelamente nasce un linguaggio per addetti ai lavori oltremodo colorato e divertente.

 

L’aerosol art prevede infatti  ad esempio che i graffiti debbano essere disegnati esclusivamente con le bombolette spray, e si devono riconoscere immediatamente  proprio grazie ai colori lucidi e alle illeggibili scritte che ricompongono. Che sono in realtà  frasi e parole scritte con una particolare evoluzione  grafica delle lettere che le rende irriconoscibili. Con queste scritte i graffitisti scrivono di solito i nomi delle loro tag e dei loro gruppi ( in gergo “crew”) ma anche frasi di protesta ed auguri che però possono essere compresi solo da parte di chi si occupa di questo tipo di arte.

Ci ha detto un writer mortarese che naturalmente non vuole essere nominato: “Questa arte per me ha un fascino incredibile. Viviamo in un mondo assurdo in cui l’egoismo personale è arrivato a livelli assurdi, per me è bello raccontare con i colori una altra visione della vita”.

Intanto a Mortara sono nati almeno una ventina di questi muerales, di queste performances  artistiche, sparsi un po’ in tutti i quartieri della città. Che sia un segnale per chiedere una città più accogliente?

 

Adriano Arenghi

Il villaggio di Esteban

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ARTICOLO 2

 

Il fenomeno dei murales è da anni sotto gli occhi di tutti. Se da una parte c’è chi li riconosce come forma d’arte altri li subiscono invece come meri atti di vandalismo.

Il problema in effetti c’è . Chi in effetti sceglie di dipingere  arbitrariamente un muro - come nel caso dei murales – senza una preciso progetto e/o approvazione da parte dei proprietari dei beni immobili (enti privati ecc.) compie sicuramente una forzatura tramite un atto non legale contro un altro atto – invece legale- l’atto di edificare.

Ma partiamo dall’inizio o meglio perché nasce questa necessità di scrivere sui muri? Di certo non è un fenomeno prettamente moderno; a partire dalle prime forme di incisioni sulle caverne si arriva infatti ai giorni nostri passando per ogni periodo storico. Ne sono prova le moltissime chiese (unici spazi “pubblici” rimasti intatti per secoli)  italiane che riportano scritte di vario genere, ce ne sono molte in centro itali ma anche al nord. Le recenti opere di restauro, atte a ristabilire l’intonaco originario hanno riportato alla luce questi curiosi messaggi dei “vandali” del passato.

 

 

E’ certo invece  che solamente con la moderna bomboletta spray questa forma di comunicazione diventa così prorompente ed invadente. I colori vivaci e la dimensione sono una caratteristica certamente moderna che amplifica a dismisura un messaggio che altrimenti sarebbe visibile solamente per i più attenti.

Ma chiarito che non si tratta di un fenomeno prettamente se non nel tecnica è ora necessario capire perché è tanto in voga nelle nostre città “moderne”.

Di certo si tratta di una forma di comunicazione e molto probabilmente è una forma di comunicazione che vuole riempire spazi vuoti lasciati dal nostro modo di vivere.

Si, perché se un bel muro tinteggiato se è sinonimo di tranquillità e pulizia  per un occhio maturo e una mente tranquilla, è invece uno scandalo per un occhio giovante ed una mente che vuole gridare le passioni e le idee che sono proprie della gioventù.

 

 

Lo spazio vuoto di cui parlo non è ovviamente solo quello del muro di fronte case,è lo spazio vuoto di una piazza dove non c’è nessuno da incontrare, di una strada senza marciapiede difficile da percorrere per non parlare poi ad intere aree impercorribili (a meno di istinti suicidi).

Di fronte a questa vuoto ambientale che divine in breve tempo vuoto sociale e quindi: vuoto  culturale, la scritta sul muro ( che è una forma di comunicazione permanente) è la ovvia conseguenza  dei vuoti sociali imposti dal nostro modo di vivere e dai luoghi dove viviamo.

Viene  certamente in mente l’obiezione : “si ma perché questi giovani vengono a imbrattare  casa mia : che vadano a pitturarsi la loro casa!”.

 

 

E ora torniamo a ciò che dicevo all’inizio: di questo atto “vandalico” contro o perlomeno non in accordo con un altro atto legale: l’edificare.

Diamo pure per vero che chi imbratta un muro è un vandalo allora chi edifica in maniera selvaggia magari anche abbattendo delle belle villette d’epoca o spazi verdi per costruire abominevoli edifici come dovrebbe essere considerato?  Mentre il graffito è un atto che deturpa – se proprio non riusciamo a vederla come forma d’arte – un muro un brutto palazzo deturpa l’intera via se non la cittò intera. Si parla spesso di difesa del territorio e si pensa sempre alla ruralità delle campagne che vanno – giustamente- custodite. Ci si dimentica però che il territorio più importante per una persona è proprio il luogo dove vive: la casa e quindi la città.

Eppure gli scempi ambientali in questo senso sono sotto gli occhi di tutti e tutti a far la fila per accaparrarsi l’appartamento al miglior prezzo

I graffiti , in fondo, sono messaggi che vanno ascoltati; sono l’ultimo, estremo, grido di quella voglia di vivere in maniera umana che è tanto soffocata da case e vie che di fatto sono non-luoghi del vivere moderno.

 

Renato Invernizzi

Il villaggio di Esteban